Giovedì 10 Settembre, aggiornato alle 15:51

Precipitazioni utili ma non risolutive. Anbi Sardegna: “Il pericolo non è passato. Servono contatori, reti risanate, interconnessioni e nuovi invasi”

Precipitazioni utili ma non risolutive. Anbi Sardegna: “Il pericolo non è passato. Servono contatori, reti risanate, interconnessioni e nuovi invasi”

Le abbondanti precipitazioni degli ultimi giorni hanno certamente migliorato il quadro degli invasi in Sardegna, contribuendo ad alzare i livelli dei principali bacini dopo mesi difficili. Ma, nonostante i dati più confortanti, il pericolo non è affatto passato e le piogge di queste ore non rappresentano una garanzia per la buona riuscita delle prossime campagne irrigue già a partire dal 2026.

È l’allarme lanciato da ANBI Sardegna, attraverso la voce del suo presidente Gavino Zirattu, che invita istituzioni, agricoltori e opinione pubblica a evitare facili ottimismi. <Dopo diversi anni di siccità – afferma Zirattu – non possiamo permetterci di abbassare la guardia. L’acqua caduta in queste ore migliora la situazione, ma non risolve problemi strutturali che si trascinano da anni>.

Il presidente ricorda come i Consorzi di Bonifica, nel corso degli ultimi anni, siano stati costretti a sostenere costi, interventi e responsabilità extra, spesso per dare sollievo alle campagne e alle aziende in grave difficoltà. <Abbiamo fatto la nostra parte anche in situazioni che non ci competevano – sottolinea Zirattu –  ma l’abbiamo fatto per senso di responsabilità verso il territorio>.

Per Zirattu, il vero nodo resta la mancanza di una programmazione strutturale, figlia di un quadro normativo ormai inadeguato a far fronte alla rapidità dei cambiamenti climatici, e che negli anni ha accentrato competenze strategiche in un unico ente regionale.

ANBI Sardegna ribadisce quindi, l’esigenza di dare seguito a una serie di priorità non più rinviabili:

1) Completare il piano dei contatori

<È inaccettabile parlare di gestione moderna dell’acqua senza una misurazione puntuale dell’acqua in ingresso e dei reali utilizzi>, afferma Zirattu.

2) Risanare le condotte colabrodo

<Oggi oltre il 40% dell’acqua immessa in rete si perde prima di arrivare alle campagne. È un’emorragia che non possiamo più tollerare>.

3) Completare lo schema delle interconnessioni degli invasi.

La chiave per affrontare l’irregolarità delle piogge è creare un sistema flessibile:

<Nel Nord Ovest – spiega Zirattu – La Nurra deve essere servita dal sistema del Coghinas da una parte e dall’altra al sistema Temo Cuga. Solo così garantiamo resilienza e continuità produttiva>.

4) Realizzare nuovi invasi dove servono e dove sono garantiti e si rispettano tutti criteri di sostenibilità.

<Non dobbiamo avere paura di realizzare nuovi invasi. Le dighe hanno salvato la Sardegna dalla siccità e allo stesso tempo hanno svolto un ruolo determinante per la prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico con un efficace effetto di laminazione: se non ci fossero, non ci sarebbe vita ne economia, ma il clima di oggi è molto più ostile di quello degli anni in cui furono progettate quelle attuali, pertanto le strutture vanno adeguate e dove occorre integrate con nuovi invasi>.

In Sardegna piove pochi mesi all’anno e per questo è necessario installare i contatori, risanare le reti e completare le interconnessioni tra i bacini dove le condizioni orografiche, economiche e ambientali lo consentano.

<Senza un cambio di passo  e una programmazione irrigua pluriennale – avverte Zirattu – l’economia del territorio rischia seriamente di crollare. Non bisogna far finta di niente: serve una visione di prospettiva che vada oltre la contingenza e oltre la miopia dell'”oggi e adesso“> Gli enti deputati a tale scopo devono rispondere ai sardi e all’agricoltura delle ragioni per le quali continuano a formulare pareri negativi alla realizzazione dei tre principali interventi risolutivi proposti dal sistema dei Consorzi di Bonifica, in NURRA in BARONIA e GALLURA, tanto per fare qualche esempio, territori che negli ultimi anni stanno subendo, e pagando a caro prezzo, anche per l’idropotabile, la mancanza di  infrastrutture capaci di  far fronte ai cambiamenti climatici e alle feroci stagioni di siccitose, e garantire così la sopravvivenza dell’agricoltura e dell’economia e quindi il contrasto allo spopolamento di interi territori. <Qualcuno prima o dopo ne dovrà rispondere>, chiude il presidente di ANBI Sardegna.


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