Domenica 13 Settembre, aggiornato alle 10:09

VIDEO – Dentro la “Tomba del Cavaliere” a Villa Maria Pia. Un mistero, fra narrazioni popolari storia vera che si perde nel XIV° Secolo

VIDEO – Dentro la “Tomba del Cavaliere” a Villa Maria Pia. Un mistero, fra narrazioni popolari storia vera che si perde nel XIV° Secolo

Ieri sera all’interno di Villa Maria Pia, abbiamo avuto il piacere di visitare la “tomba del cavaliere”. È una cripta gotico-aragonese all’interno del parco, probabilmente è ciò che resta dall’antica chiesa di San Giacomo del XV secolo. Si dice.

La visita, è tutta merito di  un associato della Tholos, associazione che svolge attività di approfondimento della conoscenza del patrimonio archeologico, storico e culturale del territorio e promuove studi e ricerche in ambito storico, antropologico e sociale, è lui che gentilmente si è prestato a farci da guida.

Villa Maria Pia, come noto è uno stabile di grande interesse storico situato in località “Cuguttu” sulla strada per Fertilia nel viale Burruni, che costeggia il Calich.

Villa Maria Pia sorge nell’area dell’ex colonia penale agricola, in  una superficie che ospita un parco completamente recintato, da una palazzina disposta su due piani che ospitava gli uffici dirigenziali, mentre le due sale ed il patio interno, erano destinati alla detenzione e all’ora d’aria dei 60-70 detenuti, che venivano utilizzati come braccianti nelle opere di bonifica dell’intera zona che dal 1934 ospitava l’azienda agraria di Maria Pia, intitolata la primogenita del re Vittorio Emanuele di Savoia, che in quell’occasione prima visitò Cagliari e poi Alghero proprio per l’inaugurazione dell’omonima azienda.

E se dell’immobile centrale, nel quale sono presenti 16 camere completamente arredate di tutti i comfort, e poi ancora una cucina, una sala ristorante, una sala convegni, che ospitava  meeting e workshop e fiere, sappiamo abbastanza ( ma non tutto),  il nostro interesse ieri si è focalizzato nella cripta gotico aragonese.

Una tomba, un posto che incute il timore, quello  che si deve quando si percorrono strade sconosciute, coperte da fitto mistero.

Questi luoghi sono aperti al pubblico soprattutto in occasione della manifestazione Monumenti Aperti, quando l’associazione Tholos  e gli studenti si prestano non solo a far da Cicerone, ma a spiegare un pezzo di storia di un immobile che merita davvero di essere approfondita.

Dopo aver percorso, abbastanza agevolmente, una scala che scende a una profondità vicina ai 6 m, ci siamo trovati in quello che è l’ingresso di questa cripta.

Con grande meraviglia c’è stato fatto notare che alcuni blocchi di tufo sono franati per terra, e sono indicativi del fatto che gli agenti atmosferici stanno cominciando a deteriorare le mura di questa cripta. E  fra blocchi di tufo, radici di vigna, incuneate a metri e metri di profondità, si capisce in maniera inequivocabile che quello è un sito che deve essere portato completamente alla luce e al suo splendore originario.

E per saperne di più di questa cosiddetta tomba del cavaliere, abbiamo dovuto prendere a piene mani le notizie contenute nel sito Algherovillamariapia.it, sito ben strutturato che racconta tanto di quanto avvenuto in quel complesso monumentale, un autentico gioiello, che racchiude grandi elementi di interesse, storico sociale e architettonico, restaurato dopo decenni e decenni di degrado

Tornando alla tomba medievale ad apogeo del secolo XIV°- XVIº, in stile gotico catalano si dice che forse è dedicata a San Juame ( San Giacomo) ed è indicata nella memoria collettiva come tomba del generale, oppure tomba del principe o tomba del cavaliere. È sempre il sito Algherovillamariapia.it che spiega che è raggiungibile attraverso la scala elicoidale e la cripta è costituita da una pianta a Tholos coperta con cupola a sesto rialzato e dotata di sei nervature che si raccordano nella chiave di volta all’oculo centrale. La porta d’accesso alla tholos è cuspidata e presenta stipiti modanati.. Si legge che alcuni indicano la tomba che potrebbe essere stata il luogo di sepoltura di Don Rambaldo de Corbera, luogotenente generale aragonese dell’Isola, morto di malaria nel 1354, durante l’assedio di Alghero.

Altre ipotesi suggerisce che potrebbe trattarsi di un piccolo sepolcro cinquecentesco realizzato da maestranze catalane per raccogliere le spoglie di Jayme Amat i Terrè re cavaliere dell’ordine di Santiago deceduto nel 1524. Una terza ipotesi sottolinea che l’ipogeo potrebbe aver ospitato la sepoltura, date le ridotte dimensioni di una cavità rinvenuta nel vano centrale, dell’infante Giacomo nipote di Jayme Amat i Terrè.

E alla luce di quello che abbiamo visto, illuminato da una torcia, rivestito di mistero, la cosa che emerge in tutta evidenza è che la struttura deve essere studiata a fondo, con specialisti del settore, per avere non solo la contezza di che cosa fosse effettivamente in origine, ma per restituirla anche alla fruizione pubblica in quanto opera storica d’arte meritevole di attenzione e conservazione. Lasciando stare le narrazioni che dicono che la tomba, anche oggi potrebbe essere un luogo di ritrovo.

E qua ci fermiamo non prima di aver detto che proprio ieri da parte dell’associazione algherese Tholos, si è tenuto un simposio che trattava proprio di questa tomba ad ipogeo., Con la presenza di esimi studiosi e specialisti della materia. E sono emerse persino novità sulla sua origine e destinazione. Della qualcosa ci occuperemo nei prossimi giorni.

E per comprende a fondo dove ci troviamo, la bellitudine del contesto, il “terzo” gioiello di Alghero, ecco un nostro  Video di Villa Maria Pia

 

 


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