ELEZIONI CONFARTIGIANATO SARDEGNA – Giacomo Meloni confermato
Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna. 60 anni, imprenditore
edile di Olbia continuerà a guidare le 7mila imprese, con 20mila
addetti, per i prossimi 2 anni. Eletto stamattina a Sennori (SS). In
Sardegna 34mila imprese artigiane con 64mila lavoratori e 3miliardi e
mezzo di valore aggiunto. Allarme per ricambio generazionale e
competitività: manca il personale e i giovani.
Giacomo Meloni, 60enne imprenditore edile di Olbia, è stato confermato
Presidente Regionale di Confartigianato Sardegna; continuerà a guidare
l’Associazione, con 7mila imprese e 20mila addetti, nel prossimo
biennio.
Lo hanno deciso i delegati artigiani, riuniti questa mattina a Sennori
(SS) durante l’Assemblea Regionale dell’Organizzazione Artigiana che
hanno riconfermato VicePresidente Vicario, Fabio Mereu, 47enne
imprenditore del trasporto persone di Cagliari, che verrà supportato
da altri 2 VicePresidenti: Elisa Sedda, imprenditrice della
riparazione degli elettrodomestici di Oristano, e Giuseppe Pireddu,
autoriparatore di Macomer. Della Giunta faranno parte, oltre a
Presidente e VicePresidenti, anche Norella Orrù e Salvatore Loi
(Cagliari-Sud Sardegna), Marina Manconi (Gallura), Giuseppe Tatti
(Nuoro), Antonio Matzutzi (Oristano), Marco Rau e Maria Amelia Lai
(Sassari).
Tra gli incarichi di Meloni da segnalare negli oltre 30 anni di
attività nell’Associazione Artigiana, la Presidenza di Confartigianato
Gallura, la Presidenza regionale degli imprenditori edili di
Confartigianato Sardegna, la Presidenza della Cassa Artigiana
dell’Edilizia oltre a essere componente della Giunta Nazionale di
Confartigianato Edilizia-ANAEPA.
“Continueremo a impegnarci senza sosta per valorizzare, sostenere,
proteggere e sviluppare questo prezioso patrimonio fatto di
tradizione, competenze, innovazione, talento, capacità, resilienza e
lavoro – ha dichiarato il rieletto Presidente di Confartigianato
Sardegna, Giacomo Meloni – un “tesoro” che le imprese artigiane e le
micro e piccole realtà ogni giorno mettono a disposizione dell’Isola,
dell’Italia e dell’Europa, contribuendo alla crescita economica, alla
competitività del sistema produttivo e al benessere della
collettività”. “E ciò continueremo a ribadirlo alla Politica e alle
Istituzioni – ha aggiunto – perché non chiediamo privilegi né misure
di semplicistico assistenzialismo, ma soltanto di poter operare nelle
condizioni migliori per continuare a generare occupazione e ricchezza.
Questa è sempre stata la nostra linea guida e continuerà a esserlo”.
“Con questa nostra visione e su questi temi principali continueremo
con un approccio chiaro, leale, propositivo, facendo da stimolo a chi
poi deve prendere le decisioni strategiche e scegliere dove
indirizzare le risorse e le attenzioni – ha proseguito Meloni – lo
faremo in tutte le occasioni possibili cercando momenti di dibattito e
di dialogo, indicando le migliori e più adeguate soluzioni,
presentando idee e progetti ambiziosi ma realizzabili”.
“Le imprese artigiane sarde sono cresciute come numeri e come
mentalità trasformandosi da entità piccole e disorganizzate in realtà
mature con competenze elevate e qualificate, che fanno della
conoscenza e dell’innovazione il loro modus operandi – ha continuato
il Presidente – i dati sardi confermano la tendenza alla crescita e al
cambiamento del comparto che, in ogni settore, è in grado di
padroneggiare le nuove tecniche digitali per il rinnovamento dei
processi produttivi”.
“Le imprese artigiane stanno contribuendo in maniera concreta e
tangibile alla crescita dell’economia e alla creazione di posti di
lavoro anche grazie alla Legge Regionale 949, la legge artigiana per
eccellenza – ha rimarcato Meloni – che negli ultimi 7 anni, grazie
all’accoglimento della Politica delle osservazioni e delle proposte di
Confartigianato Sardegna, ha messo a disposizione 150milioni di euro
attraverso i bandi, sempre andati esauriti in pochi minuti”. “Le
piccole realtà, quindi, possono essere viste come elementi di
debolezza per l’economia, ma è proprio da questi valori che traggono
la capacità di affrontare le sfide del futuro legate all’innovazione e
alla sostenibilità – ha concluso Meloni – per tutta la Sardegna le
imprese artigiane rappresentano un vero e proprio presidio economico e
sociale nei piccoli comuni, anche in quelli più periferici”.
Tra i tanti argomenti che il rieletto Presidente, insieme alla nuova
Giunta, continueranno ad affrontare nel prossimo biennio, ci saranno
il ricambio generazionale, la competitività e la forte attenzione al
mondo dei giovani imprenditori, che ha portato l’Associazione
artigiana sarda a costituire, per la prima volta in assoluto, il
Movimento dei Giovani Imprenditori Artigiani della Sardegna.
Dall’analisi presentata dal rieletto Presidente all’Assemblea, secondo
l’elaborazione Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna su dati
Istat, Movimprese, Ministeri e Anpal, emerge come in Sardegna le quasi
34mila realtà artigiane, il 20,3% di tutte le attività imprenditoriali
sarde, coinvolgano 64.055 lavoratori, pari al 19,5% dell’occupazione
complessiva. Le imprese artigiane a conduzione femminile sono 6.151,
quelle giovanili 2.570 e quelle straniere 1.745. Analizzando i
territori delle vecchie province, 12.433 imprese artigiane si trovano
a Cagliari con 14.143 addetti, 12.270 a Sassari-Gallura con 22.692
addetti, 6.767 a Nuoro con 9.562 addetti e 2.358 a Oristano con 5.812
addetti.
Il settore artigiano contribuisce in modo significativo all’economia
regionale, generando il 9,7% del valore aggiunto del territorio,
equivalente a 3miliardi e 366 milioni di euro (789milioni di euro a
Cagliari, 597 nel Sud Sardegna, 1.214 a Sassari-Gallura, 486 a Nuoro e
280 a Oristano), e il 2,4% di quello complessivo dell’artigianato
italiano. Di questi addetti, 32.705, ovvero il 51,1%, sono lavoratori
dipendenti.
Negli ultimi anni, l’artigianato e le micro e piccole imprese (MPI)
hanno registrato difficoltà più marcate rispetto ad altri comparti nel
reperire e trattenere personale. A fronte di 15.270 entrate
programmate da imprese artigiane, ben 8.440 risultano di difficile
reperimento, pari al 55,3% del totale previsto: un valore superiore di
9 punti percentuali rispetto alla media complessiva, che si attesta al
46,3%.
La crescente domanda di under 30 da parte delle imprese artigiane e
delle micro e piccole imprese sarde rappresenta una scelta sempre più
strategica, legata alla necessità di garantire innovazione, continuità
e competitività. Oltre il 50% delle figure richieste risulta di
difficile reperimento, in un contesto aggravato dalla transizione
demografica e dall’invecchiamento della forza lavoro. La difficoltà di
ricerca e i lunghi tempi di formazione rendono ancora più centrale il
loro inserimento. In questo quadro, gli under 30 diventano una risorsa
decisiva per la tenuta e lo sviluppo del sistema produttivo. Tale
problematicità non riguarda solo l’ingresso, ma anche la permanenza
delle risorse in azienda, un aspetto particolarmente critico se si
considera che la formazione dei neoassunti richiede tempi lunghi:
mediamente, una micro o piccola impresa impiega oltre un anno per
rendere pienamente operative le nuove risorse. Queste criticità,
legate sia alla ricerca sia alla fidelizzazione del personale, stanno
incidendo direttamente sulle strategie aziendali: molte MPI e imprese
artigiane hanno infatti trattenuto il personale anche in presenza di
un calo della produzione, evidenziando come la carenza di manodopera
rappresenti oggi un vincolo strutturale per il settore.
A queste difficoltà trova spiegazione anche nella transizione
demografica in atto, caratterizzata da un marcato invecchiamento della
popolazione (+17,7% di over 65 nei prossimi 25 anni) e da una
contestuale riduzione della componente giovanile (-35,1% di under 35).
In questo contesto, i giovani diventano una risorsa sempre più scarsa
per il mercato del lavoro: in Sardegna, su 3.660 figure under 30
ricercate dalle imprese artigiane, il 56,6%, pari a 2.070 unità,
risulta di difficile reperimento.
Il settore artigiano risente in modo particolarmente accentuato di
questa dinamica. Negli ultimi dieci anni (2015-2024), il numero di
autonomi e lavoratori indipendenti artigiani ha evidenziato un marcato
processo di invecchiamento: la componente senior over 55 è cresciuta
del 34,4%, mentre quella degli under 35 si è ridotta del 54,4%.
Un’evoluzione analoga si osserva anche tra i lavoratori dipendenti
(dell’artigianato e non), dove la crescita della componente più
anziana procede a un ritmo nettamente superiore rispetto a quella dei
giovani: nel decennio 2014-2024, i dipendenti over 55 sono aumentati
del 119,2%, un valore quattro volte superiore rispetto al +28,3%
registrato tra gli under 35.
In questo contesto emerge con forza, soprattutto nell’artigianato e
nelle micro e piccole imprese, la necessità di garantire continuità e
futuro alle attività produttive attraverso l’inserimento di un
adeguato numero di giovani. Tale esigenza si riflette in un
progressivo aumento del peso della domanda di lavoro rivolta
specificamente agli under 30. Nel 2025, gli ingressi programmati
dalle imprese artigiane sarde di giovani fino ai 29 anni rappresentano
il 23,9% del totale delle entrate previste, in crescita di 7,7 punti
percentuali rispetto al 16,3% registrato nel 2021. Si tratta di un
incremento più sostenuto rispetto a quello osservato nel complesso del
mercato del lavoro, dove la quota di ingressi giovanili si attesta al
23,5%: un valore sostanzialmente allineato a quello dell’artigianato,
ma in aumento di soli 0,2 punti percentuali rispetto al 2021.
La crescente incidenza della domanda di giovani da parte delle imprese
artigiane e delle micro e piccole realtà produttive trova una duplice
spiegazione. Da un lato, il settore è sempre più esposto alla
necessità di gestire il ricambio generazionale, sia a livello
imprenditoriale sia tra i lavoratori. Ciò rende indispensabile porre
fin da ora le basi per garantire la continuità delle attività nel
prossimo futuro.
Dall’altro lato, per rimanere competitive, le imprese sono chiamate a
coniugare tradizione e innovazione. In questo processo, le giovani
generazioni, spesso native digitali, assumono un ruolo strategico,
grazie alla maggiore familiarità con le tecnologie e alla capacità di
utilizzare con flessibilità strumenti digitali, integrandoli con il
know-how già presente in azienda, tipicamente detenuto dai lavoratori
senior e dall’imprenditore che giuda l’impresa.
In questo scenario, la domanda di giovani under 30 da parte delle MPI
sarde si concentra in particolare su questi profili1: muratori in
pietra, mattoni, refrattari, elettricisti nelle costruzioni civili,
acconciatori, meccanici artigianali, riparatori e manutentori di
automobili, conduttori di mezzi pesanti e camion, estetisti e
truccatori, installatori e riparatori di apparati elettrici ed
elettromeccanici, autisti taxi, conduttori automobili, furgoni, altri
veicoli trasporto persone e panettieri e pastai artigianali.
In tale situazione, le imprese che hanno inserito giovani in azienda
riconoscono questa scelta come una delle più strategiche per il
proprio sviluppo. L’ingresso di nuove generazioni si colloca allo
stesso livello degli investimenti in tecnologia, dei processi di
innovazione e della formazione del personale, configurandosi come una
leva decisiva per la competitività.
Attrarre e integrare giovani non è quindi solo una risposta alla
carenza di manodopera, ma una condizione imprescindibile per garantire
continuità, accelerare l’innovazione e sostenere il futuro
dell’artigianato e delle micro e piccole imprese. Senza un adeguato
ricambio generazionale, il rischio non è solo rallentare la crescita,
ma compromettere la tenuta stessa del sistema produttivo.









