Venerdì 16 Ottobre, aggiornato alle 23:20

Alla festa dell’Unità ad Alghero Alessandra Todde su primarie: “A me non me ne frega un accidente, l’unico dovere è giungere a un’intesa che salvaguardi l’unità della coalizione”

Alla festa dell’Unità ad Alghero Alessandra Todde su primarie: “A me non me ne frega un accidente, l’unico dovere è giungere a un’intesa che salvaguardi l’unità della coalizione”

Ieri la chiusura della Festa dell’Unità del Pd Sardo, ha visto sul palco il Segretario Dem Silvio Lai e la Presidente della Regione Alessandra Todde. Domanda specifica del direttore della Nuova Sardegna, Giacomo Bedeschi, sul tema caldo delle “Primarie” nel Campo Largo.

Il discorso di Alessandra Todde riflette una visione fortemente pragmatica e orientata all’unità del campo progressista, fondata sull’esperienza del “modello Sardegna” che l’ha portata alla guida della Regione.

L’affondo «non me ne frega un accidente delle primarie» sintetizza il rifiuto dei tecnicismi di partito se questi diventano motivo di spaccatura. Il metodo (primarie o accordo politico) è secondario rispetto al risultato.

La priorità strategica è presentarsi agli elettori come un’alternativa coesa e credibile. Todde inquadra l’alleanza come un baluardo a difesa della Costituzione contro la destra di governo.

La frammentazione o il contenzioso interno alle primarie vengono letti come un regalo agli avversari politici («i Vannacci di turno»).

Il valore della coalizione risiede nella capacità dei leader di trovare un accordo politico condiviso su programma e valori, evitando di arrivare al voto con una comunità “dilaniata” o diffidente.

Todde frena sulle primarie: «Nessun vantaggio alla destra, conta solo la sintesi»

La presidente della Regione Sardegna detta la linea al campo largo: «Non mi importa dei meccanismi, l’essenziale è non arrivare alle elezioni come una comunità spaccata».

Nel dibattito sulla leadership della coalizione di centro-sinistra, Alessandra Todde sceglie la strada della concretezza politico-strategica. Con toni diretti e senza diplomazie di facciata, la governatrice sarda boccia l’idea che la scelta del candidato premier debba trasformarsi in una resa dei conti interna, mettendo in guardia i vertici del proprio campo dai rischi di un prolungato logoramento sulle regole d’ingaggio.

Per la Presidente, la priorità assoluta non è il contenitore organizzativo — siano esse primarie o consultazioni di piazza —, ma la capacità di costruire un’intesa profonda e condivisa. «A me non me ne frega un accidente delle primarie», afferma senza mezze misure, rimarcando come l’unico dovere della classe dirigente sia giungere a un’intesa che salvaguardi l’unità della coalizione. L’esperienza dell’opposizione parlamentare e della giunta regionale dimostra, secondo Todde, che il confronto e il dibattito vivace non devono intaccare la tenuta politica del progetto: avere idee diverse rappresenta una ricchezza, ma la sintesi finale non può mai essere messa in discussione.

Al centro della riflessione della governatrice c’è la funzione istituzionale e culturale dell’alleanza progressista, descritta come un presidio di «resistenza costituzionale» a tutela dei valori fondanti del Paese. In quest’ottica, i ritardi, le polemiche e i veti incrociati sul nome del leader finiscono per indebolire l’alternativa di governo, finendo per avvantaggiare la destra.

La credibilità di un progetto politico si costruisce mostrando compattezza e chiarezza di visione agli elettori. Arrivare all’appuntamento elettorale divisi o diffidenti comprometterebbe la fiducia della base. Per questo motivo, nei prossimi passaggi e nei colloqui con i vertici politici nazionale — a partire da Giuseppe Conte —, il messaggio dell’esponente pentastellata rimarrà identico: la priorità risiede nel presentarsi al voto come una comunità coesa, lasciando alle leadership la responsabilità di trovare la mediazione ideale per guidarla.


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