Un grave fatto di discriminazione a sfondo sessuale è stato denunciato dalla UIL FPL, che porta all’attenzione dell’amministrazione sanitaria e dell’opinione pubblica come all’interno di un posto di lavoro, ci sia una persona perseguitata, con gravi ripercussioni sul suo profilo psico-fisico. E si auspica che l’Amministrazione sanitaria ora proceda, in maniera ferma seppur riservata, ad identificare i colpevoli, che con questi gesti screditano l’istituzione, e creano profondo disagio in chi lavora in un contesto molto delicato quale è un Ospedale.
ALGHERO – Un grave atto discriminatorio si è verificato nei giorni scorsi presso l’Ospedale Civile di Alghero, dove un dipendente del comparto sanitario ha rinvenuto una scritta omofoba, incisa all’interno del proprio armadietto personale. Il gesto, ritenuto dall’interessato l’ennesimo episodio di ostilità vissuto nel contesto lavorativo, è stato formalmente segnalato come atto lesivo della dignità e potenzialmente rilevante anche sotto il profilo penale.
Il dipendente, pur non avendo mai presentato segnalazioni scritte precedentemente, aveva già riferito verbalmente episodi simili ai referenti interni. Dopo l’ultimo accadimento, ha ricevuto una risposta che ha ulteriormente aumentato il disagio, sentendosi dire – secondo quanto riportato – di “farsi scivolare la cosa addosso”.
La UIL FPL, per voce del sindacalista Campus Antonio Oscar, ha condannato fermamente l’accaduto: “Un fatto inqualificabile, che non può essere minimizzato né tollerato. Chiediamo provvedimenti urgenti da parte dell’Azienda per tutelare la persona coinvolta e garantire un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso per tutti”.
Il sindacato richiama la Legge 205/2017 sui crimini d’odio, il D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro e lo Statuto dei lavoratori (L. 300/1970), ribadendo il diritto alla tutela della salute psicofisica e alla non discriminazione nei luoghi di lavoro.
Anche il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza ha richiesto lo spostamento temporaneo del dipendente, in via cautelativa.
Il caso accende nuovamente i riflettori sulla necessità di contrastare ogni forma di discriminazione e promuovere reali politiche di inclusione all’interno delle strutture sanitarie pubbliche.









