Tre giorni di pellegrinaggio lento tra Sorres, i nuraghi e la parola che racconta
Borutta ha accolto dal 1 al 3 ottobre una comunità di camminatori, pellegrini e giornalisti che hanno
scelto di percorrere insieme i sentieri della Destinazione di Pellegrinaggio di San Pietro di Sorres,
nel cuore del Meilogu. Un’esperienza che ha unito il passo lento al potere della parola, intrecciando
la voce della natura con quella della storia, la spiritualità del monastero con la forza arcaica delle
pietre nuragiche.
Il progetto Noi Camminiamo in Sardegna nasce proprio da questa visione: restituire valore al
paesaggio e alle comunità attraverso il turismo lento, i cammini, le destinazioni spirituali. Un
percorso che non si limita alla promozione, ma che vuole generare esperienze autentiche e reali,
capaci di farsi racconto, emozione, eredità condivisa.
Il cammino verso Sorres ha avuto il sapore della scoperta e della rinascita. Nella prima giornata, i
partecipanti hanno conosciuto la suggestiva grotta di Ulari, con la speciale colonia di pipistrelli,
accompagnati dalla guida ambientale Gisella Arru. Nel secondo giorno, la marcia ha attraversato la
Valle dei Nuraghi, fino alla maestosa Reggia di Santu Antine, dove l’archeologo Franco Campus ha
condotto una visita guidata che ha illuminato la profondità di una civiltà antichissima: “I nuragici
hanno investito in cultura ed innovazione creando relazioni che durature. La loro organizzazione
prevedeva il raggiungimento di uno con sforzo collettivo e condiviso che li rese interlocutori
credibili”, parole che hanno restituito il senso di una civiltà che ancora oggi ci interroga.
E’ stata l’accoglienza della comunità benedettina guidata dall’Abate Luigi Tiana ad illustrare e far
vivere appieno la bellezza della Cattedrale di San Pietro di Sorres. Qui, nella foresteria del
Monastero ha fatto tappa il Cammino di Santu Jacu, rafforzando il legame tra i cammini che
attraversano l’isola e le sue destinazioni di pellegrinaggio. Qui, la spiritualità benedettina si è
intrecciata al silenzio del paesaggio vulcanico del Monte Pelau, offrendo ai pellegrini un’occasione
di meditazione e di condivisione profonda.
A rendere speciale questo percorso è stata anche la presenza di giornalisti ed esperti di
comunicazione che hanno scelto di camminare accanto ai pellegrini, di condividere fatica e
meraviglia, di raccontare con le parole la stessa verità che i passi hanno disegnato sul terreno.
Perché il potere del cammino non è solo fisico, ma diventa linguaggio, testimonianza, racconto che
si fa comunità.
Borutta, con il suo borgo, i suoi paesaggi e l’abbazia, ha dimostrato che il turismo lento non è solo
un’esperienza da vivere, ma una nuova forma di narrazione collettiva, in cui la parola e il passo si
uniscono per ridare senso al tempo, alla memoria e al futuro.
Ufficio Stampa – Comune Borutta










