Domenica 6 Settembre, aggiornato alle 10:50

Possiamo almeno dire Accabaura?

Possiamo almeno dire Accabaura?

Viaggia tra Cocoon e coppettino, è un campione di avvertimenti sibillini tipici di chi “tira la perra y amaga la ma”, e se gli metti un plinto prefabbricato esce di testa.

Scrive tre comunicati al giorno e parla di comunicatori compulsivi. Inizio a preoccuparmi seriamente, manca solo che dica di aver visto i fantasmi e il cerchio è chiuso.

Che poi, basta chiudere facebook y ses a postu cuppa‘.

Enrico Daga copre di mistero il suo post pubblico, dice e non dice, ma è certo che, almeno da parte nostra, questi social stanno  condizionando la vita quotidiana, anche di chi amministra.

E si ha persino la percezione che questa sarà una guerra, fra Daga e chi non nomina, che verrà portata avanti sino… Già, sino a quando?

Peccato che ad Alghero da anni ormai, manchi la bancherella di Ciù Gigi, che vendeva pistacciu e llavò, perché la si preferisce, tutt’oggi, al mitico pop corn. Se poi si trova da abbinare la riquilizia, ci si può sedere comodi aspettando che scorra il film, e non fermarsi al primo tempo. Un lungo film dove gli attori sono locali, e la sceneggiatura pure.

Un inseguirsi ogni giorno, quasi un marcamento a uomo, solo che al momento non si capisce chi sia l’attaccate e chi il difensore, posto che la marcatura a uomo avviene soprattutto in difesa. Ma qui non si difende nessuno, attaccano tutti, a fasi alterne, e in mezzo attonito c’è il cittadino, quello che legge, ascolta, e che il nome del de cuius non lo vuole fare, nel rispetto del mistero attivato e del detto e non. Ma a denti stretti gli esce una imprecazione e una supplica: Accabaura!

 


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