Ad Alghero il tema della posidonia (la famosa “alga”, anche se è una pianta) è da sempre un argomento caldissimo che divide l’opinione pubblica tra chi ne apprezza il valore ecologico e chi ne subisce il disagio logistico e l’odore.
Se da un lato è un certificato di salute del nostro mare, dall’altro, quando si accumula in quantità enormi (le cosiddette “banquettes”), diventa una sfida complessa per la vivibilità delle spiagge.
Chi in questi giorni transita al lido di Alghero, sino a San Giovanni avrà notato una montagna incredibile di Posidonia, accumulata, pronta ad essere portata nella “stazione” di stoccaggio
La Posidonia è un “Problema” quando si presenta in queste proporzioni.
Nonostante sia una pianta fondamentale per l’ecosistema, la sua presenza massiccia comporta criticità reali: I cumuli raggiungono altezze notevoli. Il turismo balneare soffre se i litorali (come il Lido o Maria Pia) sono coperti da montagne di queste foglie secche. Quando la massa organica è molto densa e rimane ferma, i processi di fermentazione possono sprigionare odori forti, spesso scambiati erroneamente per inquinamento.
Rimuovere la posidonia non è semplice come “pulire una strada”. Ci sono vincoli normativi e ambientali rigidissimi.
Sul nostro litorale da giorni robusti mezzi gommati rimuovono le foglie depositate, con volumi, davvero, mai visti, come ora
La posidonia è la barriera naturale numero uno contro le mareggiate. Se la togliamo , il mare “si mangia” la sabbia, e lo abbiamo visto di recente. Ma non c’è soluzione alternativa. .
Durante la rimozione meccanica, una grande quantità di sabbia rimane impigliata tra le foglie. Portarla via significa impoverire fisicamente la spiaggia. Allora si procede nello stoccaggio, e il successivo trasferimento in un centro (a Quartu) dove viene vagliata. Con costi per la collettività esorbitanti, tanto che ormai da tempo si considera la Posidonia una fonte di lavoro, e la sabbia un autentico gioiello.
Ed è evidente che c’è bisogno, improcrastinabile di avere attivo e funzionante il centro di San Marco. Senza quello si fa fronte, ogni anno, a un esborso davvero ragguardevole.
E vedere la spiaggia, trasformata in un enorme cantiere di movimentazione di Posidonia, porta alla conclusione che non tutte le citta balneari, hanno come Alghero, un problema di tale portata. Posidonia e salubrità delle acque viaggiano di pari passo, ma queste proporzioni, più che alla salubrità rimanda alla proliferazione. Immaginiamo il Golfo di Alghero e la prateria di Posidonia che si trova nei fondali. Equiparare tutto a un grande orto piantato non è un paradosso. Immaginate ora l’orto concimato a cadenza regolare con incrementi e picchi durante i mesi estivi, induce o no lo sviluppo abnorme di questa pianta? E se l’orto è il Golfo di Alghero, la concimazione ha un percorso conosciuto, e’ un percorso che porta dritti al depuratore, dove le acque trattate, per milioni di m3 finiscono direttamente in mare. In quell’orto che dicevamo, appunto.
E allora si procede con rimozioni, e ri posizioni, quel che si fa d’inverno, viene annullato in Primavera.Ricordate il gran lavoro nel sito di San Giovanni?. Smantellato in buona parte sino a qualche giorni fa, quando è ricomparsa sua maestà la Posidonia, regina incontrastata della spiaggia, e il sito di stoccaggio si è rinvigorito, e si vede in tutta la sua grandezza. Sembrava fosse avvenuto un mezzo miracolo, invece siamo punto e accapo.
Ora si corre, perché c’è la volontà di pulire la spiaggia. Si vuol rimuovere la Posidonia, queste imponenti quantità, pr le festività Pasquali. E’ un obiettivo dell’Amministrazione e dell’Assessore Selva. E ci riuscirà, ma il prezzo che si dovrà pagare, ancora e ulteriormente e altissimo in termini di spazio occupato e destinato allo stazionamento, e di risorse pubbliche destinate al recupero della sabbia che rimane intrappolata.
Es l’Alguer










