di CaSpa
Sabato 23 agosto si è chiusa ad Oristano la quarta edizione della rassegna letteraria Propagazioni Festival edizione 2025, Sull’orlo del vulcano organizzata dall’associazione Heuristic con la direzione artistica di Vito Biolchini e quella organizzativa di Stefano Casta; l’iniziativa culturale è sostenuta della Regione Autonoma della Sardegna, dai comuni di Oristano e San Vero Milis, dalla Fondazione di Sardegna e dalla Fondazione Medsea.
L’ultima serata ha visto il convegno dedicato allo scrittore sardo Sergio Atzeni, a trent’anni dalla scomparsa, e la presentazione del libro del giornalista Rai Claudio Pagliara su Donald Trump.
La rassegna dopo quattro giorni di incontri, nella sua ultima serata al chiostro dell’Hospitalis Sancti Antoni di Oristano ha prima reso omaggio allo scrittore che ha maggiormente segnato la letteratura sarda contemporanea degli anni Novanta, attraversando come un lampo la narrativa italiana. L’incontro “Sergio Atzeni e noi” moderato dal direttore artistico del festival Vito Biolchini, ha visto la partecipazione del curatore editoriale e scrittore Antonio Franchini (suo il pluripremiato “Il fuoco che ti porti dentro”, Marsilio), Nicola Muscas (“Un amore di contrabbando”, Mondadori) e Gianni Usai, (“La sola notte”, Il Maestrale) insieme alla studiosa dell’Università di Leeds Gigliola Sulis si sono confrontati nel tracciare nuovi percorsi interpretativi dell’autore di “Passavamo sulla terra leggeri”.
Dopo la sezione letteraria l’ultimo incontro della quarta edizione della rassegna Propagazioni Festival ha visto protagoniste le tematiche internazionali con un ospite prestigioso: il corrispondente della Rai da New York Claudio Pagliara con il suo libro “L’imperatore. Donald Trump, l’alba di una nuova era” (Piemme). Il giornalista ha raccontato “in diretta”, nel corso della conversazione con la giornalista Sara Perria, le trasformazione dell’America e la sfida che lancia al mondo. Ha chiarito il contesto esplosivo da cui bisogna partire per interpretare l’azione del presidente degli Stati Uniti, proiettandoci negli scenari politici, geopolitici ed economici di domani. Da giugno, dopo 45 anni di giornalismo in giro per il mondo dalla Cina, a Gaza, agli Stati Uniti, è andato in pensione , ma continuerà il suo impegno a New York lavorando nell’istituto italiano di Cultura. Pronto ad accogliere e promuovere, da Oristano (cittadina che non conosceva) e dalla Sardegna proposte culturali negli States.










