Martedì 11 Agosto, aggiornato alle 16:12

Enrico Daga difende le sue scelte: “porcetti grigliati forse no, ma la musica sotto le stelle è il segno della vitalità dei nostri giovani”

Enrico Daga difende le sue scelte: “porcetti grigliati forse no, ma la musica sotto le stelle è il segno della vitalità dei nostri giovani”

Un autentico terremoto che si è abbattuto su Alghero in questi giorni, che hanno messo in evidenza quanta criticità ci sia nell’organizzare un evento in un contesto urbano, fra lido San Giovanni e Lungomare Barcellona), dove la politica è chiamata a esprimere pareri, ad autorizzare, e forse anche a negare. Il lungo post di Enrico Daga si deve leggere con molta attenzione. La sua è una difesa a tutto campo dell’evento, partendo da presupposti tutti politici, dove persino una grande forza politica, Forza Italia chiede l’azzeramento della Giunta in carica. Il dibattito si fa rovente, e si accompagna a queste altrettanto torride giornate che stanno trasformando Alghero in una fantastica pentola a pressione. Capiamo l’Assessore Daga, e cogliamo persino la sua presa di coscienza su porcetti grigliati forse no, una ammissione del fatto che forse ci si è spinti oltre, ma dei distinguo vanno fatti, i paletti vanno sistemati, senza mischiare in un unico shaker giovani, futuro, ed eventi. Sono cose assolutamente da tenere distinte, perchè è compito di chi si è assunto l’onere di governare una città di creare opportunità, rendere vivibili e godibili gli spazi urbani ( quelli che sono rimasti), ma non ad ogni costo e a qualunque prezzo. Tutto si può e si deve bilanciare, compresa la trasformazione di un bel contesto urbano, nato con altri presupposti, e finalità, e ora a rischio disvalore.

Ecco cosa afferma Enrico Daga:
Chiedono di azzerare la Giunta, mentre ci guardano da lontano, tra un calice e l’altro di prosecco magari bevuto in barca, perché il problema sono questi ragazzi: i nostri portatori di futuro.
Per loro sono bersagli da demolire.
Una festa, una spiaggia, una città.
Un gruppo di ventenni, senza grandi possibilità, senza sponsor miliardari, con solo entusiasmo e cuore ha deciso di dar vita a qualcosa di simpatico: un fine settimana di musica, colori, sorrisi, convivialità.
Famiglie con bimbi piccoli, ventenni, trentenni, turisti e cittadini si sono incontrati, creando un momento di socialità autentica, lontano dalla solitudine dei cellulari e dalle notti in giro dentro una macchina.
Queste immagini raccontano il grande dramma di cui discute una città turistica in pieno agosto.
Lo scherno e la censura sono la risposta che qualcuno vorrebbe dare a nome di una città come Alghero ai suoi giovani.
Io dico che lo sforzo che dobbiamo compiere, soprattutto noi adulti nei loro confronti è quello di infondere fiducia, responsabilità e passione
I giovani sono una risorsa, non possono essere considerati un problema.
In una città che lamenta la mancanza di luoghi per la socialità dei ragazzi, questi ventenni hanno costruito un’occasione di partecipazione reale. Non li abbiamo sostenuti per stare con la testa sullo schermo di un cellulare, ma a incontrarsi, esprimersi, contribuire.
Le critiche strumentali non vedono questo: attaccano, distruggono, annichiliscono.
Io dico: “grazie”, e soprattutto: “continuiamo insieme e meglio”.
I porcetti grigliati forse no, ma la musica sotto le stelle, l’atmosfera colma di colore non sono oggetti di spreco, ma vanno raccontati come segni di vitalità.
Un evento che ha unito generazioni, che ha dato al lungomare un’anima, almeno per un fine settimana, non possono essere banalizzati al punto da renderli strumenti di lotta politica.
E poi, non basta criticare: serve costruire!
Chiamare “orribile” qualcosa così, significa mettere il veto su qualsiasi tentativo dei giovani di fare, di provare, di rischiare. È un insegnamento sbagliato: non serve fermare le energie in nome di un quieto vivere sterile. Occorre dialogo, regole condivise, accompagnamento, co-progettazione.
Io sto con loro.
Come voce che unisce visione ed equilibrio, dico: difendiamo chi ha il coraggio di mettersi in gioco. Siamo pronti a sostenere, insieme alle istituzioni, ogni miglioramento tecnico, logistico, sostenibile. Ma non accetto che si sacrifichi la speranza sull’altare della paura o della solitudine digitale.
Dobbiamo sostenere questi giovani, impariamo da loro il valore della condivisione, della festa, della responsabilità sociale. E se qualcuno vuole criticare, che lo faccia con proposte concrete, non con slogan rancorosi.
Perché alla fine, se la città smette di fare spazio alla generazione futura, smette di guardare al futuro.
E i nostri ragazzi non meritano questo.

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