Venerdì 4 Settembre, aggiornato alle 18:30

VIDEO – Riforma della Giustizia, ieri ad Alghero i promotori del NO: “l’unico rimedio alla concentrazione e abuso di poteri della politica è la divisione dei poteri”

VIDEO – Riforma della Giustizia, ieri ad Alghero i promotori del NO: “l’unico rimedio alla concentrazione e abuso di poteri della politica è la divisione dei poteri”

Le principali motivazioni del “No” al referendum sulla riforma della giustizia ruotano attorno al timore di un indebolimento dell’autonomia e indipendenza della magistratura e alla convinzione che la riforma non risolva i problemi reali del sistema giudiziario.

 

Di questo si è parlato ieri, nella sala dell’Obra Cultural de l’Alguer in Via Ardonino, un “campo neutrale” uno spazio di iniziativa democratica, dove si sono dati appuntamento i promotori di Alghero, al NO al referendum, che hanno costituito  un coordinamento. In sala tante persone, tutte molto attente e sensibili alla materia, il Presidente del Consiglio Comunale Mimmo Pirisi, e al tavolo due avvocati di Alghero, Francesco Carboni e Claudio Montalto. Sono loro, dopo il saluto del padrone di casa Carlo Sechi, che si sono assunti l’onere di spiegare che cosa preveda questa norma, in termini di insidie. Ma ancor più chiaro, nel suo intervento a margine,  è stato il Prof Vanni Lobrano, Giurista e Docente nella facoltà di giurisprudenza dell´Università di Sassari,

che ha squarciato le vere pieghe che si nascondono dietro questa riforma, dove i ballo c’è la democrazia,  il controllo verso la politica e chi Governa, che si sta predisponendo le norme per rimanere impunita nella sua attività. I cittadini – si chiede il Professore – sono tutelati nei confronti del Governo si o no? E se si come? – chiede il  Prof Lobrano  – l’unica forma di tutela dei cittadini nei confronti  del possibile abuso di chi è al potere centralizzato ,  si chiama divisione dei poteri, non ce ne sono altri, non ne abbiamo inventato e proposto altri nella storia del mondo, non solo della Costituzione Italiana, l’unico rimedio alla concentrazione e abuso di poteri è la divisione dei poteri”, ha sostenuto con convinzione ( si rimanda la video)

Uno dei motivi più citati per votare “No” è la modalità con cui la riforma è stata approvata – ha sostenuto l’avvocato Francesco carboni – : un iter parlamentare blindato, con scarso dialogo e senza reale confronto sulle obiezioni sollevate da magistrati, giuristi e parti politiche. Si sostiene che questa mancanza di dibattito contrasti con lo spirito della Costituzione, che prevede una procedura di revisione rafforzata proprio per garantire un ampio consenso e riflessione (cioè non modifiche imposte da una maggioranza ristretta)

 

 

Il “No” – è stato ribadito da Francesco Carboni – contesta la necessità della separazione assoluta delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, argomentando che, nella realtà, il passaggio da una funzione all’altra è già molto limitato e regolamentato dalle riforme recenti, e riguarda poche decine di magistrati su migliaia. Separare i due ruoli si pensa invece possa portare a un indebolimento del sistema, spezzando l’unitarietà della magistratura e facilitando influenze politiche, in particolare sulla figura delicata dei pubblici ministeri, che potrebbero perdere in autonomia e diventare più vulnerabili a pressioni esterne

 

La proposta di scegliere i membri del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) tramite sorteggio, invece che con elezioni più consapevoli – sostiene l’avvocato carboni  –  è vista come un rischio grave per la responsabilità e la qualità della governance della magistratura. Si teme che il sorteggio porti a una rappresentanza casuale, più debole e meno legata all’esperienza o alla volontà degli stessi magistrati, aumentando così la possibilità di pressioni politiche e indebolendo l’organo di autogoverno che tutela l’indipendenza dei magistrati

 

Un altro punto critico toccato ieri è stato  l’aumento della burocrazia e della spesa pubblica legata alla creazione di due CSM separati e di un’Alta Corte disciplinare. Questa nuova articolazione istituzionale è ritenuta inefficace per migliorare l’efficienza della giustizia e fa sorgere dubbi sulla reale finalità della riforma, più volta a condizionare la magistratura che a contrastare problemi come la lentezza dei processi o il sovraffollamento carcerario

Tra le critiche più forti – rappresentate in sala ieri – c’è quella che la riforma favorisca un controllo politico più diretto sulla magistratura, potenzialmente compromettendo la separazione e l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Diversi esponenti – è stato ribadito  –  dal mondo politico a quello giuridico, hanno sottolineato che la riforma si inserisce in un più ampio disegno politico legato anche ad altre riforme (premierato, autonomia differenziata), che insieme rischiano di alterare il sistema democratico consolidato

 

In sintesi –  ha concluso poi un altro avvocato Claudio Montalto –  chi vota “No” al referendum ritiene che questa riforma non affronti i veri nodi della giustizia italiana, come inefficienza, carenza di personale e strumenti tecnologici, ma rappresenti invece un tentativo di limitare l’autonomia della magistratura, mettendo a rischio l’indipendenza e la capacità di garantire equità e giustizia a tutti i cittadini.

Queste rappresentazioni sono condivise da molte associazioni civili, figure autorevoli come giuristi e premi Nobel, che sottolineano l’importanza di preservare la centralità della Costituzione e la separazione dei poteri per una democrazia solida e funzionante.

Per questo motivo, il fronte del “No” – ha concluso Claudio Montalto – invita a riflettere attentamente prima di sostenere una riforma con conseguenze profonde e durature sull’assetto istituzionale della giustizia italiana.

 


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