di Antonio Sini
“Nel cuore di Alghero, dove il mare abbraccia la terra con dolcezza, pulsa un amore viscerale per il calcio, una passione che non conosce mezze misure. Qui il pallone non è solo sport: è poesia, è emozione, è una storia che si scrive ogni domenica, sul prato verde e nelle anime di chi guarda con occhi brillanti.
Ma il calcio, come la vita, non è un’equazione perfetta. Ci sono annate che sbocciano come un vigneto sotto il sole d’estate, e altre che sfioriscono, aggrappate alla promessa di un’alchimia mai davvero nata.
In quei momenti, la bellezza di questo gioco sta nel continuare a crederci, nel sostenere, nonostante le cadute e i silenzi che fanno eco nelle tribune.
Spesso, però, i pensieri più amari e le critiche più accese provengono da chi è stato grande conoscitore di questo gioco.
Sarebbe proprio questo il momento per queste persone di stringersi intorno ai progetti sportivi della città, per offrire sostegno invece di essere spettatori critici e distanti. Perché il calcio non vive di soli errori: ha bisogno di unione, di fede, di mani che costruiscono insieme.
Un pensiero diverso va a chi, invece, non è riuscito a lasciare il segno ovunque sia andato e, per frustrazione, sceglie di attaccare chi si adopera per fare qualcosa. Tra questi, in modo discreto e silenzioso, emergono talvolta anche voci che dovrebbero raccontare il calcio con obiettività e rispetto.
Questo spirito divisivo rischia di soffocare l’anima calcistica di Alghero, di fare svanire la magia che si respira sotto questo cielo. E quando il calcio muore, perde tutta la città, perché è una parte del cuore di chi la vive.
Forse, l’amore vero non è perfetto, ma incondizionato.
Tifare significa accettare l’ombra accanto alla luce, abbracciare le fragilità e ricordare che il calcio, come questa terra, è fatto di bellezza e di cuore. Di alchimie che, prima o poi, trovano la loro magia.
Che questo finale di stagione porti con sé un vento di sostegno e di fiducia, un abbraccio collettivo per il calcio algherese, affinché sotto questo cielo possa continuare a vivere e a regalare emozioni a tutti.
Perché quando vi è il calcio, è sempre un buon week end.
“Un capolavoro, non un romanzo ma una poesia firmata da Gianluca Marras, la mente della Fc Alghero, quello che ha costruito i successi, e le sconfitte. Via social. Un resoconto, una summa di fine stagione, scritto sapientemente, pesando termini e stilettando pure. Lo abbiamo letto più volte per coglierne gli aspetti reconditi, i messaggi subliminali, figli di quell’atteggiamento, riservato e non, che lo ha fatto diventare un personaggio, enigmatico, suo malgrado. E ci siamo permessi di sottolineare alcune sue affermazioni perchè è li che abbiamo colto sfumature degne di nota. E ancor di più nel leggere la poesia targata Gianluca Marras, si coglie persino l’inclinazione di non essere capace di ammettere, per una sola volta, di aver sbagliato. Certo che il calcio è fatto di disequazioni, la perfezione non c’è mai, ma è altrettanto vero che nel calcio i successi e le sconfitte non arrivano mai per caso. C’è sempre un filo conduttore, con responsabilità figlia di scelte che avvengono a gioco fermo, magari sotto il sole cocente estivo, a tavolino.
La Fc Alghero un autentico potentato economico, nei due anni precedenti ha sbaragliato il campo della concorrenza, una macchina di successi e di gol, con giocatori scelti e calibrati per la categoria da vincere. Una società che si è data una organizzazione professionale, talmente estremizzata che i rapporti interpersonali ne sono usciti deteriorati. Ha fatto leva sui social, imponendo slogan, modi di fare, e strategie, che oggi sono pesantemente messe in discussione. E fra tutto si è fatto largo un difetto che non ora, ma con il tempo garante, ha dimostrato tutta l’idiosincrasia per i commenti critici, il vero sale del calcio, quelli fuori dall’alveo della comunicazione ufficiale. La loro.
Una comunicazione che spesso è sconfinata nelle fake, per confezionare messaggi, descrizioni di parte, che nulla hanno a che fare con l’informazione e l’obiettività della descrizione dei fatti di cronaca sportiva. Il calcio da noi raccontato ha sempre rispecchiato l’obiettività scaturita dal campo di gioco. Rispettando, sempre gli attori del gioco, avversari compresi. Ecco questo alla Fc Alghero non piace, e l’aver eliminato dalla loro mail list il nostro giornale, nelle comunicazioni ufficiali, la dice lunga, su come l’evoluzione di molti attori, abbia virato, voltando le spalle a chi, è stato capace, senza nulla chiedere, di percorrere miglia di chilometri, per seguire le gesta di questa squadra, figlia di un progetto, entusiasmante, capace di muovere sentimenti da anni sopiti, passione pura.
La rincorsa della Fc Alghero quest’anno, nonostante i proclami d’estate si è arenata, non certo per i silenzi che provengono dalle tribune, ma perché il calcio di perfetto ha poco, ma ha il pregio di far vedere alla distanza, se si è sbagliato. E quando le stagioni vanno male è certo che si è sbagliato, e non certo per i silenzi dalle tribune, ma perchè il fragore si legge nella classifica, e in quelle caselle impietose che dicono tutto.
Ecco avremo voluto Gianluca Marras capace di fare autocritica, ma siamo certi lo farà, nella speranza che capisca che criticare sovente aiuta a crescere, a uscire dalla torre d’avorio costruita, ad avere con le gesta domenicali, un rapporto corretto, non piegato all’utile. E se sarà capace di accettare, vittorie e sconfitte, applausi e fischi, clamori e silenzi, darà una svolta alla sua attività intrapresa di condottiero di questa squadra, che ha un motore potentissimo. Ma non si perda di vista il cuore, questo si che rischia di far naufragare ogni progetto, se non lo si tiene vivo e pulsante”.








