Sabato 12 Settembre, aggiornato alle 19:27

VIDEO – Posidonia a montagne, il Lido oggetto di imponenti lavori di rimozione. Aspettando l’impianto di San Marco

VIDEO – Posidonia a montagne, il Lido oggetto di imponenti lavori di rimozione. Aspettando l’impianto di San Marco

Ad Alghero nel Luglio scorso erano ripresi i lavori di smantellamento della stazione di Posidonia che si trova a San Giovanni. Erano partiti alla volta di Cagliari i  camion della Ditta Demontis di Alghero, con destinazione Quartu Sant’Elena, dove la Posidonia sarebbe stata sottoposta  a vagliatura,  una trentina di camion  circa programmati. Spostamento e rimozione avvenuta  anche da poco.

Sembrava si intravedesse la soluzione  a un problema che attanaglia Alghero, “costretta” a mantenere la posidonia rimossa nella stazione identificata a San Giovanni. Lo scorso mese di Febbraio 2024 ricevette dalla Regione   circa 370.000 euro ( di quei 500.000 stanziati per tutta la Sardegna)  per poter svolgere le operazioni di rimozione  e invio a trattamento della posidonia. Proprio grazie a quel finanziamento sino a  qualche settimana fa si è dato proseguo alla  rimozione dei cumuli storici di San Giovanni

Il vegetale, che dagli agenti atmosferici va incontro a fenomeni di putrescenza, con i suoi inconfondibili odori pregni di potassio e cloruro ammorba l’area, tutta, costringendo i residenti e gli operatori economici  a convivere con un grande problema. Non solo odori, ma persino lo skyline è alterato per le grandi dimensioni della stazione, che ospita migliaia di m3 di vegetale. Capo Caccia non si vede più.  Posidonia conservata, come un bene di lusso, in disponibilità. Per fortuna che le linee guida che prevedono la loro ridistribuzione sul litorale verso l’autunno,  sia stato quanto meno rimodulato con criterio ” cum  grano salis”.

Alghero è un caso di studio Mediterraneo, le foglie del vegetale, non solo qualche camionata, sono montagne che hanno bisogno di interventi straordinari, che ad Alghero ogni anno si mettono in campo. Interventi accompagnati da centinaia di migliaia di euro, per dare alla spiaggia una parvenza d’ordine e di cura, in ottica turistica, e della sua fruizione con l’arrivo della stagione balneare.

Ma l’intervento divide, fra favorevoli e contrari all’uso di mezzi meccanici gommati. L’azione di pressione sulla spiaggia in certi punti ha fatto abbassare  il suo limite, mettendolo sotto il livello del mare, che a ogni mareggiata lo ricorda, con danni evidenti e conseguenti. Ma non c’è soluzione, se non sperare che il danno arrecato sia minimo e non irreparabile. Chi è sostenitore di rastrello e carriola, non prende atto che ad Alghero la Posidonia si deposita in  quantità davvero industriali, abnorme, dove è certo che si certifica la salubrità del mare e le qualità delle sue acque, ma le conseguenze, per la collettività, per i disagi per i costi che si porta dietro sono davvero ragguardevoli.

L’unica speranza, ormai in dirittura d’arrivo, è che la stazione di vagliatura progettata e in fase di ultimazione a San Marco diventi operativa quanto prima. L’annuncio di Piero Sartore nei giorni scorsi è stato accolto in maniera più che positiva. L’esponente del Pd ha affermato : “ Si avviano verso la conclusione i lavori di realizzazione dell’impianto per il trattamento della posidonia spiaggiata di San Marco.
Nei prossimi giorni partiranno anche i lavori per l’area di messa in riserva (dove potrà essere stoccata la posidonia in attesa di essere trattata), cosa che apre alla concreta possibilità di veder a breve liberati dalla posidonia i siti di stoccaggio, che non fanno certo bella mostra sull’arenile di Alghero, a cominciare da quello che da anni ha sottratto al pubblico utilizzo il Lido di San Giovanni”.

Vedere in questi giorni che la rimozione riporta Posidonia laddove era stata tolta, lascia interdetti. E la domanda è quasi scontata: perché non si forzano i tempi portando la Posidonia che si rimuove in queste ore proprio a San Marco nell’annunciata area di messa in riserva? Sarebbe un grande segnale, proprio in una ottica futura, per la restituzione alla fruibilità di un arenile sottratto per troppo tempo alla collettività.


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