Mercoledì 12 Agosto, aggiornato alle 10:51

Il Co.Mi.Pa., Il Comitato Misto Paritetico per le servitu’ militari della Sardegna, ha bocciato il calendario delle esercitazioni militari a fuoco nei poligoni della Sardegna previste per il secondo semestre

Il Co.Mi.Pa., Il Comitato Misto Paritetico per le servitu’ militari della  Sardegna, ha bocciato il calendario delle esercitazioni militari a  fuoco nei poligoni della Sardegna previste per il secondo semestre

“Il “Comitato Paritetico sulle Servitù Militari”, nella riunione tenutasi a Cagliari il 30 Giugno

2026 presso la sede del Comando Militare dell’Esercito convocata per l’esame e l’eventuale

approvazione delle esercitazioni a fuoco nei poligoni della Sardegna per il secondo

semestre 2026, a larga maggioranza ha deciso di non approvare le attività proposte dai

Comandi militari.

Nella riunione del Co.Mi.Pa della Sardegna i componenti civili di nomina regionale,

esercitando le loro prerogative previste dalla legge – per la prima volta in questa legislatura

e per la seconda volta negli ultimi sette anni – hanno dunque bocciato a larga maggioranza

il calendario delle esercitazioni militari a fuoco previste per il secondo semestre del 2026.

Le motivazioni sono molteplici e attengono principalmente alla poca chiarezza e trasparenza

e alla totale assenza di informazioni sull’utilizzo che di uno dei poligoni faranno delle non

meglio identificate “Ditte” e cioè imprese private del settore militare e della produzione di

armamenti che affitteranno il poligono per fare ricerca, testare o presentare a potenziali

acquirenti le loro produzioni belliche.

Motivazioni dunque, quelle che hanno spinto il Co.Mi.Pa. a non approvare il calendario delle

esercitazioni proposto, strettamente legate all’utilizzo dei poligoni tanto che dei quattro

poligoni per i quali veniva proposto il calendario – Capo Teulada, Capo Frasca, Salto di

Quirra e S’Ena Ruggia – solo relativamente a quest’ultimo il calendario è stato approvato

all’unanimità mentre è stato bocciato a maggioranza per gli altri siti.

Oltre a ciò, la decisione è maturata in coerenza con le ragioni già rappresentate nel corso

della riunione del 30 giugno e con la necessità, sempre più urgente, di ristabilire un

confronto serio e trasparente tra istituzioni civili e amministrazione della Difesa.

In particolare, il Comitato rileva che:

– la massiccia presenza di demanio militare nel nostro territorio impatta in modo rilevante

le economie e la qualità di vita delle comunità locali, con effetti diretti sullo sviluppo e sulla

fruizione del territorio;

– le azioni finalizzate a “armonizzare” la presenza militare e richiedono interventi immediati

e risolutivi, non più rinviabili, soprattutto in relazione alle caratterizzazioni dei siti inquinati a

seguito dell’utilizzo militare e le conseguenti bonifiche, sempre promesse e mai iniziate,

che non possono essere posticipate indefinitamente;

– alla luce dell’attuale quadro internazionale, la Sardegna non può continuare a sostenere

un peso sproporzionato derivante da ritardi e mancate risposte, con conseguenze

concrete sullo sviluppo e sulle opportunità di crescita dei territori interessati.

Esiste, inoltre, l’esigenza che ogni programmazione venga accompagnata da

un confronto effettivo, fondato su informazioni e risposte puntuali, tempi certi e

responsabilità definite. Il Comitato ribadisce che non può considerarsi “armonizzazione” un

processo che si traduce in comunicazioni insufficienti o in riscontri arrivati con modalità e

tempi non coerenti con le richieste formulate dai componenti civili.

Per questo, il Comitato ritiene che sia necessario avviare un vero dibattito politico e

istituzionale finalizzato alla riduzione e alla riorganizzazione della presenza militare

nell’Isola, attraverso scelte programmatiche misurabili e verificabili.

A tal fine, sarebbe opportuno che si promuovesse un “Convegno Regionale”

specificamente dedicato alle “Servitù Militari” con la partecipazione delle istituzioni

competenti, delle rappresentanze territoriali e della Difesa, al fine di costruire un percorso

condiviso e sostenibile per il futuro della Sardegna.

I componenti del Comitato sottolineano che, in assenza di risposte complete e di un piano

credibile, non sarà possibile considerare superato il confronto: il parere negativo espresso

oggi è un segnale politico chiaro, volto a tutelare le comunità locali e a garantire

l’applicazione concreta degli impegni attesi”, chiude la nota stampa.


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