I numeri parlano chiaro, e pesano come macigni: la Sardegna ospita il 66% delle servitù militari presenti sull’intero territorio nazionale.
Oltre 370 chilometri quadrati tra demanio militare e aree soggette a limitazioni.
Il prezzo più alto pagato da qualsiasi regione d’Italia, da decenni.
Un sacrificio sopportato troppo a lungo, spesso nel silenzio generale.
E oggi si tenta di fare un passo ulteriore: accentrare decisioni, ridurre il ruolo della Regione e sottrarre ai territori la possibilità di incidere sul proprio futuro.
Sardegna al Centro 20Venti esprime una netta e determinata opposizione alle recenti iniziative del Governo in materia di servitù militari, che ancora una volta intervengono sulla Sardegna senza un reale coinvolgimento delle istituzioni e delle comunità locali.
Non siamo di fronte a una scelta tecnica.
Siamo di fronte a una scelta politica.
Una scelta che rischia di comprimere l’autonomia della Sardegna e di mortificare il diritto dei sardi a essere protagonisti delle decisioni che riguardano il proprio territorio.
La difesa nazionale è un valore che nessuno mette in discussione.
Ma non può tradursi in un carico sproporzionato sempre sugli stessi territori, né in decisioni calate dall’alto che ignorano ambiente, sviluppo e qualità della vita delle comunità.
Serve equilibrio. Serve rispetto istituzionale. Serve una visione capace di tenere insieme sicurezza, tutela del territorio e prospettive di sviluppo.
Per questo Sardegna al Centro 20Venti si opporrà con tutte le proprie forze a questo approccio, dentro e fuori le istituzioni.
Lo faremo per affermare un principio semplice e non negoziabile:
la Sardegna non è una terra di servizio, ma una comunità che merita rispetto, ascolto e piena valorizzazione della propria autonomia.
Difendere la Sardegna significa difendere la sua dignità, il suo futuro e il diritto dei sardi a decidere del proprio destino.









