Emanuela Corda (L’Alternativa c’è): “Si proibisca ai giudici amministrativi di preparare i candidati dei concorsi nelle scuole private”
Roma, 22 aprile – “I ritardi nei processi sono una falla pesante nel nostro Paese. Nel 2020 erano 22.600 i procedimenti pendenti al Consiglio di Stato, 135.400 quelli al Tar. Pensare che ci siano giudici che invece che portare avanti le questioni giuridiche in tribunale dedicano il loro tempo ad insegnare in università e scuole private non è più accettabile. Se il 24 luglio 2007 una circolare ha vietato tutto ciò, l’organo di autogoverno della giustizia ha abolito questo vincolo per i giudici amministrativi che si ritrovano ad avere incarichi di insegnamento nei concorsi pubblici per accedere alla magistratura amministrativa”. Sono le parole della deputata di L’Alternativa c’è, Emanuela Corda che ha presentato un’interrogazione.
“A queste docenze sono connessi guadagni ingenti che in qualche caso sono addirittura superiori allo stipendio percepito per l’attività istituzionale. Nel 2020 sono stati 170 gli incarichi esterni autorizzati per consiglieri di Stato e giudici del tar, di questi 87 per docenze in scuole e università private, che hanno fruttato compensi per più di 500.000 euro. Le stesse società che organizzano e gestiscono i corsi hanno talvolta bilanci da milioni di euro”, continua Corda.
“Tutto ciò comporta un intervento immediato, perché viene compromesso tra l’altro, il principio di trasparenza secondo il quale il magistrato non debba avere nessun legame con chi gestisce o è titolare di queste scuole. E invece assistiamo a un vorticoso intreccio di società ai limiti delle regole che fanno capo ai parenti più prossimi dei magistrati stessi.
Tutto ciò crea enorme imbarazzo tra l’altro tra i candidati, convinti ovviamente che ha più chance di passare il concorso chi paga un corso privato tenuto da un magistrato, che costa in media 2.500 euro, rispetto a chi non può permetterselo. Tra l’altro è alto il rischio di selezionare coloro che si sono allenati, sulle tracce d’esame, agli orientamenti dei magistrati che dovranno giudicarle e non necessariamente i migliori, con ricadute su tutto il sistema giudiziario. Mi auguro si rinnovi al più presto il divieto di questa pratica tra i giudici”.










