“Niente da fare.
Per un’ampia parte della classe politica italiana gli orizzonti sono proprio molto limitati.
Il piccolo cabotaggio si vede dagli squisiti interessi elettoralistici delle iniziative perseguite.
La caccia è uno di questi.
In questi tempi di pesantissima crisi internazionale, con più fronti di guerra aperti, con difficili scenari economici e una crisi energetica galoppante, il tentativo è quello, vergognosamente fuori luogo e patetico, di approvare quanto prima i contenuti della deregulation venatoria rappresentata dal disegno di legge “Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio“ (disegno di legge n. 1552) a iniziativa dei senatori Malan, Romeo, Gasparri, Salviti, in sostituzione dell’attuale legge n. 157/1992 e s.m.i.
Decine e decine di associazioni ambientaliste e animaliste avversano da tempo questa follìa, in contrasto con la normativa comunitaria (sono già aperte diverse procedure d’infrazione) e con il semplice buon senso.
Ora, dopo l’esame nelle Commissioni parlamentari competenti, inizia il dibattimento in aula al Senato della Repubblica.
Tempi stretti, la preoccupazione del Governo Meloni e della maggioranza che lo sostiene in questo difficilissimo momento storico sembra proprio quella ampliare tempi e modalità di caccia, nonché specie cacciabili, solo per il puro divertimento di una minoranza lobbistica.
E il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin che fa?
Nulla.
E che dice?
Nulla.
Tanto per cambiare, a puro titolo di esempio, nessuna parola sulla sicurezza pubblica minata dagli innumerevoli incidenti di caccia che ogni anno provocano decine e decine di morti e feriti, nemmeno una sillaba sulla responsabilità venatoria delle immissioni illegali di Cinghiali e dei conseguenti danni all’ambiente e all’agricoltura.
Per giunta, in proposito l’Italia è stata già oggetto di due pesanti richiami da parte della Commissione Europea e del Consiglio d’Europa.
Faccia qualcosa di buono o si dimetta” chiude la nota p. Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) a firma di Stefano Deliperi








