Sabato 28 Gennaio, aggiornato alle 22:50

Elezioni – L’Italia a destra vola al 44%. Il centrosinistra fallisce e Enrico Letta deve dimettersi

Elezioni – L’Italia a destra vola al 44%. Il centrosinistra fallisce e Enrico Letta deve dimettersi

Ed è arrivato anche il tempo di Meloni. L’Italia s’è destra. E’ il responso delle urne, o meglio quello che gli Italiani hanno ratificato. La coalizione di centrodestra è sopra al 44%. La coalizione di centrosinistra è al 26,29%.

Le urne urne erano  preparate, per tempo, dai partiti  e dalle segreterie, e ai cittadini altro non è rimasto che ratificare le decisioni. Da una parte il centro destra, unito, come sempre quando c’è da votare. Unito e si dimentica degli attriti, delle frizioni, del modo diverso di intendere persino i  rapporti internazionali, quando c’è da far battaglia, ormai da tempo ci ha abituato a mostrarsi unito, coeso, vincente. Oggi arriva il tempo di Giorgia Meloni, è il suo momento, e sarà lei il nuovo primo Ministro in Italia. Lo spettro del fascismo, dell’estrema destra al governo, dalla maggioranza dei votanti è stato respinto, da oggi, c’è una donna che deve governare, che deve governare una nazione che è alle prese con un crisi epocale, che è dentro una crisi economica che arriva da lontano, che patisce venti di guerra, e una crisi energetica che sta strozzando la nostra economia. Per Giorgia Meloni ci sono rapporti extra nazionali da ricucire, c’è a vedere il rapporto con l’Europa, come sarà, c’è da vedere come si rapporterà con stati e correnti politiche che con la nostra cultura democratica sono lontani qualche anno luce. Gli italiani hanno scelto il loro modello, hanno dato a un progetto della destra il loro avallo, la ratifica c’è stata con la croce sul simbolo o sul nome del candidato, ed è giusto che Giorgia Meloni governi, lo faccia con la sua maggioranza, e da oggi si smetta di demonizzarla. La democrazia (sminuita) in Italia è questa.

Nell’altro campo invece, dopo solo poche ore dal responso è tempo di resa dei conti. Il centro sinistra, costruito a guida PD è fallito. Percentuali da memoria renziana, certificano che il segretario di questo partito, Enrico Letta, ha fallito. E il fallimento di un progetto politico si deve portare dietro chi lo ha voluto e inseguito. Per Letta non c’è più spazio. Le strategie di questo segretario, dalla vigilia, alla base sono apparse a dir poco suicide. Non è stato capace di tenere la barra dritta, ma è stato ondivago al punto tale che, scegliendo con chi stare, le sue percentuali, certificano che è il progetto  è stato fallimentare.  E’ l’anno zero, ulteriore, di un partito allo sbando. Un partito squagliato in periferia, che non esiste più sul territorio, che sopravvive per lo stoicismo  di qualche suo dirigente. Ma tutto intorno il deserto. E la certificazione del deserto intorno è stato vedere i suoi candidati muoversi sul territorio, con una solitudine sconfortante. Mancano organi statutari, non ci sono segreterie validamente costituite, vige un regime commissariale che ha certificato il fallimento totale. Da qui si parte. Si parte dall’azzeramento della Segreteria, Letta si deve dimettere, perché questo partito trovi un guida che lo rifondi, restituendogli dignità, posizione politica, e soprattutto lo identifichi con un progetto futuro credibile. Il PD oggi è un ectoplasma. Tolte le chiarissime posizioni ondivaghe su tutto, deve trovare, subito, sui grandi temi che producono un grande dibattito, posizioni chiare. Perché, a essere chiari sino in fondo si ha persino difficoltà a collocare questo partito sulla scenario politico, non è di sinistra, non è di destra, è il PD.

E ci si deve persino interrogare perché nella nostra regione, la Sardegna, un sardo su due non è andato a votare, e il primo partito è quello dell’astensionismo. La legge elettorale a dir poco folle, ha persino il bollino d’autore del suo cervellotico inventore: Rosato del PD. E già questo basta.


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