Lunedì 10 Agosto, aggiornato alle 21:35

Alghero, la disperazione di sei imprese giovanili: “silenzio totale dopo l’appello, andiamo verso la chiusura, è l’ultima richiesta d’aiuto”

Alghero, la disperazione di sei imprese giovanili: “silenzio totale dopo l’appello, andiamo verso la  chiusura, è l’ultima richiesta d’aiuto”

Una situazione davvero incresciosa, dove la Posidonia diventa un problema insormontabile. Le banquette consistenti, non consentono di operare con  rastrello e pala, si deve intervenire con mezzi meccanici gommati, autorizzati dalla norma in essere. Questi giovani chiedono aiuto all’Amministrazione, ma ad oggi non si interviene poichè i mezzi della società che opera sull’arenile sono impiegati in altro ambito, quello da destinare alla balneazione ormai alle porte. Il problema si ripropone ancora oggi, e i giovani con le loro aziende,  prendono carta e penna e ri scrivono ai media locali, che altro non possono fare se non “girare” l’incombenza alla sensibilità di chi amministra. Ma sino a quando? E soprattutto sarà mai possibile che non si possa consentire a queste imprese locali, di avere un corridoio per accedere ai loro  gommoni, seppur nell’emergenza che tutti conosciamo in quella martoriata stazione di stoccaggio. Compresa l’incertezza del chi deve fare, posto che quella è comunque una concessione demaniale, e bisogna ad ogni costo trovare una soluzione?

Ed ecco la nota, integrale: 

 


A distanza di alcuni giorni dal comunicato stampa diffuso giovedì 24 aprile, le sei imprese giovanili del turismo nautico tornano a denunciare una situazione ormai fuori controllo.
Al grido d’aiuto lanciato pubblicamente non è seguita alcuna risposta da parte dell’amministrazione. Nessun riscontro, nessun confronto, nessuna soluzione. Solo un silenzio assoluto che oggi si traduce, nei fatti, nell’impossibilità di lavorare.
Le criticità denunciate restano tutte irrisolte.
In particolare, la massiccia presenza di posidonia spiaggiata lungo la spiaggia di San Giovanni continua a impedire qualsiasi operatività: l’accumulo, aggravato dalla conformazione del molo di sottoflutto, rende impossibile installare il camminamento previsto dalla concessione e costringe clienti e operatori a muoversi in condizioni inaccettabili, affondando nella sabbia e nella posidonia fino alle ginocchia dopo ogni mareggiata.
Questo comporta conseguenze gravissime, a partire dalla impossibilità di garantire accesso sicuro ai servizi per proseguire con la perdita di credibilità verso i turisti e danni economici concreti e quotidiani. A ciò si aggiungono seri rischi per la sicurezza di lavoratori e clienti e la triste compromissione dell’immagine turistica della città.
Siamo ostaggi di una totale assenza di coordinamento amministrativo: non esiste un interlocutore chiaro, non è definito chi debba intervenire per la rimozione della posidonia e non esiste alcuna programmazione. Alle imprese viene persino richiesto, impropriamente, di farsi carico della pulizia della spiaggia, nonostante le concessioni riguardino esclusivamente spazi limitati e non attribuiscano alcuna competenza sulla gestione dell’arenile, con costi di smaltimento insostenibili.
Restano inoltre irrisolte altre criticità strutturali già segnalate, come il mancato allaccio alla rete idrica, bloccato da procedure amministrative incomplete nonostante ripetuti incontri e solleciti.
Il risultato è che oggi sei aziende gestite da giovani, che complessivamente garantiscono circa 25 posti di lavoro e che hanno sostenuto investimenti per circa un milione di euro, si trovano nell’impossibilità concreta di operare, produrre servizi e sostenere i propri collaboratori.
Siamo davanti a una situazione paradossale.
Giovani imprenditori che hanno investito, lavorato e creduto nel territorio si sentono oggi come accusati di qualcosa che non conoscono. Viviamo una condizione kafkiana: è come essere imputati in un processo di cui ignoriamo completamente i contenuti e le accuse. E questo stato di incertezza e abbandono ci sta conducendo verso il fallimento.
Non possiamo lavorare e garantire servizi. E, purtroppo, non possiamo pagare i nostri collaboratori.
E tutto questo all’inizio della stagione turistica.
Per questo motivo, quello che rivolgiamo oggi è un ultimo, estremo appello all’amministrazione.
Chiediamo un intervento immediato sulla gestione della posidonia, la definizione chiara delle responsabilità e la risoluzione delle criticità che da anni bloccano le nostre attività. Chiediamo risposte concrete, non promesse.
Stiamo seriamente valutando la chiusura delle nostre aziende. Non per scelta, ma perché messi nell’impossibilità di operare.
In assenza di un riscontro tempestivo, saremo costretti ad avviare le procedure di cessazione delle nostre attività, con conseguenze gravi per l’occupazione, per i servizi turistici e per l’immagine dell’intero territorio” chiude la nota firmata da 

Simar srls di Simula Michele e Caneo Fabiana

*Sea soul di Moccia Gianluca

*Overboard di Martiri Salvatore

*Sailing for living srls

*Sun e Sea di Simula Michele

*Jet Ski di Luca Bonato


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