Un carabiniere sardo rischia di perdere il lavoro nonostante tre anni di servizio esemplare. Il caso, ora arriva al Consiglio di Stato. La storia vera che raccontiamo si sta consumando in Sardegna, in una stazione dipendente dal Comando provinciale di Nuoro. Usiamo il nome “Caio”, nome di fantasia, a garanzia e tutela della riservatezza dovuta al caso. Ecco la storia in breve
Caio è un carabiniere che svolge servizio in Sardegna. Ha un figlio piccolo affetto da una malattia rara, riconosciuta come handicap grave. Per anni ha chiesto di essere trasferito vicino a casa, per poter assistere il suo bambino. L’Arma ha detto no per diciassette mesi. Nel frattempo, i rapporti con i superiori nella stazione dove prestava servizio si sono deteriorati. Risultato: una valutazione negativa, poi un’altra, poi la decisione di cacciarlo dall’Arma per “scarso rendimento”.
A gennaio 2023, finalmente, Caio ottiene il trasferimento che chiedeva da quasi un anno e mezzo. Il giorno dopo — letteralmente il giorno dopo — l’Amministrazione avvia il procedimento per espellerlo. Trasferito il 12 gennaio 2023, con il procedimento di dispensa avviato il 13 gennaio 2023. Una coincidenza che i suoi difensori ( è difeso dall’Avvocato Salvatore Deriu) definiscono tutt’altro che casuale.
Trasferito in altra stazione , Caio cambia completamente. I suoi superiori lo descrivono come una risorsa affidabile, un militare che “ha saputo far tesoro dei propri errori”. Le valutazioni tornano positive. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sardegna, in sede cautelare, riconosce il suo “significativo miglioramento” e ordina la sua reintegrazione provvisoria in servizio, ritenendo il rischio di perdere il lavoro “oggettivamente assai grave”.
Ma poi arriva la sentenza definitiva, il TAR lo condanna comunque. Nonostante tutto questo, nel maggio 2026 il TAR Sardegna respinge il ricorso di Caio. La motivazione, in sintesi, è questa: ciò che conta è la situazione esistente nel momento in cui è stato firmato il decreto di espulsione, non quello che è successo dopo. I tre anni di servizio esemplare presso altra stazione? Irrilevanti. Le attestazioni entusiastiche dei superiori? Non decisive. La prova testimoniale richiesta dalla difesa per dimostrare il recupero? Inammissibile.
Remo Giovanelli, Segretario Generale Regionale per la Sardegna del Nuovo Sindacato Carabinieri, ha commentato la vicenda con parole nette: “Quale interesse pubblico preminente vi è nel dispensare dal servizio un militare che viene considerato come una risorsa umana e professionale su cui poter fare affidamento?” E ancora: “Non conveniva trasferirlo in tempi brevi, anziché attendere diciassette mesi, in modo da preservare la buona armonia del reparto?”
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio. La Sardegna soffre di periodiche carenze di organico nell’Arma dei Carabinieri. La questione è arrivata persino in Consiglio Regionale, con un’interrogazione del 23 ottobre 2025 sulla mancata previsione di priorità nelle assegnazioni per la Sardegna e le isole, in violazione del principio costituzionale di insularità. Espellere un carabiniere sardo che ha dimostrato di saper servire con profitto appare, in questo contesto, ancora più difficile da spiegare.
Il caso del carabiniere Caio mette in luce anche un’altra criticità, segnalata dal Sindacato: i militari sottoposti al procedimento di dispensa possono chiedere di essere ascoltati dalla Commissione di Valutazione e Avanzamento, ma non hanno il diritto di farsi assistere da un rappresentante sindacale in quella sede. Una tutela che invece esiste, ad esempio, nelle commissioni di conciliazione per i lavoratori privati.
Ora la parola passa al Consiglio di Stato. La difesa di Caio è in procinto di impugnare la sentenza del TAR per la Sardegna davanti al Consiglio di Stato, il massimo giudice amministrativo italiano. I motivi di appello sono numerosi e solidi.
Contestualmente all’appello, verrà chiesta la sospensione urgente degli effetti della sentenza, per consentire a Caio di continuare a lavorare nelle more del giudizio. Il periculum in mora — ovvero il rischio di un danno grave e irreparabile — è evidente: senza stipendio, Caio non può garantire le cure necessarie al suo bambino malato.
In attesa della decisione del Consiglio di Stato, la vicenda di Caio rimane un caso emblematico di come le regole, applicate in modo rigido e formalistico, possano produrre risultati profondamente ingiusti. Un militare che ha sbagliato, che ha pagato per i suoi errori, che ha dimostrato con i fatti di essere cambiato, rischia di perdere tutto. Mentre suo figlio ha bisogno di lui.
Per informazioni sul caso: Nuovo Sindacato Carabinieri – Segreteria Regionale Sardegna







