Martedì 24 Maggio, aggiornato alle 23:22

Giù la mani dai Ficus di Viale Trieste: sono un’alberata monumentale e una garanzia per la salute della Città.

Giù la mani dai Ficus di Viale Trieste: sono un’alberata monumentale e una garanzia per la salute della Città.

“Le nostre città sono amiche del verde pubblico e della salute dei propri cittadini spesso soltanto a parole. Gli alberi vengono capitozzati, soffocati da cemento e catrame, tagliati, quasi mai sostituiti. E il verde pubblico si riduce, così come degrada la salute dei cittadini. Purtroppo, ben poco è stato fatto dalle amministrazioni comunali di Cagliari per ampliare le proprie aree verdi urbane a otto anni dall’entrata in vigore della legge 14 gennaio 2013, n. 10 sull’incremento del verde pubblico e privato nelle città. Anzi.

Lo sciagurato taglio abusivo di alcuni Pini d’Aleppo sul Viale Buoncammino nel settembre 2020 ha dimostrato lo scarso rispetto della legalità e, soprattutto, del buon senso sul tema. Tema proseguito con gli interventi sulle Jacarandae del Largo Carlo Felice. Una politica comunale del verde pubblico vigilata speciale dai Carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale.

E ora la deliberazione Giunta comunale n. 190/2021 del 12 novembre 2021, con cui l’Amministrazione comunale di Cagliari ha approvato il progetto di fattibilità tecnico economica “Riqualificazione ambientale e paesaggistica del viale Trieste, comprendente interventi per 12 milioni di euro lungo il Viale, una delle più rigogliose vie alberate cittadine, lungo circa 1.300 metri, con decine e decine di esemplari di Ficus microcarpa di straordinaria bellezza ed efficacia nella purificazione dell’aria in una delle zone di maggiore traffico veicolare di Cagliari.   Sono lì da decenni, forse un secolo.

Il progetto “nelle sue linee generali, intende soddisfare i fabbisogni di sicurezza stradale, mobilità lenta e verde pubblico con le seguenti finalità:

• migliorare la funzione viabilistica con la presenza delle componenti di traffico pedonale e veicolare attuale (privato, TPL urbano ed extra-urbano inclusa la linea filoviaria), riqualificando le aree di parcheggio;

• inserire la mobilità lenta e garantirne la fruizione in modo coordinato con le altre componenti di traffico;

• migliorare la fruibilità pedonale e l’attrattività degli spazi pubblici

• riqualificare l’area dal punto di vista paesaggistico-ambientale con attenzione al verde pubblico”.

Tuttavia, a differenza di quanto previsto con la relazione preliminare approvata con la deliberazione Giunta comunale n. 183 del 23 dicembre 2019, prevede, fra l’altro, “il mantenimento della specie connotante il viale (Ficus Retusa) con razionalizzazione attuata mediante la sostituzione progressiva integrale del 50% dei Ficus Retusa con altra specie (Pyrus Chanticleer), e il rinnovamento progressivo integrale delle piante mantenute con nuovi esemplari giovani di Ficus Retusa da attuarsi entro 10 anni”.

A parte il fatto che dovrebbe trattarsi di Ficus microcarpa, non di Ficus retusa, come affermato in sede progettuale, appare decisamente in palese contrasto con il valore storico-culturale nonché ambientale del sito la sostituzione con esemplari di Peri cinesi (Pyrus chanticleer), completamente fuori contesto a Cagliari, improduttivi di ombra – e di scarso apporto in termini di assorbimento di anidride carbonica (CO2).

Forse è difficile comprenderlo per un’amministrazione comunale che non capisce la necessità e non si degna di costituirsi parte civile in difesa dei propri cittadini affumicati e inquinati da anni da roghi tossici di rifiuti.

In ogni caso, l’Amministrazione comunale Truzzu non può fare come vuole: il Viale Trieste è uno degli assi viari storici di Cagliari ed è classificato “bene culturale” ai sensi dell’art. 10, comma 4°, lettera g, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.

Qualsiasi intervento dovrà essere valutato dalla Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico odv ha, quindi, inoltrato (19 novembre 2021) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni interventi finalizzata al diniego di autorizzazione storico-culturale (art. 21 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.). coinvolgendo il Ministero della Cultura, la Soprintendenza cagliaritana per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, lo stesso Comune di Cagliari e, per opportuna informazione, i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale.

Oltre gli aspetti sul piano giuridico, è ben noto a livello scientifico il fondamentale contributo degli alberi per la qualità ambientale e sanitaria delle nostre città.

Già nel 2013 era stata pubblicata l’importante ricerca “Carbon storage and sequestration by trees in urban and community areas of the United States” sulla rivista Environmental Pollution (Vol. 178, luglio 2013, pp. 229-236), condotta da David J. Novak, Eric J. Greenfield, Robert E. Hoehn, Elizabeth Lapoint dell’U.S. Forest Service e del Davey Institute: l’analisi sulla situazione ambientale di dieci città americane aveva condotto a rilevanti scoperte.          Gli alberi non solo sottraggono anidride carbonica e forniscono ossigeno all’aria che respiriamo, ma eliminano anche le pericolosissime polveri sottili, specialmente il particolato fine inquinante (inferiore ai 2,5 micron, o PM2,5), generati soprattutto dai sistemi di riscaldamento tradizionali e dal traffico veicolare.

Le implicazioni favorevoli sulla salute e sui costi della sanità sono anche più elevate. Utilizzando il programma BenMAP dell’E.P.A., l’Agenzia di protezione ambientale statunitense, i ricercatori hanno potuto stimare l’incidenza di effetti avversi sulla salute, come mortalità e morbilità, associandola al valore monetario che deriva dai cambiamenti nelle concentrazioni di Pm2,5.      La quantità totale di Pm2,5 rimossa annualmente dagli alberi varia dalle 4,7 tonnellate a Syracuse, alle 64,5 tonnellate di Atlanta, monetizzate in equivalenti valori annuali che variano da 1,1 milioni di dollari a Syracuse ai 60,1 milioni di dollari a New York.   Per quanto riguarda New York si calcola che gli alberi salvino una media di otto vite umane ogni anno.

Anche l’I.S.P.R.A., in Italia, con la ricerca Qualità dell’ambiente urbano – XII Rapporto. Focus su Inquinamento atmosferico nelle aree urbane ed effetti sulla salute (2016), ha fatto emergere dati a dir poco drammatici sulle conseguenze dell’inquinamento nelle città sulla salute della popolazione urbana.

Sulla rivista Environmental Research Letters (Vol. 10, 12 agosto 2015, n. 8) è stata pubblicata la ricerca Impact of urbanization on US surface climate, realizzata da Lahouari Bounoua, Ping Zhang, Georgy Mostovoy, Kurtis Thome, Jeffrey Masek, Marc Imhoff, Marshall Shepherd, Dale Quattrochi, Joseph Santanello, Julie Silva del Goddard Space Flight Center della N.A.S.A.

Dall’analisi satellitare delle città americane – effettuata per la prima volta – i ricercatori hanno verificato che le aree urbane sono vere e proprie “isole di calore”, con una temperatura più elevata rispetto alle aree circostanti da 1 a 3 gradi centigradi (con una media di + 1,9 gradi in estate e + 1,5 gradi in inverno), a causa della massiccia presenza di asfalto, cemento, edifici e altre superfici impermeabilizzanti che frenano il raffreddamento naturale fornito dalla vegetazione. Ovviamente il surriscaldamento ha effetti anche economici: un grado in più durante l’estate fa salire dal 5 al 20% i consumi di elettricità per i condizionatori.

Il fattore fondamentale per contrastare il surriscaldamento cittadino, assolutamente indipendente dalle emissioni di gas a effetto serra, risulta essere la presenza di vegetazione naturale. Più alberi equivale, quindi, a minore surriscaldamento oltre agli effetti positivi in termini di paesaggio, qualità ambientale, contenimento dell’inquinamento, salute pubblica.

La legge 14 gennaio 2013, n. 10 sull’incremento del verde pubblico e privato nelle città ha preparato il terreno a una virtuosa inversione di tendenza.

Sono numerose le competenze assegnate a tutti i Comuni d’Italia per migliorare la qualità della vita nei più di 8 mila centri piccoli e grandi del Bel Paese, spesso inattuate

Infatti, l’art. 6, comma 1°, della legge 14 gennaio 2013, n. 10 afferma che “le Regioni, le Province e i Comuni, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze e delle risorse disponibili, promuovono l’incremento degli spazi verdi urbani, di «cinture verdi» intorno alle conurbazioni per delimitare gli spazi urbani, adottando misure per la formazione del personale e l’elaborazione di capitolati finalizzati alla migliore utilizzazione e manutenzione delle aree, e adottano misure volte a favorire il risparmio e l’efficienza energetica, l’assorbimento delle polveri sottili e a ridurre l’effetto «isola di calore estiva», favorendo al contempo una regolare raccolta delle acque piovane, con particolare riferimento:

a) alle nuove edificazioni, tramite la riduzione dell’impatto edilizio e il rinverdimento dell’area oggetto di nuova edificazione o di una significativa ristrutturazione edilizia;

b) agli edifici esistenti, tramite l’incremento, la conservazione e la tutela del patrimonio arboreo esistente nelle aree scoperte di pertinenza di tali edifici;

c) alle coperture a verde, di cui all’articolo 2, comma 5, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2009, n. 59, quali strutture dell’involucro edilizio atte a produrre risparmio energetico, al fine di favorire, per quanto possibile, la trasformazione dei lastrici solari in giardini pensili;

d) al rinverdimento delle pareti degli edifici, sia tramite il rinverdimento verticale che tramite tecniche di verde pensile verticale;

e) alla previsione e alla realizzazione di grandi aree verdi pubbliche nell’ambito della pianificazione urbanistica, con particolare riferimento alle zone a maggior densità edilizia;

f) alla previsione di capitolati per le opere a verde che prevedano l’obbligo delle necessarie infrastrutture di servizio di irrigazione e drenaggio e specifiche schede tecniche sulle essenze vegetali;

g) alla creazione di percorsi formativi per il personale addetto alla manutenzione del verde, anche in collaborazione con le università, e alla sensibilizzazione della cittadinanza alla cultura del verde attraverso i canali di comunicazione e di informazione”;

– inoltre, ai sensi dell’art. 6, comma 2°, della legge n. 10/2013, i Comuni, “ai fini del risparmio del suolo e della salvaguardia delle aree comunali non urbanizzate, … possono:

a) prevedere particolari misure di vantaggio volte a favorire il riuso e la riorganizzazione degli insediamenti residenziali e produttivi esistenti, rispetto alla concessione di aree non urbanizzate ai fini dei suddetti insediamenti;

b) prevedere opportuni strumenti e interventi per la conservazione e il ripristino del paesaggio rurale o forestale non urbanizzato di competenza dell’amministrazione comunale.

L’art. 7 della legge n. 10/2013, poi, prevede misure di salvaguardia per gli alberi monumentali, sia singoli che appartenenti a formazioni botaniche.

Cagliari e i cagliaritani hanno bisogno di alberi, non di ottuse motoseghe o di striminziti alberelli graditi solo alle parcelle dei progettisti”, chiude la nota afirma p. Gruppo d’Intervento Giuridico odv da Stefano Deliperi


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