Venerdì 23 Febbraio, aggiornato alle 15:27

All’estero piacciono i prodotti delle PMI sarde. Nel 2022 esportati 475 milioni di euro di beni

All’estero piacciono i prodotti delle PMI sarde. Nel 2022 esportati 475 milioni di euro di beni

All’estero piacciono i prodotti delle PMI sarde. Nel 2022 esportati 475 milioni di euro di beni: in testa alimentari ma crollo metalli. Maria Amelia Lai e Daniele Serra (Confartigianato Imprese Sardegna): “Necessario accompagnare le imprese sarde nei mercati internazionali e lavorare per il “raffreddamento” dei costi energetici e delle materie prime”.Continua la corsa dell’export delle PMI sarde. Per le piccole e medie imprese manifatturiere della Sardegna (al netto della lavorazione del greggio e degli oli minerali) il 2022 si è chiuso con 475milioni di euro di vendite all’estero con una crescita del 7% rispetto al 2021.

La conferma arriva dall’analisi dei dati ISTAT realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese che, nel dossier “Trend del Made in Italy sui settori MPI: l’export della Sardegna nel 2022”, continua a registrare una robusta attività legata alle esportazioni anche se sul futuro prossimo incombe la scarsità delle materie prime con l’aumento dei loro costi e dell’energia.

I dati confermano come le esportazioni delle PMI manifatturiere sarde vadano oltre il conflitto in Ucraina, il post Covid, le restrizioni e le difficoltà che le imprese vivono da più di 3 anni – commenta la Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Maria Amelia Lai – ma questo non è certo sufficiente affinché la “spinta” al sistema economico regionale sia duratura. Serve finanziare le missioni all’estero, iniziative innovative per accompagnare sui mercati internazionali l’artigianato e le piccole imprese, nonché una forte azione del Governo per calmierare il prezzo dell’energia e trovare una soluzione all’impennata dei costi delle materie prime e alla loro scarsità”.

Le rilevazioni, infatti, confermano il trend di crescita delle esportazioni della Sardegna rispetto al 2021, tranne per il settore di prodotti metalliferi che, a causa della mancanza del materiale, ha subito una pesante battuta d’arresto.

Tra le categorie di beni che nell’anno appena concluso hanno trovato compratori all’estero ci sono gli alimentari con 205 milioni (+14,9% rispetto al 2020), i prodotti del comparto moda con 19 milioni (+5,2%), il legno-arredo con 24 milioni (+5,1%) e altri prodotti di altre imprese manifatturiere (occhiali, gioielli, ecc) con 14milioni (+2,9%). Crollo verticale, al contrario, per il metallifero che in ogni caso ha esportato per 213milioni di euro ma che ha subito una contrazione del 41,6% a causa del non arrivo di materie prime o semilavorati dall’estero.

Tra le province, sempre nel 2022, su Cagliari hanno varcato il mare prodotti per un valore di 210 milioni di euro (tra cui 18 alimentari, 11 moda, 169 metallo  e 12 vari). Dal Sud Sardegna sono partiti 51 milioni di euro di prodotti (10 alimentari, 40 metalli e 1 vari). Dal Nord Sardegna sono partiti 141 milioni di euro (106 alimentari, 7 moda, 4 metalli, 22 arredo e 2 vari). Da Oristano 45 milioni di beni piazzati (44 alimentari, 1 metalli e 1 arredi). Chiude Nuoro che ha piazzato 28milioni di euro di beni (26 alimentari, 1 metalli e 1 arredo).

Se ora ci troviamo a commentare numeri molto positivi è perché le imprese hanno lottato per combattere contro una situazione estrema – continua la Lai – in ogni caso è necessario intervenire a livello nazionale perché le aziende sono molto preoccupate perché non vedono la fine di queste gravi problematiche”.

I dati elaborati da Confartigianato Sardegna, in ogni caso, confermano anche come l’aumento delle esportazioni, anche nei dieci anni precedenti la pandemia, sia stato il più importante volàno di crescita delle imprese sarde. Merito della propensione all’innovazione, che ha migliorato la capacità produttiva e la qualità dei loro prodotti. Per questo i dati rilevati sono decisivi per capire le tendenze future di ripresa ma ancora più importante sarà il sostegno che Stato e Regione riusciranno a offrire alle aziende.

Per mantenere il passo, occorre per questo ricalibrare le politiche di sostegno al sistema produttivo per rispondere alla situazione di elevata incertezza provocata dalla recrudescenza della pandemia, dalla forte crescita dei costi energetici e dalla costante difficoltà di approvvigionamento delle materie prime – continua la Presidente – è fondamentale incentivare l’accesso al credito delle imprese e sostenerle nel loro bisogno di liquidità”. “E bisogna prendere anche esempio dall’azione sinergica di imprese, Associazioni di Categoria e Regione per portare le realtà imprenditoriali oltre confine – continua Maria Amelia Lai – come recentemente è accaduto quando Confartigianato Nuoro Ogliastra portò 12 imprese agroalimentari del nuorese e dell’Ogliastra alla conquista dei mercati di Russia e Azerbaijan, facendo conoscere pane, dolci, vini e liquori, formaggi, bottarga e conserve facendoli conoscere a buyer, ristoratori, catene di distribuzione e giornalisti”.

In tutto questo Confartigianato Sardegna ricorda come, secondo gli ultimi dati disponibili del 2021, siano solo 633 le aziende sarde che hanno piazzato i propri prodotti all’estero. Infatti, appena lo 0,6% delle attività imprenditoriali isolane ha intrapreso rapporti commerciali con l’Europa e il resto del Mondo, classificando la Sardegna al quart’ultimo posto in Italia tra le regioni esportatrici.

Purtroppo le aziende sarde che hanno intrapreso la via dell’export sono ancora troppo poche – sottolinea Daniele Serra, Segretario Regionale di Confartigianato – e i numeri posizionano l’Isola in fondo alla classifica nazionale. Auspichiamo che il sistema imprenditoriale e le Istituzioni lavorino insieme per far crescere sia i numeri delle realtà che vogliono puntare sui mercati esteri e accrescere il proprio giro d’affari”.

Per Confartigianato Sardegna, inoltre è necessario prevedere un fondo esclusivamente dedicato all’export delle micro e piccole imprese e servono soprattutto modalità operative semplificate.

Un valido strumento è senza dubbio la figura del Digital Temporary Export Manager, che va ulteriormente rafforzata poiché consente di non caricare costi strutturali sulle piccole imprese e può rappresentare un’interfaccia formativo per risorse interne all’azienda – conclude Serra – è infatti importante consentire alle MPI di camminare sulle proprie gambe, anche al fine di poter approfittare delle occasioni offerte dall’incremento del commercio digitale. Sarà necessario incentivare l’utilizzo di questo strumento ed estenderlo anche alle ditte individuali e società di persona”.


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