Sabato 10 Ottobre, aggiornato alle 8:14

Sanità, scattano i rincari dei ticket: 50 centesimi in più sui prelievi e 1 euro sulle prime visite

Sanità, scattano i rincari dei ticket: 50 centesimi in più sui prelievi e 1 euro sulle prime visite

ROMA – Scattano i nuovi ritocchi per il tariffario della specialistica ambulatoriale del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). L’aggiornamento porta con sé una serie di micro-aumenti per le tasche dei cittadini non esenti: si va da un rincaro di 50 centesimi per il prelievo di sangue venoso (che sale da 3,80 a 4,30 euro) fino a 1 euro in più per le prime visite specialistiche ordinarie (neurologiche, ginecologiche, ortopediche e dermatologiche, la cui tariffa base passa da 25 a 26 euro o da 25,40 a 26,40 euro).

Dal Ministero della Salute invitano ad evitare allarmismi: i tecnici precisano che si tratta di una misura concordata e prevista da tempo (almeno due anni) per adeguare i rimborsi del SSN alle strutture sanitarie. Inoltre, il Ministero sottolinea la portata limitata del provvedimento: I pazienti esenti da ticket (per reddito, età o patologia) continueranno a non pagare alcuna quota. Le modifiche toccano circa 600 voci su oltre 4.000 presenti nel nomenclatore sanitario. Restano invariate le tariffe per le visite di controllo (a 17,90 euro) e per i principali esami ematochimici di routine come emocromo, glicemia e colesterolo.

Gli aumenti effettivi pagati dal cittadino potrebbero tradursi in esiti differenti sul territorio nazionale. Le Regioni godono infatti di un’ampia autonomia nella gestione dei tetti di spesa (in molte vige la soglia massima di 36,15 euro per ricetta) e nella disciplina dei superticket. L’auspicio degli analisti è che questo passaggio non vada ad accentuare i fattori di disuguaglianza e la frattura assistenziale tra Nord e Sud del Paese.

Le reazioni del mondo sindacale e sociale non si sono fatte attendere. Dalla CGIL arrivano toni fortemente critici: il sindacato sottolinea come sia “curioso” che, mentre sul fronte fiscale si annunciano e si sbandierano misure di favore (come le ipotesi di congelamento o revisione del bollo auto), contestualmente si ridefiniscano al rialzo le spese per i servizi essenziali.

Un balzello che rischia di gravare ulteriormente sui cittadini italiani, che già oggi si fondono su 46 miliardi di euro di spesa sanitaria erogata di tasca propria . Un peso insostenibile per la popolazione meno abbiente: si stima infatti che circa un decimo delle famiglie italiane sia costretto a rinunciare o rinviare le cure mediche per motivi economici, facendo scendere la spesa sanitaria pubblica vicina o al di sotto della soglia critica del 6% del PIL. Per queste ragioni, le organizzazioni sindacali stanno valutando ed evidenziando iniziative di mobilitazione e protesta contro quelli che definiscono «spot e promesse elettorali» a scapito della tutela della salute pubblica.


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