Di fronte all’aumento dei costi energetici e alle tensioni internazionali legate alle guerre in corso, il settore agricolo italiano continua a subire pesantemente l’incremento dei prezzi di gasolio agricolo, energia elettrica e fertilizzanti.
Per questo il Centro Studi Agricoli propone l’introduzione di un sistema di voucher agricoli automatici antincrisi, che possano arrivare immediatamente alle aziende senza passare attraverso i tradizionali bandi burocratici.
A lanciare la proposta è Stefano Ruggiu, vicepresidente del Centro Studi Agricoli, che evidenzia come gli strumenti utilizzati finora si siano dimostrati troppo lenti rispetto alle esigenze reali delle imprese.
“Gli agricoltori – spiega Stefano Ruggiu, vicepresidente del Centro Studi Agricoli – non possono aspettare uno o due anni per ricevere aiuti che servono oggi per pagare gasolio, energia e fertilizzanti. Continuare a fare bandi significa spesso promettere risorse che arriveranno quando ormai le aziende hanno già affrontato da sole le difficoltà”.
La proposta del Centro Studi Agricoli è quella di utilizzare i dati già presenti nei fascicoli aziendali della PAC per erogare automaticamente un contributo alle aziende agricole.
Il voucher potrebbe essere calcolato sulla base di: – ettari dichiarati nella domanda PAC – tipologia di colture – numero di capi allevati
In questo modo il pagamento potrebbe essere effettuato direttamente tramite AGEA o organismi pagatori
regionali, senza nuove domande e senza ulteriori pratiche amministrative.
Secondo Stefano Ruggiu, vicepresidente del Centro Studi Agricoli, questo sistema permetterebbe di superare molte delle criticità attuali.
“I soldi arriverebbero subito e a tutte le aziende – sottolinea Ruggiu – non soltanto a chi può compensare crediti fiscali. Inoltre si eviterebbe che alcune imprese restino escluse perché hanno temporaneamente il DURC non in regola. Nei momenti di crisi bisogna aiutare le aziende, non complicare ulteriormente la situazione”.
Un altro aspetto fondamentale riguarda il carico burocratico sugli enti pubblici.
“Non possiamo continuare a caricare gli uffici regionali di nuove pratiche – continua Stefano Ruggiu, vicepresidente del Centro Studi Agricoli – quando ancora oggi, a marzo 2026, risultano misure
straordinarie non completamente pagate”.
Il vicepresidente del Centro Studi Agricoli cita alcuni casi concreti. “Pensiamo ai finanziamenti previsti dal cosiddetto decreto Ucraina, oppure ai mancati redditi del 2025 per gli agricoltori che non hanno potuto coltivare nel comprensorio del Consorzio di Bonifica della Nurra. Ci sono ancora risorse ferme e aziende che aspettano”.
Ruggiu mette inoltre le mani avanti su un aspetto che alcuni detrattori potrebbero sollevare, ovvero il possibile configurarsi di aiuti di Stato.
Secondo Stefano Ruggiu, vicepresidente del Centro Studi Agricoli, la proposta può essere difesa facilmente se sostenuta da una volontà politica seria e concreta con tre argomenti semplici.
1. Aiuto temporaneo antincrisi: non si tratta di un aiuto permanente ma di uno strumento straordinario
legato alla crisi energetica e geopolitica. In situazioni di emergenza come quelle che stiamo vivendo la normativa europea prevede già delle deroghe.
2. Aiuto neutrale e non distorsivo: il sistema dei voucher sarebbe destinato a tutte le aziende agricole,
sulla base di parametri oggettivi come ettari coltivati o capi allevati. In questo modo non si favorisce
qualcuno rispetto ad altri.
3. Sistema simile ai pagamenti PAC: il meccanismo sarebbe molto simile a quello già utilizzato dalla Politica Agricola Comune, che prevede pagamenti basati su ettari o capi allevati.
Secondo Ruggiu l’introduzione di voucher automatici potrebbe inoltre contribuire a neutralizzare lo spaventoso aumento dei prodotti primari nei carrelli della spesa della popolazione.
“Se continuano a salire i costi di produzione – spiega Stefano Ruggiu, vicepresidente del Centro Studi Agricoli – inevitabilmente aumenteranno anche i prezzi di pane, frutta, verdura e altri alimenti di base.
Questo ridurrebbe ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie con pesanti ripercussioni sull’economia e il rischio concreto di una nuova fase recessiva”.
Per Ruggiu sostenere rapidamente le aziende agricole significa quindi non solo difendere il settore primario ma anche proteggere il potere d’acquisto dei cittadini e la stabilità economica del Paese.
“Gli agricoltori non vivono di bandi. Vivono di gasolio, concimi e lavoro.” chiude Stefano Ruggiu Vicepresidente Centro Studi Agricoli









