Sabato 12 Settembre, aggiornato alle 19:27

Liberu: Dai Capodanno agli eventi estivi, il copione si ripete.BASTA ARTISTI SARDI AI MARGINI.

Liberu: Dai Capodanno agli eventi estivi, il copione si ripete.BASTA ARTISTI SARDI AI MARGINI.

Dai Capodanno agli eventi estivi, il copione si ripete.
BASTA ARTISTI SARDI AI MARGINI.

Liberu condivide la protesta di tanti artisti sardi nel denunciare una questione che non può più essere considerata marginale: come vengono utilizzate le risorse pubbliche destinate alla cultura, allo spettacolo e alla promozione turistica della Sardegna?

La Sardegna è oggi una delle principali destinazioni italiane per la musica dal vivo, nel bene o nel male. Da Olbia ad Alghero, da Cagliari a Sassari, dalla costa orientale all’Oristanese, dalla primavera all’autunno l’Isola ospita concerti, festival, rassegne e grandi eventi capaci di richiamare decine di migliaia di persone.

Una parte significativa di questi eventi viene sostenuta, direttamente o indirettamente, attraverso risorse pubbliche, quindi è legittimo interrogarsi sulla ricaduta di tali investimenti sulla filiera culturale e musicale sarda.

Come da Liberu già denunciato tempo fa (link al post nei commenti) per i concerti di capodanno, quasi una corsa fra comuni anche viciniori a chi invita l’artista più costoso con iniziative che pesano complessivamente e per una sola serata, milioni di euro del bilancio regionale, il solito copione si ripete anche d’estate.

Non per piangersi addosso, ma la Sardegna continua a spendere e sostenere cifre considerevoli come finanziamento ad agenzie o privati che organizzano eventi, festival musicali e non solo – perché il ragionamento vale anche per i festival letterari – ma gli artisti sardi continuano a restare quasi sempre ai margini.

Nonostante nel variegato e affollato ambiente culturale sardo sia ben facile trovare artisti di spessore, nelle nostre feste capita non troppo di rado – come da migliore tradizione e mentalità autocoloniale – di vedere sfilare nel ruolo di protagonisti personaggi di terz’ordine la cui maggiore “qualità” è appena quella di venire dal continente, talvolta acclamati come celebrità (e sempre ben pagati), che a volte sembrerebbero ingaggiati giusto per confermare il detto che nessuno è profeta in patria.

Per evitare fraintendimenti: Liberu non sostiene alcuna chiusura autarchica della cultura sarda.

La musica come la letteratura è per sua natura scambio, contaminazione, apertura internazionale. È legittimo investire anche nei “grandi nomi” ma il punto è un altro: quando vengono utilizzate risorse pubbliche sarde, anche la comunità artistica e professionale dell’Isola deve poter beneficiare di una parte concreta di quell’investimento.

Sempre più spesso, nei grandi cartelloni sostenuti da amministrazioni pubbliche gli artisti sardi risultano assenti o relegati come comparse all’apertura del concerto principale, alle fasce orarie meno attrattive o ai palchi secondari, anche quando si tratta di professionisti con lunghe attività alle spalle, discografia propria, pubblico consolidato. La questione non può essere lasciata esclusivamente alle scelte discrezionali dei singoli organizzatori.

Forse è arrivato il momento che la Regione Sardegna, insieme ad altri attori pubblici ed agli operatori culturali direttamente interessati, definisca il quadro normativo e politico necessario per costruire programmazioni culturali diffuse e continuative, capaci di coinvolgere artisti, musicisti, tecnici, organizzatori, locali, associazioni e imprese culturali sarde che faticano a trovare spazi, finanziamenti ed occasioni di lavoro.

Ben vengano dunque le prese di posizione come quelle degli artisti sardi, e anche Liberu si unisce al coro augurandoci che tutto ciò serva ad aprire dibattito pubblico, a creare consapevolezza E a svegliare chi, in Regione, dovrebbe occuparsi di queste cose di puro buonsenso prima ancora che ne nascano legittime proteste” chiude la nota di Liberu.-


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