Cagliari, 9 giugno 2026 – La sentenza n. 100 della Corte Costituzionale rappresenta l’ennesimo severo richiamo nei confronti di una maggioranza regionale che continua a legiferare in modo approssimativo, ideologico e privo della necessaria coerenza giuridica.
La Consulta ha infatti dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune disposizioni qualificanti della legge regionale n. 18 del 2025, confermando ancora una volta come il metodo legislativo adottato dal Campo Largo e dalla presidente Alessandra Todde sia caratterizzato da improvvisazione e scarsa attenzione ai principi fondamentali dell’ordinamento. Al contrario della narrazione della Todde secondo la quale le norme sono state dichiarate “sostanzialmente coerenti con l’esercizio delle competenze statutarie della Sardegna”.
Particolarmente grave è la censura relativa alle opere realizzate in aree sottoposte a vincolo idrogeologico, dove la Regione aveva tentato di aggirare un principio cardine della tutela del territorio e della difesa del suolo, consentendo interventi in assenza della prescritta autorizzazione preventiva. La Corte ha ribadito con chiarezza che tali autorizzazioni costituiscono un presidio imprescindibile a tutela dell’interesse pubblico.
Altrettanto significativa è la declaratoria di illegittimità riguardante l’esclusione delle sanzioni paesaggistiche per opere pubbliche realizzate senza autorizzazione. Anche in questo caso la maggioranza regionale ha cercato di introdurre una disciplina incompatibile con il quadro normativo nazionale, ricevendo una netta smentita dalla Corte Costituzionale.
Siamo di fronte all’ennesimo episodio di una lunga serie. Negli ultimi 2 anni la Regione Sardegna è stata più volte costretta a fare i conti con rilievi, impugnative e censure derivanti da norme scritte male, spesso annunciate con enfasi propagandistica ma prive della necessaria solidità tecnico-giuridica.
È evidente che il problema non è rappresentato dalle fisiologiche divergenze interpretative tra Stato e Regione, ma da un modo di legiferare confuso, frettoloso e scarsamente rispettoso dell’architettura costituzionale delle competenze.
Le disposizioni che la Corte ha ritenuto conformi alla Costituzione non cancellano né attenuano il significato politico delle parti demolite dalla Consulta. Quando una legge regionale viene colpita nei suoi aspetti più controversi e propagandati, il messaggio che arriva ai cittadini è chiaro: la qualità della produzione normativa della Giunta Todde continua a mostrare limiti evidenti.
La Sardegna ha bisogno di leggi serie, non di norme costruite per produrre titoli sui giornali e destinate poi a infrangersi davanti al giudice delle leggi.
Lo ha dichiarato il consigliere nazionale di Forza Italia Marco Tedde








