“Atti interni e segnalazioni raccontano una realtà drammatica, molto diversa dalla comunicazione ufficiale. La stampa aiuti i cittadini a vedere ciò che le istituzioni continuano a non guardare.”
Nuoro, 28 luglio 2026- Continuano ad arrivarmi segnalazioni, foto e documenti sulla situazione della sanità nel territorio della ASL n. 3 di Nuoro.
Non pubblicherò atti che contengono nomi di pazienti, dati sanitari, riferimenti di operatori o comunicazioni riservate. Non è questo il punto.
Il punto è che quelle carte raccontano una realtà molto diversa dalla comunicazione ufficiale.
Al San Camillo di Sorgono emergono preoccupazioni gravi sui turni, sui carichi di lavoro, sui riposi, sul rischio clinico e sulla tenuta di servizi essenziali.
Al San Francesco di Nuoro si segnalano pazienti bloccati in reparto in attesa di struttura, degenze abnormi, sovraffollamento, posti letto indisponibili e pazienti acuti costretti a trovare spazio dove lo spazio non c’è più. In alcuni casi si parla di permanenze che arrivano fino a oltre 200 giorni! Non siamo davanti a un ritardo amministrativo: siamo davanti al fallimento del raccordo tra ospedale, territorio, strutture intermedie e sistema sociale (COT – Centrale Operativa Territoriale).
Questa non è più una crisi raccontata dall’esterno.
È una crisi scritta dentro gli atti del sistema.
Il 15 luglio ho trasmesso con PEC al Presidente della Provincia di Nuoro e, per conoscenza, al Sindaco del Comune capoluogo una richiesta formale, vista l’assenza dei rappresentanti politico/istituzionali, affinché si facessero parte attiva per promuovere la convocazione urgente della Conferenza territoriale sanitaria e socio-sanitaria della ASL 3.
Non era una richiesta polemica. Era il tentativo di riportare dentro una sede istituzionale competente la crisi del San Francesco, del San Camillo di Sorgono, dei distretti di Macomer e Siniscola, dei servizi territoriali, dei turni medici, infermieristici e OSS, dei presìdi fragili e dei cantieri finanziati dal PNRR.
Ad oggi nessun riscontro.
Nessuna assunzione visibile di responsabilità da parte delle istituzioni territoriali chiamate a rappresentare questo territorio.
L’unica istituzione che ha dato riscontro è stata la Prefettura di Nuoro. Lo Stato, almeno, ha risposto. Le istituzioni sarde autonomistiche, invece, tacciono o si nascondono dietro un silenzio assordante. Quelle regionali continuano a preferire la scena alla realtà, i comunicati agli atti, le telecamere ai reparti.
Davanti a pazienti bloccati per mesi, operatori allo stremo, Pronto Soccorso sotto pressione, presìdi fragili e turni che non reggono, la regia comunicativa della Regione ricorda, per arroganza e distanza dalla vita reale, la peggiore caricatura di corte: il popolo ha fame? Se non hanno pane, che mangino brioche!
Qui parliamo di salute, di anziani, di malati acuti, di famiglie, di operatori consumati, di cittadini che hanno diritto a sapere se il servizio pubblico è ancora in grado di curarli.
La comunicazione ufficiale può provare a raccontare una sanità sotto controllo, ma quando dagli ospedali arrivano atti che parlano di pazienti fermi per mesi, reparti sovraffollati, turni insostenibili, rischio clinico e servizi essenziali in bilico, il problema non è più chi denuncia.
Il problema è chi sapeva, da quando lo sapeva e cosa ha fatto.
Per questo rivolgo una richiesta chiara anche alla stampa sarda: non fermatevi ai comunicati ufficiali. Cercate gli atti, ascoltate gli operatori, verificate nei reparti, chiedete conto delle segnalazioni, pretendete numeri, date, turni, posti letto, risposte.
La crisi della sanità della Sardegna centrale non può essere raccontata soltanto attraverso la voce di chi governa. Deve emergere anche la voce di chi cura, di chi aspetta, di chi soffre, di chi denuncia e di chi, dentro il sistema, scrive ormai apertamente che il sistema non regge più.
Regione, ASL, Provincia, Comune capoluogo e rappresentanti del territorio devono sedersi nella sede competente, guardare gli atti, assumere decisioni e dire la verità ai cittadini.
Se non sono in grado….siano conseguenti,
Perché la salute non può essere difesa con i comunicati stampa.
E il silenzio, oggi, non è prudenza istituzionale.
È rinuncia al ruolo del territorio.
Roberto Capelli









