Il presidente della Commissione consiliare Ambiente e consigliere comunale del Partito Sardo d’Azione, in un comunicato stampa, ribadisce la propria contrarietà all’impianto eolico previsto nell’area Ittiri–Villanova e solleva interrogativi sull’arrivo delle pale eoliche a Porto Torres e sulla presenza di sabbia silicea estratta in Sardegna e destinata a lasciare l’Isola.
ALGHERO. «Sono pronto a prendere una posizione politica seria, chiara e senza ambiguità contro la speculazione eolica e contro un modello di sviluppo che rischia di compromettere il futuro della Sardegna. La mia posizione è netta: sono contrario alla realizzazione dell’impianto eolico previsto nell’area Ittiri–Villanova. Difendere la nostra terra significa assumersi precise responsabilità politiche, senza inseguire convenienze o interessi particolari. La Sardegna non può diventare una piattaforma energetica al servizio di interessi esterni, senza garanzie concrete per le nostre comunità».
A dichiararlo è Christian Mulas, presidente della Commissione consiliare Ambiente e consigliere comunale del Partito Sardo d’Azione, che interviene in merito all’arrivo delle pale eoliche presso il porto industriale di Porto Torres e alle questioni legate alla loro destinazione.
«Pale eoliche sbarcate a Porto Torres e trasferite in un terreno privato: servono chiarezza e trasparenza»
«L’arrivo delle pale eoliche nel porto industriale di Porto Torres e il loro successivo trasferimento, secondo quanto segnalato, in un terreno privato appartenente a una azienda privata sarda rappresentano un fatto che merita attenzione e chiarimenti.
È necessario comprendere quale sia la destinazione di questi materiali, a quale progetto siano collegati e quali autorizzazioni regolino le operazioni effettuate. Non si tratta di formulare accuse, ma di porre domande legittime su una vicenda che riguarda il territorio, la programmazione energetica e gli interessi della Sardegna.
Quando arrivano infrastrutture destinate a trasformare il nostro paesaggio, i cittadini hanno diritto alla massima trasparenza. Vogliamo sapere quali siano gli interessi in gioco, quali accordi siano alla base di queste operazioni e quali ricadute concrete resteranno sul territorio.
La transizione energetica non può diventare una giustificazione per sottrarre le decisioni al confronto pubblico e al controllo democratico. Le comunità sarde devono essere informate e coinvolte nelle scelte che incidono sul loro futuro».
«Nello stesso terreno cumuli di sabbia silicea estratta dalla Sardegna e trasportata fuori dall’Isola: così rischiamo di perdere ricchezza»
Nello stesso terreno privato in cui, secondo quanto segnalato, sono state trasferite le pale eoliche, sono presenti cumuli di sabbia silicea estratta dalla nostra terra e destinata a lasciare la Sardegna. È un elemento che impone una riflessione seria sul modello economico e industriale che si sta consolidando nella nostra Isola.
Dalla Sardegna vengono prelevate risorse naturali che potrebbero generare lavoro, investimenti e sviluppo per le nostre comunità, ma il valore aggiunto rischia di essere prodotto altrove. Non possiamo limitarci a fornire materie prime e territorio, lasciando ad altri le opportunità economiche legate alla loro trasformazione industriale.
La sabbia silicea rappresenta una risorsa importante per diversi comparti produttivi, tra cui quello ceramico. La Sardegna dovrebbe puntare a valorizzare queste risorse attraverso una politica industriale capace di favorire la trasformazione delle materie prime direttamente nell’Isola, la nascita di nuove attività produttive e la creazione di occupazione qualificata.
Il distretto ceramico di Sassuolo, in Emilia-Romagna, dimostra quanto possa essere importante sviluppare una filiera industriale strutturata. La Sardegna deve chiedersi perché non riesca a trattenere una quota maggiore del valore economico derivante dalle proprie risorse.
Il problema non è soltanto l’estrazione o il trasporto di una materia prima. Il problema è capire quale beneficio rimanga alla nostra terra. Se le risorse vengono prelevate in Sardegna e la ricchezza prodotta dalle successive lavorazioni si consolida altrove, perdiamo opportunità di sviluppo, investimenti e posti di lavoro.
Non possiamo continuare a impoverire le opportunità economiche della Sardegna mentre le sue risorse vengono valorizzate fuori dall’Isola. Occorre sapere quali quantità di materiale vengono movimentate, quale sia la loro destinazione e quali benefici economici e occupazionali rimangano effettivamente sul territorio.
Difendere la Sardegna significa anche difendere la sua ricchezza, le sue risorse naturali e il diritto dei sardi a beneficiarne».
Prima di mettersi alla guida di una battaglia per la Sardegna, bisogna sapere chi sono i comandanti tuona il consigliere del PSd’Az.
Mulas richiama quindi il tema della coerenza politica e della responsabilità di chi si propone come difensore degli interessi dell’Isola.
Quando si sceglie di guidare una battaglia per il popolo sardo, bisogna sapere chi sono i comandanti, quali interessi rappresentano e dove intendono condurre questa battaglia. Il rischio è che, dietro le bandiere dell’autonomia e della difesa della Sardegna, si assumano decisioni che non rispondono ai bisogni dei nostri cittadini.
Non basta definirsi sardisti, autonomisti o difensori del territorio: occorre dimostrarlo attraverso le scelte, le azioni e la coerenza politica. La difesa della Sardegna non può diventare uno slogan da utilizzare quando conviene e da accantonare quando entrano in gioco interessi economici e politici.
Come amministratore e rappresentante del Partito Sardo d’Azione, ritengo necessario assumere una posizione politica autonoma e chiara rispetto alle scelte che riguardano il futuro dell’Isola. Non intendo lasciare spazio a equivoci o strumentalizzazioni: la mia contrarietà alla speculazione eolica e all’impianto previsto nell’area Ittiri–Villanova è chiara e non negoziabile».
Il richiamo di Mulas si rivolge anche alla Regione, chiamata a esercitare un ruolo attivo nella programmazione energetica e industriale.
La Regione non può sottrarsi alle proprie responsabilità. Le scelte energetiche e industriali devono essere governate nell’interesse collettivo, attraverso procedure trasparenti e un confronto reale con le comunità coinvolte.
Dobbiamo avere anche il coraggio di riconoscere gli errori politici commessi in passato. I cittadini hanno diritto di sapere quali impegni siano stati assunti, quali decisioni siano state prese e quali benefici siano realmente previsti per la Sardegna.
La fiducia dei sardi non è una cambiale in bianco e deve essere rispettata attraverso i fatti. Per questo chiediamo trasparenza sulle scelte energetiche, sulle operazioni industriali e sulla gestione delle risorse naturali del nostro territorio».
In conclusione, Mulas richiama il mondo sardista e le forze politiche che dichiarano di voler difendere gli interessi dell’Isola alla coerenza tra i principi dichiarati e le scelte concrete.
Il Partito Sardo d’Azione ha una storia legata all’autonomia, alla dignità del popolo sardo e alla tutela degli interessi della nostra terra. Sono questi i principi con cui dobbiamo misurare le nostre azioni, evitando ambiguità e compromessi che rischiano di svuotare di significato le nostre battaglie.
La Sardegna non può diventare una colonia energetica ed estrattiva, dalla quale si prelevano risorse e si occupa territorio senza garantire un ritorno adeguato alle comunità locali. La nostra Isola merita rispetto, investimenti, lavoro e la possibilità di decidere consapevolmente del proprio futuro.
La Sardegna non è in vendita. La sua ricchezza appartiene alla sua terra e il suo futuro deve essere deciso nell’interesse dei sardi», conclude il comunicato di Christian Mulas Presidente della Commissione consiliare Ambiente Consigliere comunale – Partito Sardo d’Azione








