EXPORT – L’export sardo frena in Medio Oriente, Germania e USA.
Conflitti e geopolitica danneggiano le vendite dei prodotti isolani
all’estero. Giacomo Meloni (Presidente Confartigianato Sardegna):
“Servono sostegni che consentano alle imprese di non arretrare sui
mercati esteri”.
I vari conflitti e la crescente instabilità politica internazionale
cominciano a lasciare un segno importante sulle esportazioni delle
imprese sarde nel Mondo, in particolare nel Medio Oriente, negli Usa e
in Germania.
Infatti, sono pesantemente negativi i risultati dell’analisi
sull’export manifatturiero delle piccole e medie imprese isolane che
ha effettuato l’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, su fonte
Istat, raffrontando l’ultimo trimestre 2025 con il primo del 2026.
Dallo studio emerge come le esportazioni manifatturiere dalla Sardegna
verso il Medio Oriente siano crollate del 35,5% con una media italiana
del -18,1%.
Situazione analoga per le vendite dall’Isola verso la Germania: la
frenata del manifatturiero è stata dell’11,5% contro una media
nazionale -4,4%. A livello nazionale cresce il Lazio con +31,9% e
chiude il Friuli con – 66,8%. Per l’Isola crollo anche delle vendite
delle piccole e medie imprese: -64,6%, dato peggiore in tutta Italia.
Negativo anche il totale export verso gli USA: la frenata registrata è
del -47,9%, contro una crescita nazionale del +1,7%. Crollano anche
delle vendite delle PMI sarde che subiscono una frenata del -29,7%.
“Questi numeri ci ricordano quanto le nostre imprese siano inserite in
filiere e mercati internazionali e quanto gli eventi mondiali possano
avere ricadute anche molto lontane dai teatri di guerra – afferma
Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – le
piccole imprese non possono essere lasciate sole di fronte alla
combinazione di calo della domanda, costi energetici e maggiore
incertezza”. “I dati ci dicono che per la Sardegna non siamo di fronte
a una semplice frenata congiunturale: la geopolitica sta entrando
direttamente nelle nostre filiere produttive – sottolinea Meloni – le
percentuali negative registrate confermano una situazione di forte
pressione, i cui effetti potrebbero protrarsi per anni”.
I comparti più colpiti a livello nazionale.
A subire le contrazioni più forti nel primo trimestre sono stati la
metallurgia (-45%), i macchinari (-32,9%), le altre industrie
manifatturiere (-30,5%), le apparecchiature elettriche (-25,9%), il
sistema pelle (-21%) e i mobili (-19,7%). Particolarmente critico il
bilancio con i paesi del Golfo, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita,
Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein, dove l’export manifatturiero regionale
ha segnato una contrazione del 34,3%. Gli Emirati Arabi Uniti, da
soli, registrano un -39,9%.
Il quadro nazionale e i settori in controtendenza
A livello nazionale, nei settori manifatturieri a maggiore presenza di
micro e piccole imprese, alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in
metallo, gioielleria e occhialeria, l’export verso il Medio Oriente
vale 7,7 miliardi di euro negli ultimi dodici mesi a giugno 2026. Nei
quattro mesi di guerra la flessione complessiva è del 17,3%. La crisi
colpisce soprattutto la moda (-33,7%), con pelletteria e prodotti in
pelle a -44,1%, mentre i mobili segnano -14,4% e l’alimentare -7,7%.
In controtendenza i prodotti in metallo, comparto ad ampia presenza di
imprese artigiane, che segnano un +2,3%.
“Il nostro tessuto imprenditoriale ha dimostrato più volte di saper
reagire alle difficoltà, ma ora servono condizioni che consentano
soprattutto alle micro e piccole imprese di non arretrare sui mercati
esteri – continua il Presidente di Confartigianato Sardegna –
diversificare non significa rinunciare ai mercati mediorientali, ma
rafforzare la capacità di presidiare più destinazioni, riducendo la
vulnerabilità alle crisi geopolitiche e creando nuove opportunità per
il Made in Sardegna”.
Meloni individua anche le ricadute operative della crisi: “La guerra
sta determinando maggiore incertezza negli scambi, aumento dei costi
di trasporto e assicurazione e difficoltà nella programmazione delle
consegne, con il rischio che gli effetti della frenata dell’export si
trasferiscano alla produzione e agli investimenti – conclude il
Presidente – la diversa reazione dei comparti dimostra quanto siano
importanti specializzazione, diversificazione e capacità di
adattamento. È quindi fondamentale rafforzare gli strumenti di
accompagnamento all’internazionalizzazione e sostenere la ricerca di
nuovi mercati”.







