ALGHERO – Una scossa bipartisan per risvegliare la politica locale e ricucire lo strappo dentro l’aula e con la città. Ha raccolto applausi trasversali l’intervento di Gabriella Esposito nell’aula del Consiglio comunale di Alghero. Un discorso di rara lucidità che ha messo a nudo i limiti dell’attuale dibattito pubblico.
Il discorso di Gabriella Esposito è diventato una vera e propria lezione di metodo democratico quando ha toccato il tema della preparazione e del rispetto dei ruoli tra Consiglio e Giunta. I social, definiti uno “strumento fenomenale”, non possono diventare il luogo in cui si delelegittimano le istituzioni o si consumano rese dei conti interne, specialmente per chi siede tra i banchi della maggioranza.
«La politica non si improvvisa — ha scandito con forza — richiede studio, approfondimento e capacità di confronto. Ma richiede anche la capacità di saper interpretare realmente il ruolo che si ricopre». La capo gruppo del Pd ha poi richiamato l’aula al rispetto dei ruoli e alla preparazione istituzionale, ricordando che i consiglieri – specie di maggioranza – hanno canali diretti “H24” per confrontarsi con la Giunta, senza bisogno di alimentare teatrini virtuali. La politica non si improvvisa, richiede studio, approfondimento e senso delle istituzioni. Dobbiamo recuperare il Manifesto delle parole non ostili», ha affermato guardandosi la collega Giusy Piccone
La parte più incisiva dell’intervento ha riguardato il ritorno all’agenda reale della città. I cittadini da Alghero si aspettano serietà e “amore per le istituzioni”, non «chiacchiere dentro e fuori dai bar o nelle piazze virtuali». Per Gabriella Esposito, le energie della politica devono essere canalizzate in azioni concrete su emergenze non più rimandabili, come il tema dell’abitare, l’emergenza casa e la gestione degli spazi pubblici.
Con una metafora efficace, Esposito ha evidenziato una minaccia più insidiosa delle buche stradali: «C’è una crepa che si sta creando tra noi e i cittadini. Il dibattito ha assunto toni che avvelenano il confronto e allontanano le persone dalla politica». Sotto accusa la deriva dei social network e la personalizzazione degli scontri: «Siamo gli stessi che poi la mattina dopo le elezioni si stupiscono dei dati sull’astensionismo. Serve un attento esame di coscienza su come comunichiamo».
«Non è una reprimenda agli altri, lo dico prima di tutto a me stessa e alla mia coalizione», ha concluso Esposito. Un richiamo alla responsabilità collettiva per evitare che quella crepa odierna si trasformi in una voragine incolmabile.
Chi vuol intendere intenda. Ma c’è anche chi non vuol sentire, che è il peggior sordo.










