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Il premier in pectore ha parlato di scuola, una scivolata l’ipotizzato recupero a Giugno

Il premier in pectore ha parlato di scuola, una scivolata l’ipotizzato recupero a Giugno

Il premier in pectore ha parlato di scuola.

Ha detto che, per recuperare i giorni persi, l’anno scolastico potrebbe essere allungato fino alla fine di giugno.

Una affermazione che sta facendo indiavolare gli insegnanti, tutti, di ogni ordine e grado.

Il competente principe, l’eccellenza per antonomasia, alla prima sortita, su un tema specifico, quello della scuola,  è scivolato. Una uscita azzardata, tutta intrisa di luoghi comuni: gli insegnanti e la scuola hanno perso tanti giorni di lezione. E non si vuole dire che gli insegnanti, secondo alcuni luoghi comuni , sono quelli che lavorano poco.

E la prima cosa che ci viene in mente e ricordare che le scuole NON hanno mai chiuso.

Le scuole del primo ciclo  svolgono le lezioni in presenza e quelle del secondo ciclo, alternano periodi i presenza con quali a distanza, oggi  svolgono una didattica mista.

Ma si ha idea cosa significa  per un insegnate la DAD? Di cosa abbia implicato in termini di dedizione, sacrifici e tempo speso

La scuola alla prima uscita si incendia. E si aspettano i distingua dei partiti dell’arco costituzionale tutti insieme addossati, a sostegno di uno sforzo verso un Governo a-politico che deve far emergere i migliori.

Se su un tema così specifico c’è stato un ruzzolone, non osiamo pensare cosa possa succedere quando si parlerà di medicina, di ambiente, di lavoro. Perché inutile tergiversare, l’attività amministrativa-politica dello Stato, non è fatta solo di conoscenze bancarie ed economiche, ma c’è dell’altro, ma tanto altro!

E allora per non essere tuttologi, con i rischi che ciò comporta, si faccia parlare di scuola chi ne sa, chi ha le competenze, compresa la conoscenza delle problematiche che la scuola ha dentro.

 

Il sapere da sempre, nell’Italia post repubblicana, è stato conservato in un fortino inespugnabile. A differenza di interi altri settori della nostra comunità,  invasi e pervasi dalla politica, che nomina, sceglie e sposta, in un vortice continuo nella scuola si procede pubblicamente per meriti, certificati da punteggi e crediti formativi. La scuola ha regole che, se le avessero altri comparti, come ad esempio la gestione della cosa pubblica, saremo da tempo a parlare di migliori, perché la scuola seleziona e forma. La scuola è bene che si sappia, non si è mai fermata. Attaccare la scuola, ipotizzando recuperi fantasiosi  a Giugno spingendosi anche  Luglio, denota uno scarso rispetto per il lavoro di tutto il corpo docente che in Italia, per resistenza, e senso di appartenenza, è secondo solo agli operatori sanitari, e neanche minimamente paragonabile al lavoro dei pubblici dipendenti in smart working.

La scuola non va attaccata, la scuola va difesa, e per la scuola bisogna fare investimenti massicci, per creare ambienti salubri, aerati e condizionati, come si conviene a uno stato moderno. Noi abbiamo solo scuole vecchie, decadenti, con spazi pensati in altri tempi. Oggi c’è bisogno non solo di fare ponti sul mare, strade fra i monti e valli, e linee  ferroviarie, c’è bisogno di investire nella cultura, perchè i capisaldi della nostra ripresa passano attraverso tre direttrici fondamentali: scuola, sanità e ambiente.


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