Domenica 16 Gennaio, aggiornato alle 22:08

Maria Amelia Lai: “Le imprenditrici hanno pagato il prezzo più alto della crisi pandemica

Maria Amelia Lai: “Le imprenditrici hanno pagato il prezzo più alto della crisi pandemica

DONNE IMPRESA – La crisi picchia duro sulle imprese femminili: in calo
le artigiane, fatturato e occupazione. 39mila le realtà, quasi 6mila
le micro e piccole. Maria Amelia Lai (Presidente Confartigianato
Sardegna): “Le imprenditrici hanno pagato il prezzo più alto della
crisi pandemica. Positivo l’intervento del Governo e sui fondi in
arrivo con il PNRR”.

“Le imprenditrici hanno pagato il prezzo più alto della crisi
pandemica, ma hanno anche saputo affrontare le difficoltà con
eccezionali capacità di resilienza, problem solving, abilità
multitasking. Su queste doti tipicamente femminili dobbiamo continuare
a far leva per essere artefici del nostro futuro”.

Con queste parole, la Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna,
Maria Amelia Lai, ha commentato i dati sull’imprenditoria femminile in
Sardegna e in Italia, elaborati nel report “Il trend della ripresa
2021-2022 e alcune evidenze di genere”, indagine condotta per Donne
Impresa di Confartigianato, dall’Ufficio Studi di Confartigianato
Sardegna,

In Sardegna le imprese femminili sono 38.933, il 22,8% del totale di
tutte le attività produttive iscritte alle Camere di Commercio; 4.374
sono guidate da giovani under 35 (l’11,2% sul totale delle imprese
femminili) e 2.607 da straniere (6,7% sul totale delle imprese
femminili). Sono invece 5.899 quelle artigiane guidate da donne, il
15% sul totale delle imprese femminili, il 17% sul totale delle
imprese artigiane. In questo settore il calo registrato rispetto al
2015 è stato dello 0,6% e dell’11,1% rispetto al 2008. A livello
territoriale, nella vecchia provincia di Cagliari le imprese donna
sono 15.938 di cui 2.434 artigiane, su Sassari-Gallura sono 12.583 di
cui 2.084 artigiane, a Nuoro sono 7.286 di cui 1.031 artigiane e a
Oristano 3.126 con 350 artigiane.

Quanto la crisi abbia picchiato duro sul lavoro delle donne lo dicono
i numeri dell’analisi che evidenziano come queste oggi lavorino meno e
siano anche più disoccupate rispetto al 2019.

Nel periodo della pandemia nel Paese, infatti, si è registrato un calo
del 7,8% dell’occupazione femminile indipendente, a fronte del -6,1%
registrato dalla componente maschile. Trend negativo anche sul fronte
del fatturato delle imprese guidate da donne con una diminuzione di
4,4 punti rispetto alla media. Non va meglio per quanto riguarda gli
impegni familiari dove le donne, nel ruolo di genitore, a causa della
chiusura delle scuole durante la pandemia hanno sopportato un carico
di lavoro doppio rispetto agli uomini.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro a ottobre 2021 l’occupazione
rimane inferiore dello 0,8% rispetto ai livelli pre-crisi (febbraio
2020), tuttavia si registra un calo dell’1,1% della componente
femminile di intensità doppia rispetto a quella degli uomini (-0,6%).
Un’analisi della dinamica dell’imponibile della fatturazione
elettronica per settori, che considera il peso settoriale delle
imprese femminili, evidenzia che i ricavi delle imprese femminili sono
di 4,4 punti percentuali inferiori rispetto alla media.

“I dati confermano che la pandemia ha aggravato i problemi che
esistevano già – continua la Presidente – oltre ad affrontare le
maggiori difficoltà economiche dovute alla crisi, le donne hanno
dovuto impegnarsi maggiormente nelle attività di cura dei propri
familiari a causa della chiusura delle scuole. Le imprenditrici però
hanno anche mostrato grandi capacità di reazione superando le
difficoltà e portando avanti le proprie aziende. Servono politiche di
sostegno che aiutino le donne e uscire da una situazione che le ha
gravemente penalizzate”.

Record negativi ai quali, tuttavia, si accompagnano i primati positivi
del nostro Paese che è al primo posto in Europa per il maggior numero
d’imprese a conduzione femminile, ben 1.336.227. Se l’Italia è il
“Paese dell’anno”, come ha decretato “The Economist”, questo numero
dimostra che il merito è anche delle donne e della loro grande
capacità di reagire e affrontare un momento così difficile come quello
vissuto con la pandemia.

“Noi siamo le imprenditrici della resilienza – rimarca Maria Amelia
Lai – e ogni giorno ci impegniamo a moltiplicare gli sforzi per
accompagnare le nostre aziende in un futuro di sviluppo e in
un’economia della sostenibilità caratterizzati da sei parole d’ordine:
pianeta, persone, profitto, parità, progresso, pace”.

A questo proposito, la Presidente evidenzia l’attenzione che, con il
PNRR, il Governo dedica agli aspetti che possono colmare i gap
riguardanti la conciliazione lavoro-famiglia e più in generale in tema
di welfare che penalizzano in particolare le donne che svolgono
attività indipendente. “Nel Piano di Ripresa e Resilienza, sono state
stanziate risorse importanti che possono colmare i gap riguardanti la
conciliazione lavoro-famiglia e più in generale in tema di welfare che
penalizzano in particolare le donne che svolgono attività
indipendente. Si tratta di risorse che vanno utilizzate in fretta per
venire incontro a un mondo, quello delle imprese femminili, che va
sostenuto anche nell’ottica di rendere duraturo e stabile lo
sviluppo”.

Ma l’impresa donna ha l’opportunità di crescere anche attraverso il
Fondo a sostegno dell’impresa femminile, appena pubblicato in Gazzetta
Ufficiale, che incentiva la nascita di imprese femminili e per lo
sviluppo e il consolidamento di quelle già esistenti apre una nuova
fase per l’imprenditoria femminile.

“Aprendo una nuova fase per l’imprenditoria femminile – commenta la
Presidente – il Fondo rappresenta un’opportunità per sostenere,
consolidare e sviluppare le imprese femminili con una particolare
attenzione alle azioni di diffusione della cultura e la formazione
imprenditoriale”.

Gli obiettivi dello stanziamento sono la promozione e il sostegno
all’avvio e al rafforzamento dell’imprenditoria femminile, lo sviluppo
dei valori imprenditoriali presso la popolazione femminile, la
massimizzazione del contributo alla crescita economica e sociale del
Paese da parte delle donne. Le agevolazioni sono concesse sulla base
di una procedura valutativa con procedimento a sportello. Le domande
di agevolazione devono essere compilate esclusivamente per via
elettronica, utilizzando la procedura informatica messa a disposizione
in un’apposita sezione del sito internet del soggetto gestore,
www.invitalia.it. L’apertura dei termini e le modalità per la
presentazione delle domande di agevolazione saranno definite dal
Ministero con successivo provvedimento, con il quale sono, altresì,
fornite le necessarie specificazioni per la corretta attuazione degli
interventi.

“La difficile congiuntura sta portando, in ogni caso, a scelte
aziendali più consapevoli e meditate, che potrebbero in parte essere
legate anche alla crescente presenza femminile nelle funzioni di guida
delle imprese – conclude la Presidente – incentivare la partecipazione
femminile all’attività d’impresa, supportandone le competenze e la
creatività per l’avvio di nuove iniziative economiche e la
realizzazione di progetti innovativi, attraverso contributi a fondo
perduto e finanziamenti agevolati, è la strada giusta per una società
più equa e inclusiva”.


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