Mercoledì 12 Agosto, aggiornato alle 16:53

L’economia delle due ruote gira anche in Sardegna: 87 imprese, oltre 250 addetti e circa 30mila persone che usano la bici quotidianamente

L’economia delle due ruote gira anche in Sardegna: 87 imprese, oltre 250 addetti e circa 30mila persone che usano la bici quotidianamente

BICICLETTE – L’economia delle due ruote gira anche in Sardegna: 87
imprese, oltre 250 addetti e circa 30mila persone che usano la bici
quotidianamente. Una artigiana di Cagliari relatrice alla Conferenza
Mondiale sulla ciclabilità. Giacomo Meloni (Presidente Confartigianato
Sardegna): “Un comparto capace di adattarsi e rispondere a nuovi
bisogni, per offrire una nuova immagine del turismo e offrire lavoro a
tante piccole e medie aziende dell’Isola”.

La crisi energetica, amplificata dal persistere della guerra in
Ucraina e dal conflitto in Iran, che incide sui prezzi dei carburanti
e sui costi dei servizi di trasporto, non ferma le due ruote che in
Sardegna girano e fanno crescere le 87 imprese sarde, di cui 32
artigiane, con oltre 250 dipendenti, che operano in un comparto,
quello della produzione e manutenzione delle biciclette; la
transizione green, infatti, sta modificando i modelli di mobilità,
favorendo l’uso di mezzi più sostenibili. Quattro anni fa il totale
delle imprese non superava le 31 realtà mentre 2 anni fa si fermava a
82. Adesso, a livello territoriale, 33 imprese (di cui 16 artigiane)
si trovano nella vecchia provincia di Cagliari, 29 a Sassari-Gallura
(di cui 9 artigiane), 19 a Nuoro (3 artigiane) e 6 a Oristano (4
artigiane).

E’ questo, in sintesi, ciò che è emerso dal “Rapporto sulle imprese
della bicicletta in Sardegna”, dossier sull’economia delle due ruote
realizzato dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, e
presentato dall’artigiana di Cagliari Kety Piras, titolare
dell’officina meccanica “Cycle Hub” a Pirri, durante i lavori del
“Velo City Conference”, Summit mondiale della ciclabilità, svoltosi a
Rimini tra il 16 e 19 giugno.

Nel 2025, infatti, la bike economy italiana ha superato dell’8,8% il
corrispondente periodo del 2022, confermandosi come uno dei comparti
più interessanti e in espansione della manifattura e dell’artigianato.
Una passione, quella per le due ruote, che contribuisce allo sviluppo
di un sistema che coinvolge, direttamente e indirettamente, artigiani,
commercianti, imprese di costruzione, lavori pubblici e turismo.
Infatti, la crescita generalizzata del settore ha premiato anche la
Sardegna, regione nella quale operano realtà che si occupano di
fabbricazione, montaggio, vendita, manutenzione e noleggio di
biciclette. Nell’Isola, 30mila persone ogni giorno si recano al
lavoro, a scuola o all’università in bicicletta.

“I dati ci consentono di affermare che quello della bicicletta è un
comparto capace di adattarsi e rispondere ai nuovi bisogni emersi –
afferma Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Sardegna – un
crescendo di economie che interessa non solo la produzione ma anche la
svolta verso la mobilità attiva che abbraccia i temi ambientali,
turistici, della salute e del benessere”. “Siamo sulla buona strada
anche se c’è ancora tanto da fare perché i numeri dimostrano che i
margini di miglioramento, per la realizzazione di infrastrutture e per
la nascita di nuove imprese, sono ampi – aggiunge Meloni – da alcuni
anni a questa parte notiamo, con favore che, sia la Regione che i
Comuni, hanno deciso di investire sulla mobilità sostenibile. Questo è
un importante segnale di attenzione verso tutto il settore e verso una
economia non più secondaria”.

Gli ultimi rapporti sul cicloturismo, infatti, ci restituiscono
l’identikit di un cicloturista che dal viaggio su due ruote ricerca
anche la scoperta di prelibatezze enogastronomiche e che non rinuncia
allo shopping, acquistando quindi anche artigianato locale (quale
“ricordo” della vacanza).

“Portare questi dati alla Velo-city Conference è stato importante
perché dimostrano che la bicicletta non è soltanto un mezzo di
trasporto o uno strumento per il tempo libero, ma un vero motore
economico, sociale e urbano – sottolinea Kety Piras, artigiana
titolare di Cycle Hub a Pirri e relatrice al summit mondiale della
ciclabilità di Rimini – nel mio intervento, intitolato “Repairing a
Bike, Healing the City”, ho voluto mostrare come la riparazione
artigianale di una bicicletta generi benefici che vanno ben oltre
l’officina: riduce gli sprechi, prolunga la vita dei mezzi, rende la
mobilità più accessibile, crea lavoro locale qualificato e rafforza le
relazioni di comunità. I numeri della Sardegna confermano che
investire nella cultura della manutenzione significa investire nella
salute economica e sociale delle nostre città”. “Ogni bicicletta
recuperata e rimessa in strada rappresenta una scelta concreta di
sostenibilità – aggiunge – questo credo che le officine artigiane
debbano essere considerate una vera infrastruttura di prossimità, al
pari di altri servizi essenziali per la vita urbana. Se vogliamo città
più vivibili, resilienti dobbiamo partire anche dal riconoscimento
della professione e da qui: dalla cura quotidiana delle biciclette e
delle persone che le utilizzano”.

Per Confartigianato Sardegna, incrementare gli investimenti in questo
settore ha numerosi impatti: significa far crescere il turismo ma
anche sostenere il settore delle costruzioni stradali, l’artigianato
della produzione e riparazione di biciclette, oltre al commercio. Ogni
cicloturista, infatti, spende 130 euro al giorno rispetto ai 70 di chi
si reca al mare. Inoltre, per realizzare un chilometro di pista
occorrono circa 200mila euro.

Secondo l’Organizzazione Artigiana, artigianato e turismo sono e
saranno sempre più un binomio vincente, su cui investire; “la
Sardegna, con le sue splendide piste ciclabili, un ampio ventaglio di
proposte turistiche culturali, che va dalle città principali ai
piccoli paesi, passando per mare, montagna, collina e anche per i
piccoli laghi, con una importante tradizione enogastronomica e ad
artigianale e, non da ultima, una crescente specializzazione nel
settore della bicicletta, non può che non guardare con interesse a
questa nuova “categoria” di turisti”.

L’ANALISI NAZIONALE.

L’eccellenza della filiera italiana della bicicletta: tra artigianato,
export e boom del cicloturismo

L’industria italiana della bicicletta si conferma un pilastro
fondamentale dell’economia nazionale, caratterizzata da una profonda
vocazione artigiana e da una rilevante proiezione sui mercati
internazionali. Al termine del 2024, la filiera conta 3.361 imprese
registrate, delle quali il 58,0% (1.948 aziende) appartiene al
comparto artigiano. Questa rete produttiva impiega complessivamente
3.276 addetti nelle sole imprese artigiane, rappresentando il 40,1%
della forza lavoro totale del settore. Il fatturato complessivo ha
raggiunto i 1.311 milioni di euro, alimentato per l’83,7% dalle
attività di produzione, con una crescita del 7,4% registrata nell’arco
degli ultimi cinque anni.

Sul fronte degli scambi commerciali, l’Italia consolida la propria
posizione come terzo esportatore europeo. A novembre 2025, il valore
dell’export ha superato la soglia simbolica del miliardo di euro
(1.009 milioni di euro), segnando una crescita del 4,3% su base annua,
un ritmo superiore alla media dell’export totale nazionale (+3,1%).
Rispetto al periodo pre-pandemico (2019), l’incremento delle vendite
all’estero è stato eccezionale, pari al +49,2%. La bilancia
commerciale del settore “Biciclette e veicoli per invalidi” evidenzia
un saldo positivo di 146 milioni di euro, con Francia (194 mln €),
Germania (166 milioni) e Spagna (104 milioni) nel ruolo di principali
mercati di sbocco. L’export è trainato per il 53,2% dalla
componentistica (537 milioni), a conferma del ruolo chiave dell’Italia
nella fornitura di parti di alta qualità, seguita da biciclette finite
ed e-bike (46,8%).

Nonostante una congiuntura produttiva globale complessa, che ha
portato a una flessione del -4,9% nel 2025 (comunque più contenuta
rispetto alla drastica contrazione dell’Eurozona), il Paese continua a
investire nelle infrastrutture. Nel 2023 si contano 5.759 km di piste
ciclabili nei capoluoghi di provincia, con un incremento del 27,4% in
cinque anni. Parallelamente, la mobilità condivisa si attesta su circa
86mila mezzi tra biciclette e monopattini, con una forte
concentrazione nel Nord-Ovest.

Un fattore determinante per la resilienza e la crescita futura è il
cicloturismo. Le stime per il 2024 indicano 89 milioni di presenze,
pari al 10,1% del totale dei flussi turistici in Italia. L’impatto
economico è straordinario: la spesa generata ha raggiunto i 9,8
miliardi di euro (9% della spesa turistica totale), risultando più che
raddoppiata (+110,1%) rispetto ai livelli del 2019. La sfida per il
settore rimane l’integrazione capillare tra infrastrutture ciclabili e
offerta turistica, come dimostrano i capoluoghi ad alta densità di
piste che trainano il tasso di turisticità nazionale.

Guardando alla rete ciclabile della Sardegna nel suo complesso (oltre
3mila km, 70 itinerari da Nord a Sud dell’Isola), per la realizzazione
dell’infrastruttura sono state utilizzate numerose linee di
finanziamento per un importo complessivo consistente, soprattutto dal
PNRR, per la ciclovia regionale e la mobilità ciclistica urbana.

E questo fa bene anche all’economia. Esiste infatti una stretta
correlazione tra specializzazione nella filiera della bicicletta ed
elevata vocazione turistica. L’uso della bicicletta si coniuga
perfettamente con il turismo.

Non soltanto sport e tempo libero: la bicicletta sta diventando il
mezzo di trasporto preferito per recarsi a scuola e al lavoro.

Dal rapporto di Confartigianato emerge, infatti, che sono 1.193.000
gli italiani che la utilizzano per questi scopi, con un aumento del
2,1% in 5 anni. In Sardegna la due ruote è usata da 6 abitanti ogni
1.000. A pedalare di più per gli spostamenti casa-lavoro-scuola sono
gli abitanti di Bolzano (61 persone ogni 1.000 abitanti), seguiti da
Emilia-Romagna (49 su 1.000) e Veneto (45 su 1.000).

Secondo i dati più recenti. a favorire l’utilizzo della bici è stato
anche l’aumento delle piste ciclabili e del bike sharing. Nel 2017 la
lunghezza delle prime, nei comuni capoluogo di provincia o città
metropolitane, è di 4.541 km, 177 km in più in un anno. In Sardegna,
quelle urbane sono cresciute di 7,6 chilometri a Sassari e di 6 a
Cagliari. Quanto al bike sharing, nel 2017 il servizio è attivo in 55
comuni capoluogo, pari al 50,5% del totale, ed è più che raddoppiata
la disponibilità di bici, salita da 5,7 ogni 10 mila abitanti nel 2016
a 13,9 nel 2017 (+8,2). Le biciclette disponibili sono passate da
10.261 nel 2016 a 25.127 nel 2017, con un aumento di 14.866 unità
(+144,9%). In Sardegna il servizio è attivo a Cagliari, Sassari,
Alghero e Carbonia.

L’uso della bicicletta, inoltre, è stato favorito anche dalla
diffusione delle biciclette elettriche, che permettono di coprire con
minore sforzo distanze maggiori e di raggiungere anche le zone meno
pianeggianti delle città, e delle biciclette pieghevoli, che
contribuiscono comunque a ridurre l’inquinamento urbano e a migliorare
gli spostamenti dei lavoratori che le utilizzano in alternativa ai
mezzi privati per raggiungere le fermate del trasporto pubblico.

“Per tutto questo – conclude Meloni – serve, però un’azione congiunta
tra Istituzioni locali e organizzazioni di categoria per sviluppare
una offerta integrata in grado di accrescere ulteriormente il circolo
virtuoso già attivato dal turismo tradizionale, portando dunque
effetti positivi anche migliaia di imprese artigiane potenzialmente
coinvolte dalla domanda turistica”.


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