Venerdì 3 Febbraio, aggiornato alle 23:14

LAMPO E ROBERTO

LAMPO E ROBERTO

Come tutte le notti, dopo cena, anche quel giorno uscii per la terza volta per la “passeggiata” di routine dovuta al mio cane di nome Lampo, all’epoca ad Alghero noto come una “vedette”.
Quella notte d’inverno – la primavera tardava a far capolino – tirava un Ponente che per fortuna teneva lontana la pioggia.
Alle undici di sera sul Lungomare Dante non c’era proprio nessuno e dall’altezza di villa Mosca fino a Piazza Sulis si assaporava un grande vuoto, disturbato (o forse accarezzato)  dal forte vento ed interrotto soltanto da una sagoma animata e simile ad un’ombra che veniva nella mia direzione. Quando quasi dirimpetto ci separavano pochi passi, riconobbi l’inconfondibile aspetto di Roberto Benigni che, con giacca sbottonata e capelli al vento (allora ne aveva tanti e lunghi!), si dirigeva verso l’hotel Solemar, dove soggiornava.
In quei giorni dei primi mesi del 1979 Marco Ferreri stava girando all’Argentiera alcune scene del suo film “Chiedo asilo” che, con Benigni protagonista, lo stesso anno vinse l’Orso d’Argento, gran premio della giuria, al Festival di Berlino.
“Tu sei Benigni!” gli dissi con slancio e non fu difficile, anzi alquanto naturale, intavolare una piacevole chiacchierata con il già famoso attore che in quella occasione tentava in mille modi di attirare l’attenzione di “Lampo” il quale invece era intento a godersi, correndogli contro, quel forte vento di ponente.
Accompagnai, dietro suo invito e con mio vivo piacere, Roberto Benigni fino all’hotel che oggi porta un altro nome sul Lungomare Valencia, dove soggiornava tutta la troupe. Nonostante la sua apprezzata insistenza evitai d’entrare in albergo e declinai l’invito a prendere un digestivo, magari anche con Marco Ferreri che lo stava aspettando per definire le scene da girare l’indomani.
I cani da compagnia come il mio all’epoca, forse perché ancora presenti in numero esiguo rispetto ad oggi (e quindi con poca voce in capitolo), erano poco graditi nei pubblici esercizi ed ancor meno nelle attività ricettive.
Ci congedammo dunque con sincera cordialità e con la promessa reciproca di rivederci nei giorni successivi ed in seguito. Ma come mio solito la mia discrezione – che a dire il vero non sempre traspare – ha prevalso e non andai a trovare Benigni nei giorni successivi, né in seguito lo chiamai al numero di telefono che mi lasciò.
Di Pere Lluís Alvau


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