Un Segretariato permanente europeo per le isole del Mediterraneo all’interno del quale delineare strategie comuni, affrontare in maniera organica le condizioni di svantaggio permanente derivanti dalla condizione di insularità e mettere a sistema le best practices nei settori di comune interesse a partire dai trasporti, l’energia, il turismo e l’economia del mare e della cultura che accomuna popoli e nazioni con un minimo comune denominatore demo-etno-antropologico. Costruire le fondamenta per una collaborazione economica in grado di sviluppare nuove reti di rapporti commerciali in grado di vincere la debolezza strutturale di mercati storicamente ristretti e isolati, mirando a valorizzare le filiere agricole e zootecniche; a rilanciare le zone interne e le loro comunità depositarie di una memoria inestimabile della comune cultura materiale e immateriale; dare una prospettiva strategica al valore della qualità della vita delle isole mediterranee e in particolare alle eccellenze ambientali, paesaggistiche ed eno-gastronomiche connesse alla longevità e al rinnovato interesse internazionale per le cc.dd. “blue zone”.
“Non si tratta di una iniziativa partitica o divisiva. Tutti parlano di una nuova centralità del Mediterraneo ma questa centralità non può essere affermata – dichiara Christian Solinas, segretario nazionale del Partito Sardo d’Azione – senza un processo di rivalutazione e nuova valorizzazione delle isole di questo Mare, che ne hanno per larga parte costruito e determinato la storia e la cultura, dando i natali a civiltà e comunità, spesso ingiustamente obliterate e in molti casi ancora sconosciute nonostante i valori che sono state in grado di esprimere in tempi passati”.
“Questo progetto – prosegue – condiviso con il SEACS, braccio operativo del Centro Studi Giuseppe Bono, ha enormi potenzialità e può determinare esternalità positive su larga scala per la Sardegna. C’è però un presupposto fondamentale e ineludibile: deve essere un progetto dei sardi e per i sardi, percepito da tutti come proprio, come un potenziale master plan fondato sulla cultura, le tradizioni e l’ambiente della Sardegna e non sui metri cubi e l’urbanistica, in grado – proprio per il fascino ancestrale che esprime, richiamando il mito degli Shardana, le Civiltà nuragica e pre-nuragica – di attirare l’interesse della comunità internazionale e anche del mondo dell’impresa e della finanza, ricucendo con un filo d’orbace la storia plurimillenaria di Isole come la Sicilia, Cipro, Creta, la Corsica, Maiorca e le Baleari, Rodi o di Eubea, solo per citarne alcune”.
Le implicazioni strategiche di questo Segretariato permanente europeo per le isole del Mediterraneo, che la Sardegna si candida a ospitare e che al più presto sarà sottoposto anche all’attenzione del Governo Italiano, sono molteplici. Spaziano dal recupero della storia comune delle civilizzazioni e, perché no, pure delle leggende e dei miti che hanno formato per larga parte la cultura dell’Occidente in senso ampio. Abbracciano esempi virtuosi di convivenza fra popoli senza ignorare i contrasti e quei conflitti, dal cui riconoscimento e dall’elaborazione dei quali possono scaturire soluzioni innovative di collaborazione.
Il Segretariato Permanente dovrebbe poi occuparsi dello sviluppo di sinergie nei settori economici comuni a partire da quelli dell’agricoltura mediterranea e del turismo, delle possibili leve fiscali a compensazione degli svantaggi strutturali dei rispettivi mercati (zone franche, zone economiche speciali, zone logistiche speciali, fiscalità di vantaggio, …). E ciò anche nell’ottica del Piano Mattei. Potrebbe, inoltre, accentrare gli studi sulla tutela ambientale, sulle politiche per il mare, la pesca e la logistica, sull’energia nonché le analisi sulla continuità territoriale per persone e merci, intesa come presupposto fondamentale per affermare concretamente i principi di libera circolazione e di coesione territoriale, favorendo una connessione marittima e aerea adeguata in termini di rotte, frequenze e tariffe tra le Isole e la terraferma europea.
“Il Partito Sardo d’Azione si fa promotore di questa iniziativa insieme con il SEACS (Centro Studi Giuseppe Bono) – sottolinea Solinas -, non in quanto parte dell’agone politico quotidiano, ma in ragione della sua storia ultracentenaria, legataria della plurisecolare Questione Sarda che è parte della più grande istanza insulare mediterranea e come espressione autentica di una cultura originaria del territorio e della Comunità nazionale sarda”.









