Lunedì 5 Ottobre, aggiornato alle 16:57

Inizia la discussione in aula del putrido disegno di legge sulla deregulation venatoria. E il Ministro dell’Ambiente che fa?

Inizia la discussione in aula del putrido disegno di legge sulla deregulation venatoria. E il Ministro dell’Ambiente che fa?

“Niente da fare.

Per un’ampia parte della classe politica italiana gli orizzonti sono proprio molto limitati.

Il piccolo cabotaggio si vede dagli squisiti interessi elettoralistici delle iniziative perseguite.

La caccia è uno di questi.

In questi tempi di pesantissima crisi internazionale, con più fronti di guerra aperti, con difficili scenari economici e una crisi energetica galoppante, il tentativo è quello, vergognosamente fuori luogo e patetico, di approvare  quanto prima i contenuti della deregulation venatoria rappresentata dal  disegno di legge “Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio“ (disegno di legge n. 1552) a iniziativa dei senatori Malan, Romeo, Gasparri, Salviti, in sostituzione dell’attuale legge n. 157/1992 e s.m.i.

Decine e decine di associazioni ambientaliste e animaliste avversano da tempo questa follìa, in contrasto con la normativa comunitaria (sono già aperte diverse procedure d’infrazione) e con il semplice buon senso.

Ora, dopo l’esame nelle Commissioni parlamentari competenti, inizia il dibattimento in aula al Senato della Repubblica.

Tempi stretti, la preoccupazione del Governo Meloni e della maggioranza che lo sostiene in questo difficilissimo momento storico sembra proprio quella ampliare tempi e modalità di caccia, nonché specie cacciabili, solo per il puro divertimento di una minoranza lobbistica.

E il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin che fa?

Nulla.

E che dice?

Nulla.

Tanto per cambiare, a puro titolo di esempio, nessuna parola sulla sicurezza pubblica minata dagli innumerevoli incidenti di caccia che ogni anno provocano decine e decine di morti e feriti, nemmeno una sillaba sulla responsabilità venatoria delle immissioni illegali di Cinghiali e dei conseguenti danni all’ambiente e all’agricoltura.

Per giunta, in proposito l’Italia è stata già oggetto di due pesanti richiami da parte della Commissione Europea e del Consiglio d’Europa.

Faccia qualcosa di buono o si dimetta” chiude la nota p. Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) a firma di Stefano Deliperi


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