Venerdì 16 Ottobre, aggiornato alle 23:20

Chiusura della Festa dell’Unità di Alghero: Alessandra Todde e Silvio Lai tracciano la rotta a metà mandato. Primarie? “A me non me ne frega un accidente, interessa l’unità della coalizione

Chiusura della Festa dell’Unità di Alghero: Alessandra Todde e Silvio Lai tracciano la rotta a metà mandato. Primarie? “A me non me ne frega un accidente, interessa l’unità della coalizione

ALGHERO – A due anni e mezzo dall’elezione che ha portato il campo progressista alla guida della Regione Sardegna, la Festa dell’Unità di Alghero diventa il teatro per un bilancio di metà mandato. Sul palco la Presidente della Regione, Alessandra Todde, e il Segretario regionale del PD, Silvio Lai, protagonisti di un confronto coordinato che ha toccato i temi nevralgici dell’isola: sanità, futuro economico, trasporti, scommesse scientifiche e la calda questione della sicurezza.

Spazzata via la spada di Damocle sulle questioni d’ineleggibilità, la giunta rivendica il lavoro svolto: «I risultati arrivano dal lavoro di squadra» esordisce Todde, citando la vertenza entrate (con il recupero di 1,3 miliardi), i 231 milioni sbloccati per l’acqua pubblica, la chiusura di procedure d’infrazione e lo sblocco di cantieri simbolo come la strada di Montepino.

Uno dei passaggi più accesi dell’intervento della Presidente riguarda la candidatura sarda per l’Einstein Telescope. «Sento parlare di ennesima servitù imposta alla Sardegna – incalza Todde – ma quale servitù può essere una comunità scientifica internazionale di migliaia di ricercatori che scelgono la nostra terra per farne un polo di innovazione globale? Questa non è una servitù, è l’opportunità di cambiare l’economia del centro dell’isola e connetterla al resto del mondo. La nostra sfida più grande deve essere un vero e proprio cambiamento culturale: la Sardegna non può chiudersi in se stessa.»

Sul fronte interno restano tuttavia pesanti criticità, a partire dall’isolamento delle comunità locali: «Finché i trasporti interni non garantiranno collegamenti decenti, la Sardegna non potrà dire di essere davvero coesa.»

Silvio Lai ha spostato la riflessione sul lungo periodo, delineando uno scenario demografico allarmante: «Entro il 2040 in Sardegna si supererà la soglia critica per cui i pensionati saranno più dei lavoratori, con dieci anni di anticipo rispetto al resto d’Italia.»

Il Segretario dem ha fotografato l’eredità ricevuta come «una casa distrutta e risorse sbloccate in ritardo», evidenziando come la legislatura in corso rappresenti uno snodo cruciale per l’autonomia finanziaria sarda: «Il 70% dell’IRPEF e il 90% dell’IVA finanziano il nostro bilancio regionale, garantendo una spesa pro-capite superiore alla nostra capacità produttiva. Per sostenere i servizi in futuro, dobbiamo incrementare la capacità dell’isola di creare ricchezza, superando la logica dei contributi a pioggia.» Lai ha sollecitato interventi strategici su agricoltura (oggi troppo sbilanciata sulla sola filiera del pecorino romano), industria e un turismo che va ripensato a lungo termine alla luce dei cambiamenti climatici e delle instabilità geopolitiche.

La sanità rimane il settore più critico nell’esperienza quotidiana dei cittadini sardi. Con circa 5 miliardi assorbiti dal bilancio regionale, i servizi resi alla popolazione continuano a evidenziare fortissime disuguaglianze e criticità operative.

Todde, che mantiene la delega alla Sanità, individua la soluzione in una riforma strutturale: «Non possiamo avere una sanità che corre a Cagliari o Sassari e rallenta altrove. Serve superare le logiche dell’ospedale ‘generalista’ plasmato dalle pressioni politiche locali e pianificare in base alle reali esigenze epidemiologiche del territorio.» La Presidente ha difeso la scelta di bloccare il ricorso ai medici gettonisti per ragioni etiche e gestionali, annunciando incentivi all’insediamento (fino a 20.000 euro) per attrarre e stabilizzare medici e infermieri da fuori isola.

Sulle liste d’attesa, Lai è intervenuto sottolineando le inefficienze della gestione informatica e l’urgente bisogno di rendere trasparenti le agende delle prestazioni pubbliche, richiamando inoltre la necessità di rafforzare la rete sociosanitaria per le non-autosufficienze.

Il dibattito ha raggiunto il picco di tensione istituzionale sul tema delle carceri e della concentrazione dei detenuti in regime di 41-bis nelle strutture sarde.

«Non è una battaglia Nimby (Not In My Back Yard) – ha puntualizzato Todde – la Sardegna ha sempre dimostrato responsabilità istituzionale. Il problema è l’arroganza di decisioni unilaterali.» La Governatrice ha contestato duramente l’orientamento del Ministero della Giustizia di concentrare nell’isola la metà dei detenuti in 41-bis di tutta Italia, destinando interamente tre strutture sarde su sei a livello nazionale: «Non c’è stata alcuna interlocuzione né programmazione. Ci scaricano addosso costi sanitari da decine di milioni senza alcuna copertura, trattandoci come comparse. Dopo aver inoltrato la richiesta di accesso agli atti, siamo pronti al ricorso al TAR e ad adire la Corte Costituzionale per violazione del principio di leale collaborazione.»

A fare eco alle parole della Presidente è stato Lai, ricordando i dati delle relazioni nazionali antimafia: «Sostenere che concentrare il 41-bis in una sola regione non produca rischi d’infiltrazione per il tessuto economico e sociale locale è smentito dai fatti. Prima della presenza massiccia del 41-bis a Bancali, la Sardegna non compariva nei report antimafia nazionali. Oggi sì. È una scelta rischiosa contro cui continueremo a batterci uniti.»

E la Todde a domanda specifica di cosa pensi delle “primarie” che da più parti si auspicano, risponde: «A me non me ne frega un accidente delle primarie», afferma senza mezze misure, rimarcando come l’unico dovere della classe dirigente sia giungere a un’intesa che salvaguardi l’unità della coalizione. Di questo ci occuperemmo in altro articolo dedicato


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