“Tavolo latte convocato dall’Assessore Agus monco, parziale e non rappresentativo della filiera. mentre chiudono le aziende e crollano le produzioni, la regione esclude una parte del mondo agricolo. Tore Piana : Assessore Agus renda pubblici i quantitativi di latte di pecora eventualmente importati in Sardegna da Francia e Sicilia nel 2025 e 2026. Duro intervento di Tore Piana, Presidente del Centro Studi Agricoli
Il Centro Studi Agricoli esprime forte preoccupazione per la situazione del comparto ovino della Sardegna e giudica gravemente insufficiente il metodo adottato dall’Assessore regionale all’Agricoltura Francesco Agus nella convocazione del Tavolo Latte.
Parliamo di un tavolo che nasce già monco, incompleto e non rappresentativo dell’intera filiera lattiero-casearia sarda.
In un momento in cui il settore sta attraversando una delle fasi più delicate degli ultimi anni, la Regione avrebbe dovuto convocare tutti gli attori interessati, senza esclusioni e senza corsie preferenziali. Al contrario, si sta scegliendo di ascoltare soltanto una parte del comparto, commettendo un errore politico e istituzionale gravissimo che rischia di aggravare ulteriormente una situazione già esplosiva.
I numeri ufficiali AGEA-SIAN e BDN parlano chiaro e dovrebbero far suonare l’allarme rosso nei palazzi della politica regionale.
Dal 2023 al 2026 la Sardegna ha perso ben 198.882 pecore adulte in lattazione. Il patrimonio ovino regionale è passato da 2.869.266 capi a 2.674.331 capi.
Nello stesso periodo hanno cessato l’attività 703 aziende ovicaprine. (Dati ufficiali BDN Teramo)
Settecentotre aziende scomparse in appena tre anni rappresentano una sconfitta per l’intera Sardegna e certificano il progressivo abbandono delle campagne.
Ancora più impressionante è il dato relativo alla produzione di latte.
Nei soli mesi di gennaio, febbraio, marzo e aprile 2026 risultano prodotti circa 27.927.000 litri di latte ovicaprino in meno rispetto ai periodi di riferimento precedenti, del 2023/2024 Non si tratta di stime o interpretazioni.
Sono dati ufficiali AGEA-SIAN derivanti dalle comunicazioni obbligatorie previste dal Decreto Legislativo 27/2019 e dal Decreto Ministeriale 0359383 del 26 agosto 2021 che impongono ai primi acquirenti la trasmissione dei quantitativi di latte acquistati.
Di fronte a questi numeri viene spontanea una domanda: come si può pensare di parlare di riduzione del prezzo del latte quando il latte manca e le aziende chiudono?
Come si può sostenere che il problema sia una presunta eccessiva produzione quando in Sardegna si registrano meno pecore, meno allevamenti e milioni di litri di latte in meno? La domanda che ci poniamo è allora un altra , quanto latte ovino si introduce ogni anno in Sardegna da altre regioni? Dalla Sicilia per esempio o dalla Francia? Come Associazione agricola centro studi agricoli chiediamo alla regione e all assessore Agus di rendere pubblici i volumi del latte ovino che entra in Sardegna e la provenienza.
A preoccupare ulteriormente il settore sono i dati relativi al Pecorino Romano DOP, dove ci giungono notizie ufficiose non verificate, di vendite concluse a valori ampiamente inferiori ai 10 euro al chilogrammo. Ma attenzione. Per il Centro Studi Agricoli sarebbe profondamente sbagliato utilizzare questi elementi come giustificazione per scaricare ancora una volta sugli allevatori il peso delle difficoltà commerciali. I dazi, la guerra in Ucraina, la crisi in Medio Oriente, le tensioni con l’Iran e qualsiasi altra spiegazione geopolitica non possono diventare l’alibi dietro il quale nascondere operazioni speculative che finiscono per colpire sempre e soltanto i pastori.
La realtà è una sola: il latte disponibile è diminuito in maniera consistente.
Quando la materia prima diminuisce, quando gli allevamenti chiudono e quando il patrimonio zootecnico crolla, qualsiasi tentativo di comprimere artificialmente il prezzo del latte alla stalla appare ingiustificabile e rischia di assumere il sapore di una vera e propria speculazione sulle spalle degli allevatori.
I pastori sardi non possono continuare a essere il bancomat del sistema.
Non possono essere chiamati a pagare ogni crisi di mercato mentre altri soggetti della filiera continuano a scaricare a valle le proprie difficoltà.
La Regione Sardegna deve assumersi le proprie responsabilità.
L’Assessore Agus convochi immediatamente un Tavolo Latte vero, aperto, trasparente e rappresentativo di tutti.
Non esistono filiere di serie A e filiere di serie B. Non esistono organizzazioni che possono essere ascoltate e altre che devono essere ignorate.
Le scelte sul futuro del latte ovino sardo non possono essere prese nelle stanze chiuse da pochi soggetti mentre centinaia di aziende combattono ogni giorno per sopravvivere.
Se la politica continuerà a sottovalutare questi segnali, il rischio concreto è quello di assistere nei prossimi anni a una nuova e devastante crisi del comparto ovino, con ulteriori chiusure aziendali, perdita di occupazione e abbandono delle campagne.
Il Centro Studi Agricoli continuerà a vigilare, denunciare e pretendere trasparenza.
Perché i dati ufficiali raccontano una verità che nessuno può più nascondere: la Sardegna produce meno latte, ha meno pecore e meno aziende. Chi oggi pensa di abbassare il prezzo pagato ai pastori dovrà spiegare ai sardi perché, nonostante la scarsità della materia prima, si vuole ancora una volta colpire chi produce ricchezza nelle campagne” chiude Tore Piana Presidente Centro Studi Agricoli










