All’indomani della partita Fc Alghero- Badesi, persa dai locali per 2 a 0 alcune riflessioni sono d’obbligo. Riflessioni che attengono soprattutto alla classifica ai numeri e ai programmi che purtroppo , stando così le cose sono clamorosamente naufragati.
La Fc Alghero nelle ultime quattro partite, ha raccolto solo la miseria di un punto, esattamente in trasferta sul campo dell’Olmedo, con partita finita per 0 a 0. Poi sconfitte a Oschiri per 3 a 1, sconfitta casalinga contro il Campanedda per 1 a 0, sconfitta ieri per 2 a 0 contro il Badesi. Tutti scontri di grande valore ad alta quota.
Il girone di ritorno che doveva essere per la Fc Alghero, giocato da protagonista alla prova dei fatti è un vero cammino disarmante. Proprio alla “prima” del Girone di ritorno la Fc Alghero alla presentazione del match, chiedeva a tutti di serrare i ranghi, perché c’èra da lottare sino in fondo : “ Siamo in corsa per la lotta promozione e non ci tireremo indietro, aveva dichiarato(LEGGI). Dopo quella partita vinta per 3 a 1 per la Fc è stata una marcia all’indietro. Tre sconfitte che ibernano il cammino dei giallorossi e con esso frena in maniera decisa anche la rincorsa ipotizzata, più volte chiamata, mai materializzata. E sul banco degli imputati non sale il tecnico capace di fare scudo e difendere sempre i suoi giocatori, di sollecitarli al riscatto, ma la sterilità del suo attacco.
La squadra costruisce, fatica, confezione palle gol nitide, ma il tocco finale diventa un tabù. Troppa leziosità quando c’è da giocare di sostanza e centrare la porta e far gol. E la certificazione di un attacco poco incline a buttar dentro la palla, è scritto nei numeri. Solo 23 reti realizzate dopo 20 partite giocate che la collocano impietosamente fra i peggiori attacco del campionato, esattamente al quart’ultimo posto. Ecco che con questi presupposti saltano tutti programmi, vanno a farsi benedire i presupposti sui quali questa squadra era stata costruita: vincere. Le occasioni del primo tempo di ieri gridano vendetta.
E a far da contraltare ai numeri dell’attacco ci sono quelli della difesa. Fra le migliori del campionato con 23 reti subite, la collocano al quinto posto in assoluto. A dimostrazione che il pacchetto arretrato il suo compito lo svolge in pieno, concedendo poco, ma capitolando in frangenti dove lo scollamento parte dall’alto, in quella fase di interdizione, che spesso si molla, sbagliando. Perchè non si crederà a dirlo ma la prima fase difensiva avviene …nell’ attacco!
Ieri la disfatta della Fc Alghero è avvenuta al cospetto del proprio Presidente, che ha seguito la partita dalla gradinata, sentendo persino gli improperi irripetibili dei tifosi ospiti all’indirizzo del direttore di gara. Alessandrini ha toccato con mano l’imprevedibilità del calcio, quello della Prima categoria, che annovera squadre e giocatori di valore. E quel che si è visto con molta chiarezza è che di scontato non c’è niente, i progetti a tavolino sono sottoposti all’esame del campo, in maniera inappellabile.
Da ieri la Fc Alghero è relegato in un posto della classifica di anonimato assoluto, al nono posto della graduatoria, lontano dal posto che conta, 10 punti. Palesando una fragilità di tenuta, soprattutto mentale che non lascia presagire niente di buono. Quando si fatica, si suda e il gioco non si trasforma, la frustrazione di chi porta la croce può essere il peggior avversario da controllare. Non è concessa la minima sbavatura, la minima distrazione.
Il futuro per questa squadra ora è tutto in salita, e forse, è venuto meno persino l’entusiasmo che ha accompagnato l’entourage nella cavalcata di questi colori, che nel giro di due anni ha vinto e convinto sino ad approdare nel calcio che conta. La Fc Alghero voleva e vuole volare ancora, ma la realtà che si è materializzata, ha dimostrato che c’è bisogno di rodare la macchina, mettere insieme un mattone per volta, buttare le basi prima di spiccare il volo. Chiedere per credere al Campanedda da quanti anni lotta per vincere il campionato.
Ecco con questi presupposti la Fc Alghero deve ripartire, preparare il futuro, senza buttare l’esperienza maturata, anche a suon di cocenti delusioni.
L’unico dubbio, se fosse, riguarda l’entusiasmo che aveva travolto il suo patron Andrea Alessandrini, neofita avvicinatosi al calcio per caso e per scommessa, e attratto in maniera travolgente, abituato solo a vincere a mani basse, ora costretto a metabolizzare in fretta come un pomeriggio di una domenica soleggiata quasi primaverile, trasformi le espressioni dei volti, e l’umore di chi aveva immaginato epilogo e risultati diversi per la propria squadra del cuore. Questo è l’odiosamato calcio.








