La campagna vaccinale, procede con accelerate e brusche frenate, e ora almeno due cose si possono dire.
Siamo un anno, dentro una pandemia e a vedere i dati riferiti a contagi, ricoveri e decessi, pare proprio che nulla sia cambiato. Numeri implacabili, che certificano che la guerra è tutt’altro che vinta contro la pandemia. Tutti hanno riposto nel vaccino la speranza della ripresa, ma con sequenza disarmante i vaccini sono sottoposti a verifiche per quello che possono provocare, e in qualcuno hanno provocato.
Prima Astrazeneca, ora J&J, bloccato e sottoposto a verifiche. Ha effetti collaterali da malattia rara letale.
La percezione è che questi vaccini arrivati sul mercato, con una velocità strabiliante, non siano stati sottoposti a verifica di tutti gli effetti collaterali. Di per se non è una grande notizia ma è degna di attenzione. Tutti i farmaci hanno effetti collaterali, basta leggere un bugiardino per provare terrore per quello che si assume, ma sul vaccino, pare che questo principio si sia sospeso. Tutta colpa della velocità, della rapidità di questi preparati con cui sono stati immessi sul mercato, con conseguenze, talune nefaste, che si stanno provando sulle persone. Tutto perché è passato il messaggio che i vaccini in termini assoluti, saranno la nostra salvezza, omettendo di dire i rischi che un vaccino “nuovo”si porta dentro. E’ il limite dell’informazione, che ha montato a dismisura le aspettative e al primo contrattempo, allerta al punto tale che moltissimi, a ragione, cominciano a temere, e rifiutano le somministrazioni. E si ricomincia daccapo,
Un caos informativo, uno stillicidio di notizie, che entrano nelle nostre case al sorgere del sole ed escono quando si spegne la luce a notte inoltrata. Affermazioni rilasciate da persone che non hanno titolo, se non una buona capacità oratoria nel divagare
E l’Italia dei chiaccheroni da tempo ha preso il posto dell’Italia che si fonda su medicina e dati scientifici. I guru della medicina, in materia, che imperversano in tv e sui media in genere, non riescono a tenere in piedi un ragionamento coerente, dalla mattina alla sera. Si sente a dismisura il termine “dovremmo”, “si potrebbe”, dando la percezione netta della confusione. Un vivere alla giornata senza un obiettivo certo. Un vivere ad elastico, dove l’unica cosa certa è che certezza non ce n’è.
Di certo c’è che la nostra società si è divisa fra assertori della prudenza e fautori di una libertà che ad oggi non può arrivare. Tutta colpa di numeri che riguardano la sostenibilità del nostro servizio sanitario. L’aumento dei contagi, dei ricoveri porta a una saturazione dei posti letto, arrivati a un certo punto, c’è un non ritorno, ed è qui che scatta la richiesta di chiusura. Ineccepibile dal punto di vista prettamente medico-scientifico. Ma è qui che le riflessioni si impongono: è tollerabile che si metta nel conto la morte certa di altre migliaia di persone? Come si po’ cercare di allentare le restrizioni, in modo tale che la ricerca perfezioni i vaccini e i protocolli medici per tenere sotto controllo un virus che non si eliminerà in una data certa?
Qui è il nocciolo del problema. Dobbiamo avere fiducia nelle istituzioni sanitarie deputate al controllo dei farmaci, la FDA e l’EMA, devono poter avere il tempo di valutare gli effetti collaterali segnalati, per stabilire eventuale fasce a rischio. Perché è il dato certo che dimostra a tutti che i sistemi di controllo in occidente funzionano come non avviene da altre parti.
Ma c’è bisogno da subito che si metta ordine al caos nel campo comunicativo. Siamo in presenza di una pandemia di termini, dove da un oltre un anno siamo dentro un talk show continuo, dove il virus è centrale, nel dibattito, e nessuno, ma proprio nessuno, ha la bacchetta magica per risolvere de mettere fine a una tragedia dai contorni tutti ancora da valutare.
E se a parlare di pandemia mettiamo politici, nani e ballerine, siamo tutti d’accordo che siamo rovinati in maniera irreversibile.
Da domani vorremmo che si parlasse, in termini profondi, di medicina territoriale, di possibilità di interventi domiciliari. La sconfitta del virus e il controllo di questa pandemia si fonda su due pilastri: vaccinazioni e cure domiciliari.
Se si comincia a parlare seriamente di questo, del perfezionamento dei protocolli medici, da poter eseguire a domicilio, con una rete di servizi che punti ad anticipare le ospedalizzazioni delle persone, abbiamo messo in piedi una strategia che ci consentirà graduatamente e con molta accortezza di allentare una chiusura totale che rischia di far esplodere una società, che difficilmente può sostenere ancora a lungo questo tipo di costrizione. La nostra salvezza, non passa attraverso la creazione di nuovi reparti Covid negli ospedali, ma creando sul territorio la rete di assistenza domiciliare, di cure che abbia l’obiettivo di prevenire la degenerazione della malattia. Con questo virus, dovremmo convivere al lungo, e la medicina territoriale è la nostra arma. Nella nostra regione siamo a buon punto nella rete ADI. Se mettiamo al centro un obiettivo strategico sanitario, che è quello di implementare i Servizi ora in capo ai Distretti Sanitari, con figure professionali di livello, in medicina specialistica, con virologi e pneumologi, forse apriremo una nuova frontiera nella lotta alla Pandemia, che deve avvenire nella case, non nei reparti ospedalieri, nei quali ricorrere solo in ultima ratio.









