Per l’Alghero la settimana di passione è cominciata in anticipo. Ieri a Maria Pia a spingere i giallorossi c’erano tutti gli amanti del pallone nostrani. Volti nuovi, altri provati da una stagione avara di soddisfazioni. Ma c’era la voglia, l’unica, di spingere la squadra all’impresa, quella di battere il San Teodoro-Porto Rotondo, squadra anch’essa impelagata sino al collo per non retrocedere.
Partita nervosa, dove da subito ci si rende conto che non sarà una bella partita, e non può essere quando n palio c’è una intera stagione e una categoria, l’Eccellenza, che l’Alghero vuole talmente forte, che chiama a raccolta tutti. La Coreografia iniziale, la musica di sfondo, vecchi inni rispolverati, non sono bastati per schiacciare, in campo un avversario che si è dimostrato ostico come intuibile alla vigilia. Nessuno regala niente, e ad Alghero quest’anno si è toccato con mano quanto l’Eccellenza sia un torneo dove di scontato non c’è nulla, dove persino i valori in classifica la domenica vengono stravolti, dalle situazioni in campo, dalla grinta e dalla voglia di non soccombere, specie quando al cospetto ci si trova con una nome di gran blasone come l’Alghero.
Quel terreno di gioco di Maria Pia adatto come pochi per difendersi, e incredibilmente complicato per costruire gioco, trame e attacchi negli spazi che difettano, per gli avversari dei giallo rossi sono un alleato, per i locali un avversario in più.
A Maria Pia fa capolino, a sorpresa, persino il Sindaco Raimondo Cacciotto, al fianco dell’Assessore Enrico Daga, arriva per tempo, e si accomoda in gradinata, fronte sole e si accorge del clima, frizzante e partecipato, che coinvolge. Lui, anzi loro, Sindaco e Assessore, che di calcio sanno poco, cresciuti su campi di basket, sono però uomini di sport, sanno del suo valore aggiunto in una società, e sono li anche loro, per quanto possono, per spingere l’Alghero all’impresa.
Ma la dura realtà prende corpo quando il San Teodoro segna, con una giocata velenosa, una ripartenza fulminea che infilza l’Alghero (LEGGI). Al Pino Cuccureddu cala il gelo, la squadra in campo quasi smarrita, si aprono scenari da incubo.
Dalla panchina il mister Fadda le prova tutte, attiva tutti i cambi possibili, con i nervi a fior di pelle, fra un battibecco e una imprecazione specie nei confronti di chi in campo non è attivo come si dovrebbe. E l’incubo prende ancora più corpo quando Kamana, perde la testa, rifila un pestone all’avversario a terra, e l’arbitro altro non può fare se non sventolare il rosso all’ingenuo centrale difensivo locale. In campo i giocatori si guardano in faccia, si spingono l’uno con l’altro, il più esperto, Stefano Mereu, non smette di correre e sollecitare, perchè in campo ci sono uomini poco avvezzi alla lotta senza quartiere, abituati ad altri scenari e ad altre battaglie.
Così, per via di quella legge non scritta nel calcio, che premia chi insegue con tenacia senza mai mollare, il pareggio per l’Alghero arriva all’ultimo tiro utile della partita. Roba da non credere, che aggiunge poco alla classifica, ma da tanto in termini di caparbietà e voglia di non soccombere. Un boato squarcia il silenzio surreale a Maria Pia, un boato che dice che questa squadra non vuole affondare, che ora, come non mai, serve una impresa, non chiedeteci come possa avvenire, ma serve davvero una impresa per conservare l’Eccellenza.
L’Alghero ora è terz’ultima dentro i play out, sopra di lei con un solo punto di vantaggio, il Carbonia, la Ferrini, e il San Teodoro e il Barisardo. La trentesima giornata di campionato è tutta da decifrare. L’Alghero gioca a Monastir, seconda forza del campionato, il Carbonia e la Ferrini si scontrano in un match senza appello che vale la permanenza in Eccellenza, Il San Teodoro gioca in casa contro il Calangianus, e il Barisardo fra le mura amiche attende la visita della corazzata Budoni, già vincitrice del campionato con anticipo. Ecco a leggere il calendario, sembra tutto disegnato per non dare chance all’Alghero. Ma ci sono 90 minuti da giocare e da vivere in apnea, poi forse, si dovrà pensare alla roulette dei play out, un epilogo da incubo, appunto








