Lunedì 10 Agosto, aggiornato alle 22:27

Il sindaco della capitale ungherese Gergely Karácsony è indagato, I Radicali tornano a Budapest: Difendere il Pride è un dovere democratico

Il sindaco della capitale ungherese Gergely Karácsony è indagato, I Radicali tornano a Budapest: Difendere il Pride è un dovere democratico
Difendere il Pride non è un reato. È un dovere democratico.”
 
Quando il 28 giugno scorso abbiamo attraversato le strade di Budapest, ci siamo trovati dentro qualcosa che andava ben oltre la celebrazione dell’orgoglio LGBTI+: stavamo prendendo parte a un momento storico, forse irripetibile. Più di 200.000 persone, in un Paese dove la libertà di riunione è sottoposta a restrizioni arbitrarie, hanno scelto di esserci. Di metterci il corpo, la voce, le identità. In una risposta potente e collettiva che ha attraversato confini geografici, linguistici, politici. L’Europa, quella vera, quella dei diritti e delle libertà, ha preso parola a Budapest.
 
Noi, Europa Radicale, Certi Diritti, le associazioni radicali di Torino, Milano, della Sardegna, eravamo lì. Non per delega o rappresentanza, ma per condivisione e responsabilità. Perché in una stagione europea segnata da regressioni democratiche, da governi che riscrivono la legge per zittire il dissenso e confinare le libertà, la presenza al Pride di Budapest non è stata un gesto simbolico. È stato un atto politico.
 
Sapevamo che non sarebbe finita lì. Non poteva. Ed è per questo che oggi, mentre il sindaco della capitale ungherese, Gergely Karácsony, viene convocato dalle autorità per essere interrogato in merito all’autorizzazione della manifestazione, sentiamo il dovere di tornare a parlare.
 
L’indagine nei suoi confronti è un atto grave. Non solo perché colpisce una persona, ma perché mette sotto accusa la funzione democratica di un sindaco che ha scelto – come avrebbe dovuto fare ogni amministratore pubblico – di garantire uno spazio di libertà. Invece di piegarsi alle minacce e alle pressioni, Karácsony ha garantito sicurezza e agibilità democratica a centinaia di migliaia di persone.
 
Quel giorno non ci ha lasciati soli. Ora tocca a noi non lasciarlo solo.
 
Ma la solidarietà non basta. Serve l’azione.
 
Troppo spesso, davanti alle derive ungheresi, si invoca l’articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea come un totem. Ma quell’articolo, pur importante, non basta. I trattati europei prevedono altri strumenti, concreti, immediati. L’Italia, come ogni Stato membro, può – se lo vuole – avviare un ricorso per inadempimento davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (artt. 258–260 TFUE), chiedendo misure provvisorie per sospendere le leggi ungheresi che violano diritti fondamentali (art. 279 TFUE).
 
Non è un’astrazione giuridica. È la via concreta che esiste già oggi per fermare l’escalation autoritaria di Budapest. Ma richiede coraggio politico. Quello che, finora, il governo Meloni non ha dimostrato di avere.
 
Non ci si può dire europeisti mentre si tace davanti alla criminalizzazione del dissenso. Non si può dichiarare sostegno ai diritti mentre si resta inerti di fronte a un sindaco democratico sotto inchiesta per aver permesso una manifestazione pacifica.
 
Lo ripetiamo: difendere il Pride non è un reato. È una responsabilità democratica.
 
Come radicali, crediamo che l’Europa sia una scelta quotidiana. Una tensione costante tra libertà e potere, tra diritto e sopruso, tra cittadinanza e obbedienza. E per questo, abbiamo voluto che la nostra presenza a Budapest non si esaurisse in una manifestazione.
 
Abbiamo lanciato un crowdfunding, raccogliendo fondi che sono stati interamente devoluti all’organizzazione del Pride. Un gesto semplice ma politico, perché la solidarietà, per noi, è fatta di atti concreti. Lo abbiamo detto allora, lo ribadiamo oggi, con i fatti. (In allegato lo screenshot del bonifico).
 
A fianco a noi, in piazza, c’erano esponenti delle istituzioni italiane che hanno scelto di esserci: Ivan Scalfarotto, senatore di Italia Viva; Elena Buscemi, consigliera delegata del Sindaco di Milano; Diana De Marchi, consigliera della Città Metropolitana di Milano. Come le associazioni radicali da ogni angolo d’Italia: l’Associazione Tonino Pascali – Sardegna Radicale, l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta di Torino, l’Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano.
 
È da quella presenza, da quella piazza, che continuiamo.
 
E lo diciamo con la stessa chiarezza con cui Pannella parlava di nonviolenza e diritto: quando uno Stato reprime, chi tace diventa complice. Quando una libertà viene messa sotto accusa, la risposta non può essere silenzio. Deve essere azione. E responsabilità.
 
Oggi Karácsony è sotto inchiesta. Domani potrebbe toccare a chiunque difenda uno spazio democratico. Per questo siamo e resteremo al suo fianco. Non per difendere un uomo, ma per affermare un principio.
 
Perché quando si incrimina la libertà, ogni cittadino libero ha il dovere di rispondere.
 
Europa RadicaleCerti Diritti Associazione Radicale Adelaide Aglietta – Radicali Torino Associazione Tonino Pascali – Sardegna Radicale Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano

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