ALGHERO — Non è una questione di lana caprina, né una futile polemica estiva. È una semplice questione di matematica urbana e igiene pubblica. Ad Alghero, secondo i dati ufficiali dell’Amministrazione comunale, si contano circa 10.000 cani di proprietà regolarmente iscritti all’anagrafe canina, a cui si aggiunge la numerosa presenza di colonie feline riconosciute (e in via di riconoscimento). Una presenza d’affetto diffusa e amata, ma che porta con sé un’eredità quotidiana impossibile da ignorare.
Facciamo due calcoli. Un cane di taglia media (tra i 15 e i 25 kg) produce in media 200 grammi di deiezioni al giorno. Moltiplicato per i 10.000 esemplari censiti, il totale fa 2 tonnellate al giorno di rifiuti organici lasciati sulle vie della Riviera del Corallo. In un solo mese la cifra sale a 60 tonnellate, fino a raggiungere l’incredibile quota di 730 tonnellate all’anno.
La domanda che ogni cittadino dovrebbe porsi è semplice: che fine fa questa enorme quantità di rifiuti ogni giorno?
Ammettiamo che tutti i proprietari siano esemplari, dotati di sacchetto biodegradabile e senso civico. La prassi attuale vede questo rifiuto finire direttamente nei cestini stradali o nei cassonetti dell’indifferenziata, debitamente “mimetizzato” nei sacchetti di plastica. Ma è davvero la gestione corretta per oltre due tonnellate al giorno di rifiuti organici ad alto impatto igienico-sanitario?
Mentre il Comune promuove percorsi sul benessere animale e ricerca figure specializzate per redigere linee guida strategiche, l’aspetto gestionale pratico sembra rimanere in secondo piano. Far finta di non vedere la mole di questo fenomeno significa rimuovere una problematica che ha un impatto diretto sul decoro urbano, sui costi di smaltimento del secco indifferenziato e sulle tasche della collettività.
A questo si somma la piaga mai risolta dei comportamenti incivili: bastano pochi padroni poco scrupolosi per rendere marciapiedi e aree verdi invivibili, a dimostrazione di come manchi ancora la percezione reale della portata del problema.
Alghero necessita di una strategia chiara: servono contenitori dedicati, controlli mirati e una filiera di smaltimento idonea. Perché trattare due tonnellate quotidiane di deiezioni come un “dettaglio” invisibile non è più sostenibile per una città turistica e civile.








