Venerdì 3 Febbraio, aggiornato alle 23:14

Sardegna isola di centenari, domani Ida Cosa taglierà il secolo di vita, Cagliari pronta a festeggiarla

Sardegna isola di centenari, domani Ida Cosa taglierà il secolo di vita, Cagliari pronta a festeggiarla

Cagliari pronta a festeggiare una nuova centenaria. Domani, 2 
novembre, Ida Cosa taglierà il traguardo del secolo di vita. 

Il Capoluogo domani festeggerà i 100 anni di Ida Cosa, l’infermiera 
originaria di Giba che nel ’43 si salvò da un bombardamento mentre era 
al lavoro e che, orfana della mamma, crebbe 4 fratelli. 

Nata a Giba nell’autunno del 1922, da Antonio, anche lui del piccolo 
comune sulcitano, e Delfina Marroccu di Santadi, la prossima neo 
centenaria a 12 anni perse la mamma; a causa di questa tragedia, 
insieme al padre operaio nel comune sulcitano, ebbe il compito di far 
crescere due fratelli e due sorelle più piccoli di lei. Riuscì anche a 
studiare ma ben presto dovette, con grande rammarico, abbandonare la 
scuola elementare per badare alla famiglia. 

Nel pieno del secondo conflitto mondiale, nel 1943 all’età di 21 anni, 
entrò a lavorare nel convitto di Via Nuoro a Cagliari. Un pesante 
attacco aereo proprio allo stabile dove lavorava, la convinse a 
sfollare, con il padre e i fratelli, a Giba. Per dieci lunghi giorni, 
per poter essere pronta scappare a causa di un eventuale 
bombardamento, rimase vestita con gli stessi abiti. 

Nel 1944, dopo due giorni di viaggio, riuscì a tornare a Cagliari. 
Arrivata nel Capoluogo, si recò all’ospedale civile per fare visita a 
una parente ricoverata; fu proprio in quest’occasione che rimase 
colpita e affascinata dall’ambiente ospedaliero e il giorno stesso si 
recò dalla Madre Superiora per chiedere la possibilità di essere 
assunta. La risposta fù immediata e positiva a condizione che avesse 
con sé carte annonarie, piatti e posate: iniziò subito. L’impegno 
richiesto non fu facile: il primo anno lavorò in cucina, con orari 
pesantissimi superiori alle 12 ore. Successivamente cominciò a 
lavorare come infermiera. Al termine del Conflitto, dal 1945, esercitò 
al Santissima Trinità in vari reparti e in particolare dal ‘68 lavorò 
nel reparto dei lebbrosi, dove nel 73 concluse la sua attività 
lavorativa. 

Sposata, ha avuto 2 figli; da qualche anno è vedova con 4 nipoti. Ha 
sempre viaggiato, una delle sue grandi passioni insieme al 
giardinaggio, che esercita tuttora curando personalmente il giardino 
sotto casa, con piante ornamentali, che comprende anche un piccolo 
orto con alberi da frutto. 

Completamente autonoma, la mente lucida le consente di ricordare
perfettamente tutte le fasi della sua lunga vita e di usare
regolarmente il cellulare e il tablet, con il quale comunica via SKYPE
con il nipote che si trova in Germania. Integra anche nel fisico,
condizione che le permette di vivere in un appartamento, nel quartiere
di San Michele, al terzo piano senza ascensore e di affrontare
autonomamente le scale per curare il giardino. Nonostante l’età e le
pesanti vicissitudini della sua vita, è sempre grande la sua voglia di
socializzare, di comunicare e di confrontarsi con i giovani e con i
suoi coetanei.


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