Giovedì 20 Giugno, aggiornato alle 14:25

C’era puzza di bruciato, oggi, sul lungomare Dante

C’era puzza di bruciato, oggi,  sul lungomare Dante

di Caspa

Chi avesse percorso stamattina il lungomare Dante, nel tratto tra il cadente Caval marì e il lungomare Valencia, avrebbe potuto riscontrare puzza di bruciato, un’aria irrespirabile di legno bruciato. Immissioni dovute probabilmente ai camini accesi per il riscaldamento domestico. Insomma immissioni in atmosfera che potrebbero generare possibili disturbi respiratori. Ma qualcuno si lamentava delle Vellela vellela depositate sulla scogliera sottostante il lungomare in quanto l’ammasso organico, che inizia a decomporsi, genera odori sgradevoli. In effetti aveva ragione, ma non si lamentava della puzza delle emissioni e degli odori che si concentravano in quel tratto, altrettanto percepibili all’olfato, ed emessi dai camini. Come se ci si fosse assuefatti agli uni e non altri. Eppure le indagini statistiche riportano dati inequivocabili: la combustione domestica è più inquinante di quella industriale a parità di chili di legna o pellet bruciati. Tra i principali inquinanti vi sono le polveri sottili – PM10 e PM2,5 – ovvero le ceneri che attraverso il camino si riversano nell’aria. Con il pellet la situazione peggiora considerando il materiale che si utilizza, ovvero legno di scarsa qualità , ottenuto dalla segatura e dagli scarti legnosi triturati, impastati e compressi con cui si formano i piccoli blocchetti. Una stufa consuma chili di pellet ogni giorno e, se buona parte delle ceneri rimane al suo interno, un’altra parte va in circolo nell’aria, pronta per essere respirata dai nostri polmoni. L’elettrificazione del riscaldamento domestico è fondamentale per la riduzione della C02, sempre che essa (l’elettrificazione) sia generata da fonte rinnovabile.


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