Sabato 15 Agosto, aggiornato alle 10:32

Enrico Daga che non ti aspetti, controcorrente: “proponiamo soluzioni non chiediamo elemosine, perche ora si rischia tutto”

Enrico Daga che non ti aspetti, controcorrente: “proponiamo soluzioni non chiediamo elemosine, perche ora si rischia tutto”

Questa volta prendiamo l’intervento di Enrico Daga, perché lo reputiamo denso di considerazioni che hanno una mira: vedere lontano. Daga è risaputo è un politico impegnato da tempo, a livello locale e non solo, ma il suo intervento queta volta è “tecnico”, fatto da chi, da operatore  e imprenditore commerciale in un settore oggi in grande sofferenza,  trova la lucidità per analizzare il momento, senza farsi accecare da facili entusiasmi. In controcorrente, pragmatico, perché è un coro tutto indirizzato alle riaperture, di locali bar e ristoranti, facendo finta di non sentire “odore funereo” che ci circonda, senza tenere nel debito conto che i contagi corrono con numeri davvero impressionanti. Senza tenere nel debito conto che il passato, di pochi giorni fa, qualcosa dovrebbe insegnarci, a noi sardi, passati nel giro di pochi giorni da bianchi a rossi, e abbiamo dovuto  ri-chiuderci tutti, in casa, tappati! Altro che ristoranti e bar! Un gioco dell’oca pazzesco! E ora che si apprende che al 26 Aprile c’è la rottura dei lacci e lacciuoli, andare in controcorrente dentro i proprio comparto,  è non solo coraggioso ma degno di considerazione meritevole di valutazione profonda, che la politica, quella che deve decidere, potrebbe fare proprio per avere lo straccio di una proposta alterativa sul tavolo, che no sia mera elemosina, che peraltro arriva a singhiozzo.

Ecco ilpost:

Sveglia per DIO!-  attacca Enrico Daga che prosegue “Sono contrario alla riapertura ubriaca, a singhiozzo, dei bar e ristoranti. Collega non incazzarti, leggi fino in fondo.

Sono sbigottito per il cedimento di Draghi a Salvini che strizza l’occhio agli aperturisti. Resto basito per la nostra scarsa capacità di negoziare soluzioni che vadano incontro alle esigenze di chi fa impresa nel settore senza apparire degli elemosinieri. Credo che restare indifferenti per l’apertura di bar e ristoranti dal 26 di aprile con quasi 400 morti al giorno e i contagi che diminuiscono di poco ma corrono comunque, in piena campagna di vaccinazione (che ahimè stenta a decollare), con solo un sesto di italiani vaccinati, sia colpevole.

Con l’81 per cento di italiani ancora da vaccinare, e con una media di 350 mila nuovi vaccini al giorno, forse serviva attendere almeno un altro mese per riaprire con maggiore fiducia e sicurezza.

In questo modo approssimativo si mette a rischio tutto, la Sardegna insegna. Il mio settore per contro è allo stremo, e non sarà una riapertura anticipata, in condizioni di incertezza come questo, con un altro rischio di ricaduta, a rimetterlo in sesto.  Non oso immaginare le polemiche, e soprattutto le responsabilità che ci verranno addossate, nel caso di aumento dei contagi: verremo considerati untori, ancor più di ora. Perché mettere a rischio tutto, per poco, per l’incapacità di guardare un po’ più avanti?

Quando dico di alzare lo sguardo, mi riferisco alla possibilità di caratterizzarci per una battaglia di responsabilità e fierezza, con al centro il bene primario della salute collettiva e contemporaneamente la salvezza delle nostre aziende. Mi direte: come si fa a coniugare le due cose?

È semplice.  Tenendo duro con un’altro mese di chiusure e contemporaneamente mantenendo alta l’attenzione sulla categoria dei Pubblici Esercizi con una sola preoccupazione: LA RIPARTENZA.

Una ripartenza sicura, certa, duratura. Come fare? Bastano 3 provvedimenti per salvare tutti, operatori, collaboratori, fornitori di tutta la filiera, e contemporaneamente abbassare la pressione delle piazze, altro che ristori! Eccoli:

1) riduzione dell’IVA dal 10 al 4% per i prossimi 5 anni.

2) credito d’imposta per gli affitti per i.prossimi 5 anni.

3) abbattimento del costo del lavoro del 50% per i prossimi 5 anni.

Con questi provvedimenti salviamo il settore del pubblici esercizi, restiamo sani, salviamo il turismo e diventiamo più competitivi nel mondo.

Altro che riaperture del c….o per far ritornare l’Italia in zona rossa. Siamo ancora in tempo per fermare questa giostra folle.  Se sei d’accordo con me condividi, fai girare perché la proposta di questi 3 banali provvedimenti giunga alle orecchie sorde di chi non sa cosa fare. Si firma Enrico Bachisio Daga Ristoratore


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