Martedì 31 Gennaio, aggiornato alle 23:09

Officine meccaniche e carrozzerie: la crisi mette in difficoltà le imprese della Sardegna

Officine meccaniche e carrozzerie: la crisi mette in difficoltà le imprese della Sardegna

AUTORIPARAZIONE – Officine meccaniche e carrozzerie: la crisi mette in
difficoltà le imprese della Sardegna. Sulla categoria, dopo il Covid,
si abbattono costo dei ricambi, difficoltà reperimento pezzi e aumento
energia. Pireddu (Confartigianato Autoriparazione Sardegna): “Per il
settore è prognosi “riservata”. Unica soluzione è la defiscalizzazione
degli interventi”.

Per carrozzieri e meccanici l’aumento dei costi energetici non
potrebbe avvenire in un momento peggiore. Dopo due anni di difficoltà
dovute alla pandemia, i costi legati all’energia stanno crescendo a
dismisura senza che vi sia la certezza che tali aumenti siano
destinati a rallentare. Questi ultimi sviluppi potrebbero essere per
diverse carrozzerie l’ultima goccia che fa traboccare il vaso e
costringere persino alcune attività a chiudere i battenti. In questa
situazione, infatti, il settore registra una lunga frenata, che dura
ormai dall’inizio della pandemia, che coinvolge la filiera
dell’autoriparazione in Sardegna, e che interessa 2.747 imprese, di
cui 2.276 artigiane (82,9% sul totale delle attività), che si occupano
della riparazione delle carrozzerie e delle parti meccaniche dei
veicoli. Il comparto offre lavoro a 9.217 di cui ben 8.916 che trovano
impiego nelle micro, piccole e medie imprese.

Il paragone tra i dati del primo trimestre 2022 e l’analogo periodo
del 2021, in Sardegna fa registrare un calo del -1,4% tra tutte le
imprese del settore e del -1,6% su quelle artigiane. Se invece si
confronta la dinamica annuale tra il 2019 e 2021, il calo è del -3,6%
sul totale aziende (peggior dato in tutta Italia) e del -5% tra quelle
artigiane (terzultimo dato in Italia).

E’ questa, in breve, la fotografia sulla filiera dell’automobile che
emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese
Sardegna, che ha esaminato i dati 2019-2022 delle Camere di Commercio
su “Numeri chiave sulla filiera auto nel 2022” nell’Isola.

A livello provinciale, la maggior parte delle imprese di
autoriparazione opera nell’area Sassari-Gallura con 845, segue l’ex
provincia di Cagliari con 686, seguita dal Sud Sardegna con 522, da
Nuoro con 442 e Oristano con 252.

Del milione e 89mila autoveicoli che sfrecciano sulle strade sarde,
ben 369mila sono classificate fino a Euro3 (il 33%), mentre quelle in
classe Euro 5 e 6 sono 400mila. Ben 750mila autoveicoli hanno più di
10 anni, di cui 428mila hanno più di 16 anni.

Importante, seppur lenta, la crescita delle auto ibride ed elettriche:
sul totale delle autovetture immatricolate nell’Isola, quelle a
propulsione esclusivamente elettrica sono passate da 730 a 1.653 in 2
anni, mentre quelle a formula mista ibrida/elettrica sono passate da
6.945 a 14.590, per un totale di 16.243 (erano 7.675).

“Il mercato dell’autoriparazione nell’Isola è ancora in profonda
crisi – commenta Giuseppe Pireddu, delegato di Confartigianato
Sardegna per l’autoriparazione – e resta caratterizzato da una crisi
sia della domanda, per gli effetti della pandemia e della guerra, sia
delle difficoltà di fornitura alle case automobilistiche di componenti
essenziali come microchip e cavi” “Insomma la prognosi per il settore
resta “riservata” – rimarca – la guarigione ancora non si intravede e
una nuova minaccia incombe: una stangata sui listini dei prezzi dovuta
al caro energia per i costi di produzione. Basti pensare che la
bolletta è aumentata, in media, del 46,3% tra il primo e secondo
trimestre di quest’anno ed è triplicata rispetto allo scorso anno:
come possiamo non usare i forni per la verniciatura o i banchi per i
test?”. “In queste condizioni, è ovvio che le imprese calino e quel
che è peggio, è chi resiste non vede aumentare il proprio giro
d’affari – aggiunge Pireddu – le imprese pur di non chiudere stanno
limando all’osso i listini erodendo la parte di guadagno. Con i prezzi
assurdi dei pezzi di ricambio ad esempio, sempre più si rischia di
lavorare in perdita”. Nonostante tutto ciò, i prezzi delle officine,
nella stragrande maggioranza dei casi (87%) si sono mantenuti su
livelli normali, senza aumenti.

Ma la categoria deve fare i conti anche con le spese per il continuo
aggiornamento delle attrezzature e del personale, necessarie per
garantire sia standard qualitativi adeguati alle richieste dei
clienti, sia per far fronte agli adempimenti burocratici sempre più
complessi e onerosi, erodono sempre più il margine di guadagno delle
attività.

“Durante il lockdown noi autoriparatori siamo rimasti aperti per dare
un servizio agli operatori dei settori essenziali – ricorda Pireddu –
di conseguenza non abbiamo avuto ristori, sebbene i cali drastici di
fatturato siano arrivati già in quel periodo. Oggi affrontiamo una
situazione ancora più complicata: le macchine sono rimaste nei garage,
anche a causa del lockdown e smart working, per molti mesi e così il
numero degli interventi è molto diminuito. Eppure, bisogna prestare
comunque attenzione a mantenere in sicurezza i mezzi, perché
conservino inalterate le prestazioni e non rappresentino un pericolo
sulle nostre strade”.

Ma una soluzione per evitare la desertificazione del settore potrebbe
esserci: “Come ormai diciamo da anni – conclude il delegato di
Confartigianato Sardegna per l’autoriparazione – un modo per far
ripartire la categoria e, nello stesso tempo, agevolare gli utenti,
consiste nella defiscalizzazione della riparazione. Questa è una
richiesta che più volte abbiamo avanzato a tutti i Governi e crediamo
che questa volta sia giunto il momento decisivo per attuarla”.

Al di la di queste problematiche, il settore cresce e si rinnova.

Il crescente utilizzo delle tecnologie digitali, infatti, profila una
domanda di lavoro sempre più caratterizzata da una maggiore diffusione
di competenze digitali.

I dati che arrivano da Unioncamere mostrano come negli ultimi anni le
imprese ricercassero, a livello nazionale, oltre 25 mila meccanici
artigianali, riparatori di automobili. Al 66,8% di questi erano
richieste competenze digitali, come l’uso di tecnologie internet, e la
capacità di gestire e produrre strumenti di comunicazione visiva e
multimediale; al 46,3% erano richieste capacità di utilizzare
linguaggi matematici e informatici per organizzare e valutare
informazioni qualitative e quantitative; invece, al 42,9% era
richiesta la capacità di gestire soluzioni innovative nell’ambito di
‘impresa 4.0’, applicando tecnologie robotiche, big data analytics e
internet delle cose ai processi aziendali. Nel tempo si osserva un
incremento della quota di imprese alla ricerca di meccanici e
riparatori di automobili dotati di un alto livello di competenze
digitali e di competenze necessarie per l’utilizzo di tecnologie 4.0.


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