Silenzio bipartisan della politica mentre il Consorzio Commerciale sfida l’Ente Parco di Porto Conte. Il 29 luglio la decisione sulla sospensiva: in palio non c’è solo il Disciplinare 2026, ma il futuro delle attività turistiche e della tutela ambientale.
ALGHERO – Si viaggia a fari spenti e con estrema cautela. Di una vicenda che rischia di trasformarsi in un terremoto per l’economia e l’ambiente algherese si parla poco o nulla. La politica locale tace a 360 gradi: una convergenza bipartisan tra maggioranza e opposizione che preferisce restare a guardare, lasciando che siano l’Ente Parco e i suoi opponenti a sbrogliare una matassa sempre più intricata. Un corpo a corpo ad altissima tensione, disputato tuttavia davanti a pochissimi spettatori.
Al centro dello scontro c’è una battaglia in punta di diritto amministrativo contro il Parco Regionale di Porto Conte – Area Marina Protetta (AMP) “Capo Caccia – Isola Piana”. Un braccio di ferro legale destinato al suo primo, decisivo snodo il prossimo 29 luglio davanti al TAR Sardegna.
A muovere guerra all’Ente Parco è il Consorzio Commerciale del Porto di Alghero, rappresentato legalmente da Andrea Ambroggi. Il Consorzio — portavoce degli interessi economici delle imprese locali del trasporto passeggeri per le Grotte di Nettuno, delle escursioni, del noleggio e locazione di unità da diporto, dei centri diving e degli ormeggi — non punta a qualche minima modifica, ma punta direttamente al “colpo grosso”.
I ricorrenti chiedono infatti l’annullamento, previa sospensiva urgente, di una serie di atti chiave:
- Il Disciplinare attuativo 2026 dell’AMP, nella parte in cui introduce regimi autorizzatori generalizzati, numeri chiusi, criteri selettivi comparativi, obblighi sanzionatori e documentali per le attività nautiche e turistiche.
- Il Decreto n. 2 del 4 maggio 2026 del Presidente dell’Azienda Speciale Parco di Porto Conte, che ha approvato definitivamente il Disciplinare.
- Il Nulla Osta rilasciato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) il 30 aprile 2026.
- Tutti gli atti presupposti, compresi gli eventuali provvedimenti applicativi individuali (dinieghi, sospensioni, revoche).
Paradossalmente, il Disciplinare (LEGGI) contestato prevedeva un tetto massimo di 25 autorizzazioni per la locazione di unità da diporto (per un totale di 125 mezzi), mentre le istanze pervenute sarebbero state solo 99, ampiamente sotto la soglia programmata. Ma la contestazione va oltre i singoli numeri: investe l’intero impianto regolatorio, compresi i campi boe e la gestione dei flussi.
Se da un lato le imprese rivendicano maggiore libertà operativa, dall’altro la linea del ricorso porta con sé rischi sistemici che parrebbero non essere stati del tutto valutati.
La regolamentazione dell’accesso e delle concessioni all’interno dell’AMP è prevista fin dal Decreto Ministeriale istitutivo del 2002 (LEGGI). Qualora il TAR dovesse accogliere l’istanza cautelare di sospensiva presentata dal Consorzio, le lancette dell’orologio tornerebbero indietro di anni, con conseguenze potenzialmente devastanti per gli stessi operatori.
Le autorizzazioni già concesse per la stagione 2026 sono formalmente agganciate al Disciplinare impugnato. Se questo dovesse cadere, decadrebbero automaticamente anche tutti i titoli autorizzatori rilasciati finora per l’anno in corso.
Si ritornerebbe di colpo alla disciplina base del 2002, che vieta qualsiasi attività nell’AMP se non espressamente autorizzata dall’ente gestore. Il risultato? Un blocco totale e l’immediata sospensione di gran parte delle attività turistico-nautiche nel pieno della stagione estiva.
Ritenendo i motivi del ricorso del tutto infondati, l’Azienda Speciale Parco di Porto Conte ha già conferito incarico a un legale per resistere in giudizio e difendere la legittimità dei propri atti. Al fianco del Parco è atteso anche il Ministero dell’Ambiente, chiamato in causa per il nulla osta al Disciplinare 2026 concesso ad Aprile.
La partita si giocherà nella Camera di Consiglio del 29 luglio. L’Ente Parco punterà al rigetto della sospensiva per evitare un vuoto normativo che finirebbe per danneggiare l’intero ecosistema economico e ambientale algherese.
Ciò che sta emergendo negli ultimi mesi ad Alghero è una forma sottile, ma costante di opposizione verso la gestione dell’Area Marina Protetta. Una tensione che rischia di sfasciare quel delicato equilibrio faticosamente raggiunto negli ultimi anni, fatto di dialogo e apertura dell’Ente Parco nei confronti delle categorie produttive, compreso il comparto della piccola pesca tradizionale.
Ora la parola passa ai giudici amministrativi. Ma al di là dei cavilli di diritto, il quesito di fondo che risuona tra le banchine del porto di Alghero è uno solo: vince l’idea di un mare “libero” per la libera impresa, o quella di un mare protetto, regolato e tutelato per garantire la sopravvivenza stessa di un ecosistema unico e al tempo stesso fragile?










