Mercoledì 12 Agosto, aggiornato alle 16:53

Il caso dei militari israeliani in vacanza in Gallura: Sardegna, paradiso o retrovia di guerra? Polemica a livello nazionale

Il caso dei militari israeliani in vacanza in Gallura:  Sardegna, paradiso o retrovia di guerra? Polemica a livello nazionale

Sardegna, paradiso o retrovia di guerra?
Santa Teresa confermata, da queste parti del tema se ne parla indistintamente, ma con un dubbio legato alla riservatezza e ai luoghi.
A Santa Teresa di Gallura la voce gira da giorni. Non è più un segreto: un centinaio di soldati israeliani sono ospitati in un resort di lusso, quello dove di solito arrivano famiglie in vacanza e coppie in cerca di mare trasparente. Stavolta no: le camere vista mare sono finite a uomini dell’Idf, registrati con nomi di copertura e solo all’ultimo con quello vero. Presenze discrete, protette.
Il contrasto è pesante. Da una parte la piscina con i lettini in fila, dall’altra le immagini che scorrono ogni sera nei telegiornali: bambini morti, case sbriciolate, gente che scappa senza sapere dove andare. E ci si chiede: possibile che qui si viva come se nulla fosse, mentre altrove si contano i cadaveri?
Non tutti hanno accettato. A Porto Pino, nel Sulcis, un residence ha detto no a richieste di prenotazione arrivate da cittadini israeliani. Una scelta che ha fatto discutere, segno che la questione spacca e crea disagio.
E Alghero? Nessuna prova, solo ipotesi. Ma proprio la riservatezza con cui queste presenze vengono gestite fa pensare: nella Riviera del Corallo sono planate delle richieste? Forse sì, forse no. Non è dato saperlo.
La Sardegna intanto resta sospesa tra due immagini che non si parlano. Da una parte l’isola che accoglie, che vive di turismo e ospitalità. Dall’altra il rischio di diventare retrovia dorata per chi la guerra la combatte.
E la chiusura, stavolta, suona come un’equazione che non torna:
Mare e silenzio : macerie e pianti = vacanza “turistico-militare” : X
E X non è un numero. È l’incognita che conosciamo tutti: i funerali dei più fragili. bambini, donne, civili senza colpa. La sproporzione è tutta lì.

Sapere di militari che appartengono a un esercito accusato di crimini di guerra, ospitati, seppur a costi ragguardevoli,  protetti da un cordone di sicurezza, sono  un’offesa alla nostra terra,  alla coscienza civile, e all’umano sentire, quello che non fa distinzioni.

E la polemica sale di intensità. A livello Regionale si chiede l’interruzione dei voli che da Olbia collegano con Israele (LEGGI). A livello nazionale sono previste interrogazioni parlamentari su un argomento che sta indignando molte persone.

 


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