Martedì 28 Maggio, aggiornato alle 16:03

Energia sostenibile, proposta di Confartigianato Sardegna: 16milioni di metri quadrati disponibili per il fotovoltaico sui tetti dei capannoni

Energia sostenibile, proposta di Confartigianato Sardegna: 16milioni di metri quadrati disponibili per il fotovoltaico sui tetti dei capannoni

SETTIMANA ENERGIA SOSTENIBILE – 16milioni di metri quadrati
disponibili per il fotovoltaico sui tetti dei capannoni per soddisfare
il 55% dei consumi delle aziende sarde. L’autonomia energetica
dell’Isola passa dalla proposta di Confartigianato Sardegna: lo studio
presentato stamattina. Investimenti per 23 milioni di euro l’anno e
quasi 9mila posti di lavoro. Maria Amelia Lai (Presidente
Confartigianato Sardegna): “La nostra è una idea seria, concreta,
innovativa e ambiziosa per offrire soluzioni alle imprese per non
farle più dipendere dalle oscillazioni del mercato”. Dalla Regione
sulla transizione energetica, attraverso il FESR, a disposizione 261
milioni di euro.

Sono quasi 16 i milioni di metri quadrati che, sui tetti dei capannoni
artigianali e industriali della Sardegna, potrebbero essere usati per
l’installazione di pannelli fotovoltaici e per produrre energia
rinnovabile senza consumare terreni utili alle produzioni. La
superficie, grande come 2.212 campi da calcio, se venisse sfruttata in
modo ottimale, ovvero al 65%, avrebbe una potenza installabile di
1.284 MW pari ad una produzione di 1.904 GWh, che porterebbe a
soddisfare il 55% dei consumi elettrici del settore produttivo sardo,
passando da un peso del 26% delle rinnovabili sulla produzione
elettrica sarda a un peso del 40%. Gli investimenti sarebbero pari a
23 milioni di euro all’anno e i posti di lavoro creati sarebbero 8.748
in fase di costruzione e installazione e 357 a regime per gestioni e
manutenzioni.

E’ questo, in sintesi, ciò che è emerso stamattina dalla presentazione
dello studio di Confartigianato Imprese Sardegna, realizzato in
collaborazione con la società SmartLand, dal titolo “Potenzialità
dell’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti dei capannoni
nelle aree produttive presenti in Sardegna”, in occasione di una
iniziativa regionale svoltasi a Cagliari e organizzata per la
“Settimana per l’Energia e la Sostenibilità di Confartigianato Imprese
Sostenibili”, alla quale hanno partecipato Maria Amelia Lai,
Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Paolo Truzzu, Sindaco
di Cagliari e della Città Metropolitana, Federico Della Puppa,
analista di Smartland, Fabrizio Pilo, Prorettore per il territorio
dell’Università di Cagliari, e Marco Naseddu, del Centro Regionale di
Programmazione della RAS.

“La nostra è una idea seria, concreta, innovativa e ambiziosa per
offrire soluzioni alle imprese per non farle più dipendere dalle
oscillazioni del mercato – ha affermato Maria Amelia Lai, Presidente
di Confartigianato Sardegna – significherebbe anche coprire il
fabbisogno energetico delle attività produttive e raggiungere
l’autonomia energetica; conti alla mano le nostre aziende potrebbero
migliorare la loro competitività”. “Inoltre – ha aggiunto la
Presidente – ricoprire i tetti dei capannoni industriali e artigianali
con sistemi fotovoltaici per produrre energia avrebbe anche il
risvolto positivo di non dover consumare suolo: installando i pannelli
sulle sommità di edifici già esistenti si eviterebbe infatti di creare
campi fotovoltaici su terreni agricoli o comunque non edificati, a
tutto beneficio delle zone verdi”. “Senza energia – ha proseguito la
Lai – non si produce, non si può essere competitivi. E per essere
competitive le imprese non possono subire i continui aumenti dei costi
energetici. Dobbiamo ridurre la dipendenza per l’approvvigionamento e
puntare sulle fonti alternative e pulite. In questo, serve uno scatto
e un impegno convinto e concreto anche da parte della politica”. Siamo
pronti a presentare e proporre questo studio ai decisori politici e
alle Istituzioni – ha sottolineato – anche per individuare strumenti
di finanza sostenibile per realizzare, almeno in parte, questo
obiettivo”. “Sin da subito abbiamo accettato la sfida di guidare le
imprese sarde verso la transizione green – ha rimarcato la Lai –
infatti cresce il numero dei piccoli imprenditori già impegnati a
ridurre l’impatto energetico delle proprie attività ma questi sforzi
dovranno essere accompagnati da politiche e interventi orientati ad
affrontare la transizione energetica e ambientale. Inoltre, bisogna
ridurre drasticamente la burocrazia che, ad esempio, ostacola
l’installazione di impianti rinnovabili per imprese e privati ed è
necessario sbloccare gli incentivi, come quelli per favorire
l’autoproduzione di energia”. “Non bastano più i piccoli gesti – ha
aggiunto Daniele Serra, Segretario Regionale di Confartigianato
Sardegna – stiamo arrivando ad un punto di non ritorno. Dobbiamo
impegnarci per raggiungere l’autonomia energetica per non essere
costretti a subire politiche energetiche esterne”. “Le imprese
artigiane – per il Segretario – devono sapersi adeguare al cambiamento
e avranno un ruolo decisivo, ad esempio nella riqualificazione
energetica, con tutta la filiera delle costruzioni, ma anche nella
manutenzione dei mezzi di trasporto elettrici”.

“L’inclinazione dei sardi verso il fotovoltaico va sostenuta con
interventi strutturali pensati per le imprese e utilizzo dei fondi del
Pnrr deve essere ripensato in quest’ottica, altrimenti rischiamo di
perdere un’opportunità straordinaria – ha concluso la Presidente Lai –
pensare al futuro delle imprese e del Paese significa anche realizzare
la transizione green”.

Secondo Paolo Truzzu, Sindaco di Cagliari e Metropolitano, “sulla
transizione energetica è necessario lavorare a una pianificazione
complessiva che vada a incidere sull’1% di quei territori già
compromessi. La transizione deve essere un vantaggio sia per le
singole imprese e per le famiglie con l’obiettivo di avere di
abbattere i costi energetici. Infine è necessario far si che sia il
Sistema a sostenere le attività produttive che vogliono investire nei
sistemi di energia alternativa”.

Per Fabrizio Pilo, Prorettore per il territorio dell’Università di
Cagliari “la transizione energetica è un cambiamento epocale che
dobbiamo gestire, all’interno di una situazione nella quale non fare
nulla ci costerebbe molto di più rispetto a compiere delle azioni. Il
fotovoltaico fa parte di quel miglioramento tecnologico ma rimane il
problema di come accumulare l’energia prodotta e di renderla
disponibile per giorni, mesi e anni. L’auspicio è che la Sardegna
possa raggiungere gli obiettivi della sostenibilità energetica molto
prima del 2025, come richiesto dall’Unione Europea; questo si potrà
realizzare con la collaborazione tra Università, Istituzioni, Enti
Pubblici e Imprese”.

Degli incentivi che arriveranno attraverso il FESR ha parlato Marco
Naseddu, del Centro Regionale di Programmazione della RAS: “Sulla
transizione energetica abbiamo 261 milioni di euro di cui 195 per
promuovere le misure di efficienza energetica, 53 per promuovere la
produzione di energie rinnovabili e 12 per sviluppare sistemi, reti e
impianti di stoccaggio energetici intelligenti a livello locale”.

Ma a fronte di tutte queste potenzialità, vi sono ancora i costi
energetici esorbitanti. Infatti, sfiora 1 miliardo di euro la cifra
totale che le micro, piccole e medie imprese della Sardegna hanno
pagato in più in bolletta negli ultimi 18 mesi, rispetto alle tariffe
pre crisi. Il conflitto russo-ucraino ha, infatti, ha innescato un
vertiginoso aumento dei costi energetici equivalenti a un +52%
rispetto a quelle di fine 2021. Prezzi insostenibili per tante
attività che hanno portato gli imprenditori a ragionare su quali
soluzioni adottare per contenere il “caro energia” e quindi a come
sfruttare le energie alternative come il fotovoltaico.

Il dossier di Confartigianato Sardegna e Smart Land, società di
valutazioni, analisi e strategie per la trasformazione, lo sviluppo e
la rigenerazione urbana dice inoltre che l’uso delle rinnovabili sta
avendo sempre di più un ruolo centrale nelle politiche energetiche
funzionali alla transizione ecologica e per il contrasto ai
cambiamenti climatici. L’urgenza di tali politiche è ben evidente
dagli effetti negativi che quotidianamente si manifestano nei nostri
territori, come conseguenza a tali cambiamenti, in termini di costi
tanto economici quanto sociali.

La Sardegna ha una produzione energetica in surplus rispetto alle
esigenze regionali, garantendo in questo modo l’alimentazione di altre
regioni (Lazio e Corsica in primis), ma il problema è che oltre il 71%
della produzione è da fonti non rinnovabili, con tutte le conseguenze
che essa comporta anche in termini di inquinamento.

L’obiettivo nazionale e regionale al 2030 è incrementare la produzione
da fonti rinnovabili in Sardegna di 6,2 GW, perché al fine del
raggiungimento dell’obiettivo 2030, secondo il PNIEC (Piano Nazionale
Integrato per l’Energia e il Clima) che fissa al 40,5% i consumi
soddisfatti da fonti rinnovabili), mancano 16,8 punti percentuali alla
Sardegna per raggiungere l’obiettivo.

La Sardegna oggi produce 13.395 GWh di produzione lorda e ne consuma
8.112, ma solo 3.443 GWh è prodotto da fonti rinnovabili, con una
produzione per autoconsumo limitata al 3,4% sul totale, rispetto ad
una media nazionale del 10,2%. Se la Sardegna volesse produrre tutta
l’energia che le serve attraverso fonti rinnovabili dovrebbe
incrementare la produzione energetica sostenibile di 4.250 GWh.

Ad oggi la produzione da fotovoltaico in Sardegna pesa il 17% sul
totale dei consumi regionali, un valore che andrebbe ampliato per
raggiungere gli obiettivi fissati dal PNIEC. Tuttavia in Sardegna ad
oggi la produzione da fotovoltaico ha consumato molto suolo, perché il
40% della produzione deriva da impianti di produzione è a terra. L’uso
del fotovoltaico sui tetti dei capannoni è un sistema ad oggi poco
diffuso ma di grandi potenzialità.

In Sardegna ci sono 495 aree produttive, propriamente dette, per un
totale di 97 kmq, pari allo 0,4% della superficie regionale. In queste
aree, secondo le stime di Smart Land, sono disponibili 15,8 milioni di
mq di tetti i quali potrebbero essere utilizzati in tre modi:

un primo obiettivo minimo fissato dal PNIEC, ovvero 55% nei consumi
elettrici attraverso fonti rinnovabili;

un obiettivo ottimale che spinge l’uso dei tetti dei capannoni al 65%,
escludendo quelli meno appropriati per orientamento, inclinazione dei
tetti;

un obiettivo massimo (e utopico) di utilizzazione del 100% di queste superfici.

Nello scenario minimo significherebbe installare una potenza
aggiuntiva di 686 MW per una produzione di 1.018 GWh. Ciò
consentirebbe di elevare la quota da fonti rinnovabili sul totale del
fabbisogno energetico elettrico sardo, dall’attuale 40% al 55%
(obiettivo nel PNIEC). Inoltre consentirebbe di soddisfare poco meno
del 30% di tutti i consumi elettrici del comparto produttivo e di
passare da un peso del 26% delle rinnovabili sulla produzione
elettrica sarda a un peso del 33%, con l’11% della potenza aggiuntiva
totale da fonti rinnovabili (elettrico più termico), obiettivo che la
Sardegna deve raggiungere entro il 2030.

Questo scenario prevede investimenti per 759 milioni di euro, con 589
milioni di valore aggiunto creato e con la creazione di 4.677 posti di
lavoro (ULA) temporanei (installazione, ecc.) e 191 ULA permanenti
(gestioni, manutenzioni, ecc.). I benefici ambientali sono
quantificabili in 540 mila tonnellate all’anno di CO2 risparmiata, per
i quali sarebbero necessari 119.900 ettari di foreste aggiuntive e con
549 ettari di superficie risparmiata (se il fotovoltaico fosse
installato a terra).

Lo scenario ottimale (65% dei tetti dei capannoni utilizzati)
porterebbe ad una potenza installabile di 1.284 MW pari ad una
produzione di 1.904 GWh, parii a soddisfare il 55% dei consumi
elettrici del settore industriale sardo, passando da un peso del 26%
delle rinnovabili sulla produzione elettrica sarda a un peso del 40%.
Gli investimenti in questo caso sarebbero pari a 23 milioni di euro
all’anno e i posti di lavoro creati sarebbero 8.748 in fase di
costruzione e installazione e 357 ULA a regime per gestioni e
manutenzioni. Questo scenario abbatterebbe la CO2 di 1 milione di
tonnellate all’anno, valore che nello scenario massimo salirebbe a 1,5
milioni di tonnellate.


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