Sfogo notturno di un padre sveglio all’una di notte”. Inizia così un post pubblico del Consigliere Comunale di Orizzonte Comune, che non riesce a trattenersi dal mettere nero su bianco quello che si bisbiglia e non si dice. Si parla di spese, di costi sostenuti da parte dell’Amministrazione, di dubbi, di leggerezze, che specie su animi sensibili porta a riflessioni che hanno notevole impatto specie in ambito politico. E possono persino essere “piegate” in maniera strumentale, perché in politica oggi, spesso, non c’è bisogno di cuore, ma di scorza dura e impermeabile. Ma va reso atto a Colledanchise di metterci la faccia, di non temere smentite, e soprattutto le conseguenze che da parte interna potrebbero arrivare. Una figura in controtendenza, che partendo da una premessa spigolosa arriva a una conclusione che è una proposta tutta politica, con numeri e finalità verso chi soffre per l’emergenza abitativa. Ecco il testo integrale:
Per questo Natale la Fondazione ha svolto un lavoro apprezzabile: una città luminosa, installazioni diffuse ed eventi. Personalmente amo il Natale e non ho difficoltà a riconoscere che l’effetto scenico è riuscito.
È tuttavia opportuno aggiungere qualche precisazione.
È noto che le risorse della Fondazione siano destinate, per loro natura, a eventi e iniziative di questo tipo; non intendo mettere in discussione il principio né offrire pretesti a polemiche facili.
Resta però un dato di fatto che per il Natale sono stati spesi quasi 200 mila euro (55 mila euro per le nasse, 18 mila per il presentatore, 16 mila per gli alberelli, 38 mila per l’albero, oltre ad altre voci) e che per il Capodanno siano stati stanziati ulteriori 320 mila euro.
Numeri che, da soli, non giudicano nessuno, ma aiutano a capire.
Mi sono candidato per la prima volta, senza precedenti esperienze politiche, non per ambizione personale ma per senso di responsabilità.
Ho conosciuto situazioni di crisi abitativa tali da ritenere che commentarle non fosse più sufficiente.
Mi sono presentato con una proposta precisa, non con promesse generiche: intervenire su una parte ben definita del problema, quella di chi potrebbe pagare un affitto ma non riesce a trovare un’abitazione.
Per chi non può pagare, è evidente, servono politiche diverse.
La proposta è quella di un fondo di garanzia comunale per gli affitti a lungo termine.
Il meccanismo è volutamente semplice, perché le soluzioni complesse spesso restano sulla carta.
Il Comune accantona 400 mila euro come garanzia a tutela dei proprietari. Non si tratta di una spesa immediata, ma di una copertura attivata solo in caso di inadempienza.
Con questa cifra si possono garantire circa 55 appartamenti all’anno. Anche ipotizzando (con prudenza fin troppo generosa) un 10% di mancati pagamenti, l’esborso reale per l’ente sarebbe di circa 40 mila euro; i restanti 360 mila euro resterebbero disponibili come fondo per gli anni successivi.
In prospettiva, circa 275 abitazioni in cinque anni. Non una soluzione miracolosa, ma una soluzione praticabile.
Per tutto il primo anno di mandato, ogni volta che questa proposta veniva posta, la risposta è stata invariabilmente la stessa: attendere gli esiti dello studio che avrebbe fornito un quadro definitivo.
Quello studio era precisamente quello commissionato: su indicazione dell’assessore Corbia, sono stati spesi 40 mila euro per affidare a una società di Bologna (Nomisma) un’analisi sulla situazione abitativa.
Il lavoro è serio, autorevole e restituisce una fotografia chiara della realtà.
Come spesso accade, però, le fotografie descrivono bene ciò che già si vede. E infatti, come unica ipotesi di leva economica, lo studio indica l’istituzione di un fondo di garanzia comunale, confermando, con qualche mese di ritardo e qualche migliaio di euro di costo, una proposta avanzata da oltre un anno a costo zero.
Ad oggi, resta il fatto che non si è ancora passati alla fase attuativa.
In questo primo anno e mezzo di mandato ritengo di aver lavorato con continuità, ma non ho ancora raggiunto l’obiettivo principale per cui mi sono candidato.
Colpisce, in particolare, che a fronte di un avanzo di bilancio pari a 12 milioni di euro, la richiesta fosse ed è semplice: destinare 400 mila euro per offrire una risposta concreta a una parte della crisi abitativa.
Non cifre simboliche, ma nemmeno tali da giustificare lunghe esitazioni, specie alla luce di quanto si spende per altre voci, sempre importanti ma sicuramente non paragonabili alla crisi abitativa.
Dietro questi numeri, va ricordato, non ci sono grafici, ma persone e famiglie reali.
Comunque, a oggi nessuna risposta.
Ho ancora tre anni e mezzo di mandato a disposizione.
In politica il tempo è una risorsa, ma anche un alibi.
Le analisi sono state fatte, i dati sono noti, le risorse esistono.
A questo punto, più che nuove valutazioni, servirebbe la virtù meno praticata: decidere.
E, come spesso accade, sarà su questo che verrà espresso il giudizio finale.









